lunedì, Novembre 11

#TransformingAfrica2019: arriva l’economia digitale, ma sarà proprio per tutti? Rwanda, Mali, Kenya e Senegal puntano a una quarta rivoluzione tutta giocata sul digitale; molti gli ostacoli, a partire dalla necessità di forti investimenti esteri

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I governi africani devono concentrare i loro sforzi per costruire proficue collaborazioni con l’industria e il settore privato per reperire gli investimenti necessari ad assicurare una connessione internet a prezzi abbordabili per tutta la popolazione. L’accesso per tutti è la condizione indispensabile affinché i cittadini possano trarre profitto dall’imminente lancio dell’economia numerica. Questa la direzione strategica per l’Africa promossa da Kenya, Mali e Rwanda durante il Quinto Summit  Trasnforming Africa dedicato all’economia digitale africana tenutosi a Kigali dal 14 al 17 maggio. Al summit hanno partecipato 4.000 delegati tra dirigenti di imprese, governi, organizzazioni internazionali, associazioni e società civili di vari Paesi.

La proposta di rendere internet accessibile alla popolazione deve essere attuata, secondo gli intervenuti, grazie ad una sostanziale riduzione delle tariffe di abbonamento e un massiccio upgrade delle infrastrutture e linee di diffusione, tramite l’estensione in Africa del network di fibre ottiche e altre tecnologie alternative per assicurare le comunicazioni. Questi obiettivi necessitano di ingenti finanziamenti, possibili solo dalla collaborazione tra governi e privati.

L’accesso di massa ad internet aumenterà le possibilità dell’economia digitale, creando nuovi posti di lavoro e contribuendo a diminuire la disoccupazione giovanile del continente. La percentuale media di giovani disoccupati africani per singolo Paese di età tra i 18 e i 30 anni si aggira attorno al 60% con punte del 90% in Paesi instabili quali Congo, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Somalia.

Il Presidente ruandese Paul Kagame ha sottolineato l’importanza di un protocollo continentale dell’economia digitale da affiancare al protocollo di mercato unico africano che stenta a raggiungere il minimo di 22 Paesi africani firmatari per la sua messa in opera. Secondo il Presidente keniota Uhuru Kenyatta l’economia digitale e Internet possono offrire inaspettati guadagni ai cittadini e contribuire sensibilmente allo sviluppo socio-economico dei singoli Paesi africani.

Il Presidente Kenyatta ha sottolineato gli sforzi compiuti dal Governo per dotare le scuole pubbliche di mezzi informatici e connessione internet e, contemporaneamente, modificare i programmi scolastici, formando i docenti per ottenere le necessarie competenze di insegnamento adattate all’era digitale.
Il Presidente maliano Ibrahim Boubakar Keita ha dichiarato la determinazione del suo Governo a diffondere l’accesso internet alla popolazione e avviare l’economia digitale. Promessa assai ardua da mantenere, visto che il Mali non riesce ad uscire dalla crisi politica e dai conflitti a bassa intensità iniziati nel 2012. Grandi territori al nord del Paese sono ancora sotto controllo dei gruppi islamici, e la minaccia terroristica incombe su tutto il Mali.  

In supporto al summit di Kigali, il Presidente Paul Kagame ha partecipato, assieme al Presidente senegalese, Macky Sall, al Salone Viva Technology a Parigi, conclusosi nel fine settimana. VivaTech è l’appuntamento annuale di tutti i leader mondiali della innovazione tecnologica. Nella edizione del 2018 ha attirato 100.000 visitatori tra governi, aziende di startups giovanile, bancari, investitori, ingegneri telematici, professori, ricercatori e studenti universitari e Media provenienti da tutto il mondo. VivaTech è lo spazio preferito per promuovere nuove tecnologie e sperimenti di produzione industriale robotizzata.

Rwanda e Senegal intendono sviluppare l’economia digitale e non risparmiano sforzi e finanziamenti. Nel 2018 il Rwanda ha raggiunto il 29simo posto nella classifica dei Paesi che nel mondo stanno introducendo l’Industria 4.0, trasformandolo nel primo Paese africano degno di attirare l’attenzione e gli investimenti delle multinazionali del web e quelle di alta tecnologia. Gli start-up tecnologici avviati in Rwanda nel 2018 ammontano a 19 milioni di dollari, 8 milioni in più rispetto all’Etiopia. L’espansione delle fibre ottiche su tutto il territorio nazionale ha facilitato il boom delle aziende tecnologiche, sia nazionali che internazionali.

Il Presidente Kagame ha lanciato l’ambizioso progetto Kigali Innovation City, un quartiere nella capitale ruandese dedicato esclusivamente alle nuove tecnologie, con laboratori di sperimentazioni aperti alle università e alle imprese nazionali, regionali e mondiali. Il finanziamento del progetto è stimato a 400 milioni di dollari, secondo il Ministero del Commercio.

In Senegal, il Governo si è prefissato  l’obiettivo di raggiungere il 10% del PIL nazionale composto da aziende legate all’economia digitale. Si sta attivando un meccanismo statale di finanziamenti per le imprese che vogliono avviare attività dell’Industria 4.0 e per aumentare la copertura di fibre ottiche nel Paese. Particolare attenzione è data all’educazione digitale presso le scuole pubbliche. Il Presidente Macky Sall è consapevole che deve anche agire sul costo degli  accessi internet. «Il costo di Internet in Africa è il più elevato al mondo, escludendo una considerevole percentuale della popolazione al diritto all’informazione e alle possibilità di accedere all’economia digitale. Occorre investire sul rafforzamento delle tecnologie esistenti e individuarne delle alternative, attirando gli investimenti stranieri al fine di abbassare il costo di connessione e assicurare una copertura nazionale del segnale per giungere alla connessione universale in Senegal».

I Paesi promotori dell’economia digitale, Kenya, Mali, Rwanda e Senegal, intendono attirare investimenti internazionali per rendere universale l’accesso ad internet e avviare l’Industria 4.0, legata alla quarta rivoluzione industriale.

Non mancano le storie di successo che evidenziano il corretto indirizzo delle scelte economiche di questi Paesi africani pionieri della quarta rivoluzione industriale. Basti pensare per esempio al successo avuto di Jumia, una sorta di Amazon africana, ideata da quattro giovani nigeriani. Jumia in pochi anni si è imposta come la piattaforma di e-commerce più seguita in Africa, recentemente quotata nella borsa di New York.

L’Industria 4.0 è destinata a rivoluzionare i mezzi di produzione di beni, il mondo del lavoro e i rapporti tra aziende e consumatori. Questa economia si base sulla raccolta e lo sfruttamento dei dati disponibili in rete, per orientare i settori economici e le vendite; l’introduzione progressiva di macchine e interfacce informatiche in supporto ai lavoratori; l’introduzione di nuove tecnologie di produzione quali le stampe 3D e robot industriali.

Per lanciare la quarta rivoluzione industriale, i Paesi africani devono affrontare una serie di sfide non di poco conto. Occorre assicurare ingenti investimenti per l’industria e la ricerca attirando capitali esteri. Occorre stanziare fondi statali per favorire le nuove imprese High Tech e aiutarle nella loro crescita. Definire, a livello continentale, regolamenti e criteri di azione tra governi in materia di economia diglitale. Migliorare e ampliare le infrastrutture di rete e diffondere tra la popolazione conoscenze approfondite sull’Industria 4.0. Assicurare la tutela della privacy e la sicurezza cibernetica.

Una volta avviata l’economia digitale non basterà lasciare che il mercato si regoli autonomamente, è chiara la natura anarchica dell’e-commerce e della produzione digitale. Il suo spazio fisico di azione assai indefinito sulla rete facilita anche l’evasione fiscale. Occorre ideare sistemi complessi di regolamentazione del mercato che interagiscono con la produzione e la vendita online. Occorre anche ristrutturare i sistemi fiscali nazionali, in modo che siano in grado di imporre il cyber-fisco con controlli in tempo reale, onde evitare l’evasione fiscale. Infine, senza raggiungere l’efficienza energetica i Paesi africani non potranno mai accedere alla quarta rivoluzione industriale.

Attualmente nessun Paese africano può assicurare una copertura energetica nazionale superiore al 50%. Vari progetti sono in atto che coinvolgono la costruzione di dighe, centrali geotermiche, solari ed eoliche. Si sta pensando anche di rivolgersi alle centrali nucleari e di creare un network di scambio energetico a livello continentale. Fin quando questi progetti non saranno realizzati la carenza energetica continuerà a persistere in Africa. Per raggiungere questi obiettivi occorre attrarre l’interesse degli investitori nel settore energetico africano, superando  i principali ostacoli della diffusione energetica nazionale: la mancanza della disponibilità finanziaria e gli alti costi e rischi relativi ai progetti che attualmente non agevolano gli investimenti privati.

Diversi economisti africani non condividono entusiasmo e prospettive dei Presidenti del Rwanda, Mali, Kenya e Senegal, ponendosi la domanda: ‘Come è possibile avviare in Africa la quarta rivoluzione saltando di pari passo la rivoluzione industriale classica?’. Secondo questi esperti, l’Africa prima di pensare all’economia digitale deve avviare la rivoluzione industriale per creare un forte ‘Made in Africa’ e un rafforzamento degli scambi commerciali nel continente, che saranno la base anche dell’e-commerce. Occorre anche risolvere i cronici problemi di educazione e sanità in quanto l’industria classica e ancor di più quella digitale, necessitano di mano d’opera istruita e in buona salute.

Secondo il parere di questi economisti è possibile avviare l’economia digitale saltando la rivoluzione industriale solo in pochi Paesi che hanno una popolazione e un territorio ridotti, nessun sbocco al mare e soffrono di carenza di risorse naturali. Tra essi il Rwanda. Alla maggioranza dei Paesi africani si consiglia di avviare prima la rivoluzione industriale, tramite il supporto dei Paesi BRICS, e successivamente la rivoluzione digitale. Di diverso parere il Presidente senegalese. «L’Africa ha perso il treno della rivoluzione industriale e ora non deve perdere il treno della rivoluzione digitale»,  ha affermato il Macky Sall al Salone VivaTech di Parigi.

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