martedì, Novembre 12

Traffico di orfani: la nuova forma di schiavitù moderna Gli orfanotrofi che reclutano i bambini per incrementare le donazioni, ne parliamo con l’avvocato Kate van Doore

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L’Australia il 29 novembre è diventata il primo Paese al mondo ad indicare come nuova forma di schiavitù moderna il trattamento che molti bambini ancora nel 2018 ricevono all’interno di diversi orfanotrofi nei Paesi più poveri della terra.
La legge, approvata a fine novembre, è il Modern Slavery Bill, nata dal principio secondo il quale molti bambini che abitano negli orfanotrofi in realtà avrebbero una famiglia e sarebbero costretti a vivere in condizione di povertà per attirare gli aiuti e i finanziamenti dei donatori. Un business che pesa sulle spalle di bambini innocenti e famiglie che decidono di mandare i propri figli a vivere negli orfanotrofi con la convinzione di potergli, garantire in questo modo una maggiore istruzione e una migliore qualità della vita. Quanto ci sia di vero in questa convinzione è però tutto da vedere.

Chloe Setter, esperto di schiavitù della Lumos, un ente di beneficenza fondato dall’autrice dei romanzi di ‘Harry Potter’, Joanne Rowling, nel corso della Trust Conference ha dichiarato: «Alcuni orfanotrofi reclutano bambini per incrementare le donazioni e sfruttano la buona volontà di donatori e volontari». Nel corso della stessa conferenza alcuni esperti hanno dichiarato che per finanziare gli orfanotrofi, i ‘trafficanti’ e responsabili di queste strutture, ingannano le famiglie più povere promettendogli che i loro figli in questi istituti potranno ricevere un’istruzione e cure sanitarie.
Secondo i dati di Lumos, degli 8 milioni di bambini che vivono ancora negli orfanotrofi in tutto il mondo, circa l’80% non sono davvero orfani. Setter sostiene che le istituzioni, anche quelle ben gestite, sono state e continuano ad essere seriamente dannose per la salute e lo sviluppo dei bambini. Individui, governi, aziende, associazioni di beneficenza e organizzazioni religiose che donano agli orfanotrofi, e i turisti che li visitano o si offrono come volontari, stanno contribuendo ad una forma dannosa di assistenza e rischiano di alimentare il traffico di esseri umani. «Questa è una forma di sfruttamento che viene esacerbata da brave persone che vogliono fare cose buone», ha affermato. «I bambini hanno bisogno delle famiglie, non delle istituzioni». 

Nel 2017, il Governo cambogiano e l’UNICEF hanno condotto un’indagine che ha dimostrato che nei 406 orfanotrofi presenti in Cambogia, la maggior parte dei 16.579 bambini avrebbe avuto ancora almeno un genitore in vita. Dal 2005 al 2015 si è stimato che il numero degli orfanotrofi è aumentato del 60% e i bambini al loro interno sono aumentati dell’80%, tutto ciò è accaduto nonostante il numero degli orfani sia sempre più diminuito nel corso di questi 10 anni.  
Una situazione analoga si è manifestata anche ad Haiti, dove dopo il terremoto del 2010 il numero degli orfanotrofi è cresciuto del 150%. Il Governo del Paese ritiene che l’80% dei 30 mila bambini che vivono nei 750 orfanotrofi haitiani, abbia almeno un genitore in vita.
In un’intervista al ‘CNN’, la direttrice di Lumos racconta passo passo come avvengono le reclute delle famiglie e come vivono i bambini all’interno degli orfanotrofi. Ci sono coloro che sono chiamati ‘i cercatori di bambini’: delle figure che hanno il compito di individuare, nei Paesi più poveri o colpiti da calamità naturali, quali alluvioni o terremoti, famiglie che avrebbero bisogno di un sostentamento economico, i ‘cercatori’ devono convincerle a mandare i loro bambini a vivere negli orfanotrofi in modo da garantirgli un futuro migliore. La direttrice racconta di come una volta, arrivati all’interno degli istituti, ai bambini viene cambiato il nome e sono costretti a fingere di essere orfani in modo da ricevere gli aiuti finanziari dei volontari.

Nel corso di una conferenza sul tema organizzata dalla Thomson Reuters Foundation, l’avvocato Kate van Doore ha raccontato una sua personale esperienza in Uganda, quando nel corso di una visita ad un orfanotrofio un bambino le si avvicinò per chiederle se poteva tornare a casa, e le confessò di avere una famiglia e di portare un nome diverso da quello che gli avevano assegnato. Già nel 2017, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America aveva definito lo sfruttamento degli orfani in alcuni Paesi del mondo come una forma di schiavitù.

Ma questo degli orfanotrofi non è il primo caso in cui i bambini rappresentano per i trafficanti di esseri umani un target ideale. La nuova relazione sulla tratta di esseri umani del 2018 mostra come sempre più spesso, in diversi Paesi del mondo, i bambini siano protagonisti di sfruttamenti e abusi che incidono in modo determinante sulla loro crescita. La relazione mostra come in Burkina Faso i bambini vengono mandati in Costa d’Avorio, Mali e Niger e costretti al lavoro forzato o alla prostituzione; in Burundi le ragazze orfane sono sfruttate dalla prostituzione; in eSwatini le ragazze, in particolare orfane, sono sottoposte a traffico sessuale e alla servitù domestica; in Lituania la maggior parte del 4000 ragazzi e ragazze che vivono in circa 90 orfanotrofi sono soggetti a sfruttamento minorile; cose simili accadono in Paesi come Malesia, Romania, Moldova, Sud Sudan e Ucraina. Lo sfruttamento degli orfani rappresenta una vera e propria forma di schiavitù moderna, per comprendere meglio cosa cambierà con l’introduzione del nuovo Modern Slavery Act e come si sta muovendo la comunità internazionale per sconfiggere questo fenomeno, abbiamo intervistato l’avvocato Kate van Doore.

 

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America già nel 2017 ha definito lo sfruttamento degli orfani in alcuni Paesi del mondo come una forma di schiavitù. È davvero così?

La relazione sul traffico di persone nel 2018 includeva una sezione di interesse speciale sull’istituzionalizzazione e il traffico di minori e veniva riconosciuto il legame tra orfanotrofi o istituti di assistenza residenziale e la tratta di bambini. I bambini vengono ‘trafficati’ sia dentro che fuori dagli orfanotrofi. Laddove i bambini vengono ‘trafficati’ negli orfanotrofi a fini di sfruttamento e profitto, si può dire che è una vera e propria forma di schiavitù moderna.

Quali sono i Paesi nei quali questo fenomeno è più presente?

Il traffico degli orfani avviene in tutto il Sud-est asiatico, nell’Asia meridionale, nel continente africano, in Sud America e nei Caraibi.

La legge approvata in Australia riuscirà a combattere questo fenomeno? Attraverso quali mezzi?

Con il nuovo Modern Slavery Act in Australia è la prima volta che un Governo riconosce il problema. La nuova legge richiederà l’impiego di entità che adempiranno all’obbligo di segnalare possibili rischi di traffico di orfani. In più dovranno indicare le modalità con le quali stanno mitigando e affrontando tale rischio. Questo è un buon primo passo, ma da solo non basterà a  combattere il traffico di bambini all’interno degli orfanotrofi. Per fare ciò è necessario introdurre una regolamentazione più ampia.

Negli altri Paesi in cui è presente questo problema, quali misure dovrebbero essere prese?

I Paesi in cui è presente il traffico degli orfani dovrebbero assicurarsi che questo tipo di azione venga riconosciuta come un atto criminale, e dovrebbero intraprendere azioni penali laddove i responsabili vengono scoperti. Troppo spesso questo, viene trattato come un problema riguardante la protezione dei minori e non come un vero e proprio crimine. Ciò significa che spesso i direttori di orfanotrofi che trafficano bambini non vanno incontro a sanzioni penali.

Perché questi bambini vivono negli orfanotrofi se hanno una famiglia?

Il motivo principale per cui i bambini sono negli orfanotrofi è la povertà e il desiderio del genitore di dare al proprio bambino una buona istruzione. Gli orfanotrofi offrono spesso ila prospettiva di un’educazione per i bambini che funge da incentivo per i genitori a mandare i propri figli all’orfanotrofio. Tuttavia, i danni dell’istituzionalizzazione superano di gran lunga qualsiasi beneficio che potrebbe dare una potenziale istruzione, e la povertà non dovrebbe mai essere la ragione per la quale un bambino viene inserito in un orfanotrofio. Costa 6-10 volte di meno crescere un figlio tenendolo all’interno della propria famiglia, piuttosto che mandarlo a vivere in un orfanotrofio.

In quali condizioni vivono questi bambini negli orfanotrofi?

Alcuni bambini negli orfanotrofi vivono in uno stato di povertà per quanto riguarda il cibo e cure mediche inadeguate. Questo serve al fine di ottenere maggiori donazioni da parte di volontari e finanziatori. Altri bambini vengono tenuti in condizioni migliori, ma restando pur sempre separati dalla loro famiglia. I danni di mandare i propri  bambini a vivere negli orfanotrofi sono studiati da oltre 60 anni e ci sono le prove che dimostrano che l’istituzionalizzazione danneggia i bambini. Gli orfanotrofi dovrebbero essere utilizzati solo per un breve periodo di tempo, nel quale contemporaneamente si dovrebbe provvedere ad altre cure e altre soluzioni per il sostentamento di questi bambini.

C’è una convivenza da parte della famiglia? Quanto spesso i genitori vedono i loro figli?

Molti genitori non vedono affatto i propri figli dopo che vengono ammessi o trasferiti in un orfanotrofio. Altri sono autorizzati a vedere i loro figli solo durante le vacanze. Ci sono molte storie di genitori ai quali è stato negato il diritto di vedere i propri figli dopo che sono stati portati all’orfanotrofio, in quanto il ricongiungimento con la famiglia potrebbe portare i volontari a non fare più donazioni, in quanto si potrebbero rendere conto che i bambini non sono davvero orfani.

Le famiglie di questi bambini hanno un vantaggio economico nel portare i loro figli agli orfanotrofi?

Di solito no, è abbastanza raro. Ci sono state poche storie di genitori che guadagnano finanziariamente nel mandare i loro figli a vivere in un orfanotrofio. Di solito, è l’orfanotrofio che trae profitto nell’avere i figli in residenza, motivo per cui si continuano a reclutare bambini negli orfanotrofi. Più bambini hanno, più fondi possono ottenere.

A livello di diritto internazionale, che cosa si sta facendo per risolvere questo problema?

Questo problema oggi viene riconosciuto come una forma di tratta di esseri umani secondo il diritto internazionale. Ciò dovrebbe fornire una base di partenza comune a tutti i Paesi per affrontare il problema in modo coerente.

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