mercoledì, Luglio 24

Traffico di droga tra la ‘Ndrangheta e l’Isis A Gioia Tauro sono stati sequestrati parecchi quantitativi di tramadolo, una sostanza stupefacente

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La sezione Antiterrorismo della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, in seguito a indagini svolte dai finanzieri del Comando provinciale in collaborazione con l’Ufficio antifrode della Dogana di Gioia Tauro, ha sequestrato, in queste ore, 24 milioni di pillole della cosiddetta ‘droga del combattente’, per un valore di 50 milioni di euro, segnando una battuta d’arresto al traffico di droga illecito.

Il carico di tramadolo, sostanza oppiacea sintetica utilizzata negli scenari di guerra mediorientali, proveniva dall’India ed era diretto in Libia.

Secondo ‘the United Nations Office on Drugs and Crime’ (Ufficio delle Nazioni Unite sulle droghe e il crimine), esistono alcune lacune nelle leggi che regolano l’industria farmaceutica dell’India, che permettono così di esportare facilmente i farmaci, come il Tramadolo, e consegnarli ai produttori che alimentano il mercato nero.

L’allarme è stato dato dal II gruppo della Guardia di Finanza di Genova che nell’ambito di un’operazione, avvenuta lo scorso maggio, aveva effettuato un analogo sequestro. L’operazione si è avvalsa della collaborazione della D.E.A. americana e della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, presso il Ministero dell’Interno, e del supporto del Comando Generale della Guardia di Finanza.

Grazie alle loro indagini è stato scoperto che il traffico di tramadolo sarebbe gestito, molto probabilmente, dall’ISIS per finanziare le attività terroristiche dell’organizzazione e per impiegare parte dei ricavati, derivanti dalla vendita della sostanza, nella sovvenzione dei gruppi estremisti operanti in Libia, in Siria e in Iraq.

Il tramadolo, che in Italia può essere venduto solo con prescrizione medica, è un oppiode sintetico e il suo principio attivo è contenuto in molti farmaci antidolorifici. Il farmaco può svolgere diverse funzioni. Solitamente, viene utilizzato per anestetizzare dolori cronici acuti o per stati depressivi avanzati, ma può essere anche assunto per aumentare la resistenza fisica e per indurre uno stato di alterazione delle proprie percezioni.

Esso, infatti, genera una sensazione euforica che permette ai miliziani di affrontare i combattimenti con minore paura e con uno spirito di incoscienza.

«Sei sempre sveglio. Non hai problemi, non pensi nemmeno a dormire, non pensi di lasciare il checkpoint», ha detto un ribelle siriano alla BBC, «Questa sostanza ti dà grande coraggio e potere».

A causa di ciò, il tramadolo viene chiamata ‘droga del combattente’ e prove del suo impiego sono state trovate nella Striscia di Gaza, dove sarebbe stato usato dai kamikaze, in Nigeria tra le bande di Boko Haram e in alcuni covi terroristici d’Europa (Francia e Grecia).

Il farmaco è stato prodotto, alla fine degli anni ’70, dall’industria farmaceutica tedesca ‘Grunenthal Gmbh’ ed è stato introdotto sul mercato con il nome di Tramal.

Rispetto alla maggior parte degli oppioidi, il tramadolo non è una sostanza controllata in molti Stati. Infatti, in certi Paesi del mondo, è disponibile come farmaco da banco, anche se la Svezia ha scelto, nel maggio del 2008, di inserire il medicinale nella lista delle sostanze da controllare. Ciò significa che il tramadolo è classificato come se fosse uno stupefacente.

A questo proposito, è interessante capire la rotta che il farmaco ha percorso per giungere in Italia e come si è arrivati a gestire il traffico illegale di questa droga. Il carico di pasticche giunge prima in Nord Africa e poi arriva in Italia, perché i porti d’Europa che imbarcano merci destinate alla Libia finora sono stati due: Genova e Castellon de la Plana, in Spagna. Oggi si è aggiunto anche il porto di Gioia Tauro, in Calabria.

In seguito, a causa della mancanza di controlli, dalla Libia il carico giunge in Egitto. Se invece la destinazione finale è la Siria, il porto di transito è il Pireo, dove l’anno scorso sono stati sequestrati 26 milioni di pasticche.

Solo una parte del Tramadolo, però, è destinata al campo di battaglia, dato che la maggior parte della droga finisce nelle strade di tutto il Medio Oriente, al di fuori quindi dei territori controllati dallo Stato Islamico. Una pastiglia costa 5 dollari ed è molto più economica di una dose di eroina, tanto da diventare la droga di tutti coloro che non vogliono provare dolore e sofferenza fisica. Con il vantaggio che in molti Paesi del Medio Oriente, a differenza degli stupefacenti che sono in genere proibiti, il tramadolo non è illegale.

Per questo motivo, gli oppiacei sintetici hanno iniziato a rappresentare una minaccia crescente sia negli Stati Uniti che in Europa. Tra questi, proprio il tramadolo, è già stato sequestrato in ben 12 Paesi, perché è una droga che può circolare liberamente e che costa pochissimo.

Secondo gli inquirenti, questo rappresenta un mercato in ascesa e i consumatori abituali potrebbero, senza saperlo, assumere droghe provenienti dall’Isis, che negli ultimi anni, ha consolidato i suoi rapporti con diverse organizzazioni criminali italiane, tra cui la calabrese ‘Ndrangheta e la Camorra napoletana.

Il commercio illegale di questa droga avviene per un semplice motivo. Le fonti di reddito dello Stato Islamico stanno scarseggiando e i proventi ricavati dall’estrazione del petrolio e del gas, dalla tassazione delle popolazioni locali, presenti nei territori controllati, e il denaro guadagnato dal fosfato e dal cemento, sembrano non essere più così sufficienti per promuovere le attività dell’organizzazione terroristica. Probabilmente, ciò costringerà il gruppo a cercare nuove fonti di reddito per raccogliere fondi e il traffico di droga potrebbe essere una di queste.

Già nel mese di settembre, il ‘New York Times‘ aveva riportato la notizia di un nuovo traffico di stupefacenti che coinvolgeva la rotta che collegava la Sicilia alla Libia, zona presieduta dai gruppi armati dello Stato islamico, e questo ci fa capire come i vari attori si erano già mossi anzitempo.

Il ‘Global Initiative Against Transnational Organized Crime‘, un’ente non governativo che si dedica allo studio della criminalità organizzata, ha stimato, inoltre, che il mercato della droga potrebbe valere all’incirca 1,39 miliardi di dollari.

Un mercato, quindi, assolutamente conveniente per l’Isis che ha la necessità di finanziare i viaggi dei combattenti stranieri, di pianificare gli attacchi terroristici, servendosi di armi, veicoli e telefoni cellulari, e di continuare a detenere il potere in tutto l’Occidente.

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