martedì, Novembre 12

Tra le palle che girano e le braccia che cadono … sogno governo balneare Salvini ha le sue pretese, gli stellini stanno sbracando su tutto in nome del potere a Di Maio e Casaleggio e perdono voti a vista d’occhio … perché non un bel governo balneare che si prende le maledizioni per i sacrifici che imporrà, e poi via alle elezioni?

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No.
Proprio no.
Ho sbagliato, chiedo scusa.
Mi era sembrato di vedere oggetti sferiformi in giro (leggasi palle), di sfuggita, in penombra, lontani.
Ma mi sbagliavo.

Sorvolo sul concentrato Danilo Toninelli, in prima fila nella lotta demenziale su: porto di Venezia sì, porto di Venezia no, canale della Giudecca sì, canale della Giudecca no. E così via. Non capire che è pura provocazione e totale indifferenza all’interesse comune (e non parlo solo di Matteo Salvini!) è impossibile, naturalmente la mala fede è altra cosa. L’incidente della nave a Venezia dell’altro giorno è solo la, anzi, una punta prevista di una situazione assurda: faccia, o meno, bene, o faccia, o meno, male alla laguna, un mostro di quel genere è se non altro un disastro dal punto di vista estetico, distrugge la bellezza di un posto unico al mondo con quella orrenda montagna, ne frantuma il meraviglioso equilibrio, ne danneggia irreversibilmente il delicatissimo fondale, come dimostrato a iosa da studi del CNR … sì, dottori Salvini, Toninelli, Di Maio, sì, professoroni noiosi. Forse, però, soddisfa qualche turista imbecille su quelle navi che si sente come Gulliver con i lillipuziani (va bene, Toninelli, salti non sa di che si tratta, non fa nulla anche quei ‘turisti’ non lo sanno), ma certamente offende chi si trova nella Piazza più bella del mondo e oltre a dover scansare piccioni, borseggiatori e postulanti vari, oltre a dover pagare l’equivalente di un buon appartamento per un caffè, si vede sovrastato all’improvviso da quei cosi orrendi e minacciosi … e sì, perché quelle navi, con piscine e pareti da scalare, diciamocelo tra di noi, sono orribili a vedersi! Oltre ad essere completamente inutili. C’è una sola soluzione, cari Toninelli, Salvini e Zaia, tenere quelle navi fuori dal porto e portare i turisti in città, come ci vanno i veneziani.
Ma figuriamoci, dietro i vari Zaia & co. ci sono i loro amici, che sulla devastazione di ondate quotidiane di 4.000turisti’ a mangiare ‘panini’ e bere schifezze varie e lordare la città, ci campano e non vogliono rinunciarci; poi si mettono i tornelli, si fanno i convegni per discutere di limitare e razionalizzare gli accessi alla città … i convegni, appunto.

Ma avevo iniziato dalle palle ed è bene tornarci. L’altro giorno, avevo detto che ne avevo intravisto, anzi, che il bel Giuseppe Conte, pocchette inclusa, aveva detto chiaro che non avrebbe accettato ulteriori litigi e tentativi di prevaricazione. Sì, è vero, non aveva detto proprio così, non aveva usato queste parole, ma era legittimo leggere così le sue parole. E oggi? Oggi chiede trepido alla Lega di moderare i toni, di ridurre le pretese; oggi si sente concedere quindici giorni per obbedire. E che fa? Niente; chiede (avete letto bene: ‘chiede’) alla Lega di rinunciare alla assurdità della sospensione del codice degli appalti, e chiede (avete letto bene: ‘chiede’) di fare un passo indietro. Insomma, chiede. Anzi no, non solo: chiede, masi smarca’, come si dice negli ambienti politici che frequenta, e dice ‘io non c’entro nulla con gli stellini, non sono uno stellino io’. Vero? E allora che sei, che ci fai lì, ma davvero vuoi farci credere che pensi di esser lì per la tua autorevolezza e cultura o per le tue pochette?

Comunque, lo stellino capo telefona, umile, all’orco capo e … tutto va di nuovo bene?

In realtà, le palle le ha tirate fuori qualcun altro, con discrezione ma, notate bene, con fermezza. Parlo di Sergio Mattarella, che ha tagliato brutalmente il gioco al massacro sfuggito interamente dalle mani dei due (o forse tre) litiganti: Salvini, ormai preso dalla frenesia di potenza e di volontà di comandare, cuiscappanoparole e proposte che sa essere irrealizzabili e quindi ha bisogno che qualcuno o qualcosa lo obblighia rallentare per non perderci la faccia; Di Maio, lui senza faccia, completamente groggy, incapace di agire, sconfitto, alle prese con le faide interne dei peones disperati, ma, da quel bambino che è, incapace di fare l’unica cosa seria e nell’interesse di tutti, andarsene e lasciare ad altri il compito (anche se si deve riconoscere che un ‘altro’ non c’è) e quindi viene chiamato da papà Mattarella -quello che voleva sottoporre a ‘impeachment’- che glispiegache deve cedere, arrendersi, cercare di trattare un po’, ma non più di tanto, che dietro di loro c’è un intero Paese che rischia di affogare. Sta per arrivare la stangata dalla UE, anzi, è arrivata.

È evidente che, dolcemente come è suo abito, Mattarella ha spiegato a lui (e all’altro, abilmente ‘fuori sede’) che così si va alle elezioni, che a Di Maio (attaccato come una cozza al potere) non vanno proprio, mentre a Salvini forse sì se gli evitano di dovere fare la manovra di bilancio.

E così si spiega la telefonata, di pacificazione, di embrassons nous. Poi va al Ministero e, siccome deve fare vedere che è sempre forte e grande, insulta quelli della Whirlpool, che meritano altro che quello, ma non da lui, che dice che non gli dà più i soldi promessi, anzi, si riprende quelli che già gli ha datocosa invero un po’ difficile, ma l’importante è dirla.

E si spiega anche il perché dellanotiziadella disponibilità della UE a dare più soldi per il TAV: disinnesca un’altra mina e permette a Salvini di fare la parte del vincitore e a Di Maio di balbettare che ora i costi sono diminuiti e i benefici aumentati.
Poi si andrà a depotenziare il codice degli appalti (cioè si faciliteranno gli imbrogli) per poter millantare che si rilancia l’economia, dimenticando di dire che, benché depotenziato e Corte Costituzionale e Cassazione permettendo, prima che produca anche il 2% dell’effetto sperato occorrerà, bene che vada, un anno!

La domanda da porsi, però, è ora che succede? Salvini non ha certamente rinunciato alle sue pretese e, ora vuole altro, ben altro oltre la sterilizzazione delle norme sugli appalti: insomma la vecchia solita Lega che non ama lo Stato, non ama le tasse.
E quindi, si dice, un bel condono, bello grande e tutto concordato con gli stellini. Niente corse da Vespa a gridare alla manina. Ora lo si fa davvero il condono, e così, forse, una volta di più si cerca di rinviare la resa dei conti con l’Europa, e tanto peggio se passa l’idea che in questo Paese meglio sempre non pagare, meglio sempre truffare, tanto prima o poi un condono arriva sempre e i furbi se la cavano.

Francamente non so se e quanto potrà durare. Gli stellini stanno sbracando su tutto in nome del potere a Di Maio e Casaleggio (come mai non si è sentito in questi giorni?), ma perdono voti a vista d’occhio: potranno rinunciare ai loro cavalli di battaglia, il TAV, i condoni, la corruzione? E potranno poi (e qui la domanda se la pone anche Salvini, penso) affrontare una manovra dura, anche col condono?

Ma no, via, cosa credete? Il giovane Di Maio ha risolto lui il problema: il disavanzo d bilancio è colpa del PD. Molti Paesi fanno disavanzo, perché mai solo a noi impongono di non farne? Anzi, rinfrancato dagli incitamenti di Mattarella, che evidentemente non ha compreso, dice stentoreo: «Lasciatemi dire che come sento parlare di doveri, mi piacerebbe sentir parlare anche di diritti. Diritti degli italiani e delle loro famiglie! Non chiedo tanto: diritti!». E, mentre, dal Vietnam, giunge uno squittio -che sarà mai?- Salvini onora la pacificazione scatenando una guerra fatta di minacce ai magistrati che non applicano i suoiukase’, chi denuncerà Salvini, Mattarella?

Cadono le braccia. Ma questi lo sanno che vuol dire senso di responsabilità?
E allora, perché non un bel governo balneare che si prende le maledizioni per i sacrifici che imporrà, e poi alle elezioni … hai visto mai che il PD diventi una alternativa credibile, magari decalendizzato! Confesso che io resto affezionato a questa ipotesi, anche perché la continuazione con costoro ci porta a sfracellarci.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.