lunedì, Agosto 3

Tra Fca, scudi penali e burocrazia, provassimo la corresponsabilizzazione? Archiviata la massima paura per il virus, siamo tornati da capo, ovvero, tutta colpa della burocrazia e del fisco. Due proposte semplici per provare e mettere mano a questi due mali, richiedono solo responsabilità

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Considerata la mia età, veneranda benché non venerata, potrei guardare con indifferenza, o semplice irrisione, a ciò che accade in questi giorni nel nostro Paese, oggi una volta di più, ma in realtà da sempre così. Potrei aggiungere ironia, ma l’ironia presuppone in che ne usa, che chi lo ascolta ne abbia a sua volta, altrimenti è tempo perso. Anzi, peggio. Perché spesso l’ironizzato non si rende nemmeno conto di essere preso in giro, il che va benissimo su un palcoscenico, ma non funziona affatto nella vita reale. Si perde solo tempo.
Ma insomma, siamo alle solite, le solite vecchie, inutili, trite cose.

Le ‘manine’, il sospetto continuo che qualcuno dietro le quinte tiri le fila per fregarti, per bloccare le tue iniziative, preferibilmente (specie tra gli stellini, poveri ragazzi) i poteri forti.
Sono anni che ne sento parlare e ancora non ho capito che, anzi, chi, cavolo sono, i poteri forti.
Certo, gli Agnelli & co., la Fca, che approfittano della situazione per mangiarci su e pretendono garanzie di quasi sette miliardi, in cambio di nulla, o meglio, sotto il dolce ricattino, di quei cinquantamila poveri cristi, che lavorano per permettere alla famigliola di spartirsi a fine anno (di questo anno, l’anno del coronavirus!) quei quattro spiccioli per sopravvivere, insomma quel piccolo gruzzoletto di un miliardo e mezzo o giù (forse meglio su) di lì!
Quelli non sono ‘poteri forti’, sono forti e basta, e hanno il coltello dalla parte del manico, e quindi vedrete che faranno quello che vogliono. Il limite non sta in loro, che fanno il loro mestiere, ma in chi non glielo impedisce: la vedova nera se ne frega che il tizio che vuole pungere sia bello e forte, lo punge a basta, a meno che non arrivi James Bond e lo schiacci con una scarpa.

Ve lo ricordate lo stellino capo, correre affannato da Bruno Vespa a ‘denunciare’ la ‘manina’ (forte) che aveva aggiunto il condono fiscale, che poi, alla fine, è stato fatto lo stesso? ma lì si trattava di propaganda. E quindi la manina, in questo caso, con grandi stracciamenti di vesti dei sedicenti ‘governatori’ aveva espunto il testo concordato con loro, che era solo allegato. Quindi valeva lo stesso? Certo, non cambiava nulla, ma questi fini giuristi guardano alla propaganda.
E quindi alla fine il testo è diventato solo più lungo e ridicolo. Ma tant’è, ognuno ha avuto la sua visibilità, compresi Toti e, stupisce finora era stato il più serio di tutti, De Luca, che poi ha fatto la sua ordinanza più tardi, tutta piena di ‘considerato che’, ‘ritenuto che’, ecc.

Ma poi, tutte queste regole. Ed eccolo lì, puntuale, il direttore di ‘Huffington Post’, sparare a zero contro tutte le regole definite ‘sovrabbondanza minchiona’. Anche qui -e non ditemi che faccio dietrologia-, tutto sta a lanciare il messaggio subliminale: le regole sono minchione, tu se le segui sei un minchione e … Evviva il senso di responsabilità. Pensate come si sentirà il minchione che si troverà ammalato! Quindi, alti strilli, e altri guardaroba ridotti a stracci, per la regola che regola troppo, per cui occorre -indovinate un po’ …- loscudo penale’!

Era l’ultima cosa che mancava. Lo scudo Conte – pochette se lo era dimenticato, preso dalla frenesia regolatoria, impiastricciato tra le mantelline monouso dei parrucchieri, e il divieto di respirazione bocca a bocca, alle prese con le conferenze stampa in cortile e le discussioni notturne fino alla quattro del mattino, disturbando perfino il sonno di Roberto Speranza, povero ragazzo, se ne era dimenticato. Non ci aveva pensato.
Male, spiega Alessandro Barbano, spero non affetto da eccessi di alcool nel sangue, male, perché è necessario mettere l’imprenditore al riparo dallaafflittivitàdi una indagine penale.

Calma, cerco, se ci riesco, di spiegare le complesse elucubrazioni del Barbano, che, però, dice che sono altrettali di quelle in corso in Parlamento … ah ecco, in Parlamento. Questo riferimento, dopo avere letto sette volte il testo barbanesco senza capire, è stata l’illuminazione. Finalmente ho capito, cerco di spiegare. Se un tizio va a mangiare una pizza in un ristorante e il proprietario, pur avendo adottato tutte le misure prescritte formalmente (cioè avendo agito in applicazione pedissequa di un ‘protocollo’, parola ormai di uso corrente, e poi si lamentano della burocrazia), si trova ad essere accusato di non avere impedito ad un virus vagante di zompare sul cliente che addenta la pizza, attenti: il ristoratore sarà indagato dal giudice (il solito, maledetto, osceno giudice che vuole applicare la legge, mascalzone! Un giudice elettivo non lo farebbe mai) per verificare se il virus è zompato come sopra a causa del fatto che il locale non era pulito o altro. Perché se si accertasse che il ristoratore è colpevole di quanto sopra, il medesimo verrebbe indagato e magari condannato, dopo una decina di anni, per i danni al cliente, ma anche al cameriere (se si infettasse anche lui), perché il virus non è una malattia, ma un infortunio sul lavoro derivante da un inadeguato o mancato rispetto delle regole, ‘spiega’ Barbano. E dunque per evitare di ‘affliggere’ l’imprenditore con una inchiesta, si cerca affannosamente di trovare uno scudo penale, tipo ILVA.
Bene attendiamo con pazienza di vedere se e cosa faranno, a me verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.

Anche perché il discorso è, ormai finita la massima paura per il virus, evitare di seguire le regole: burocratiche e fiscali … Fiscali? Sì, fiscali, e che, credete che si sarebbe persa l’occasione per cercare di metterci di mezzo le tasse!? Sono la burocrazia e il fisco, quelli che frenano, e fregano l’Italia e le sue stupende capacità imprenditoriali, magari a spese dello Stato, vedi caso Agnelli & co., tuona il prof. Luca Ricolfi, mica l’ignavia degli imprenditori, la mancanza di fondi, la scarsezza della scuola e dell’Università. Nulla di tutto ciò: sono le tasse il problema dell’Italia e la burocrazia.
E quindi? Ah semplicissimo: una riduzione radicale della burocrazia e una riduzione secca delle tasse.

Ora, il prof. Ricolfi mi vorrà perdonare e se no, garantito dai fogli di plexiglas, domani vado a confessarmi del peccato di non essermi inchinato al ricolfipensiero: la burocrazia è in gran parte solo l’amministrazione dello Stato. Farraginosa, assurda, sbagliata, lenta: d’accordo, ma anche sabauda eh, non dimentichiamolo. Bene. Correggerla si può, ridurla anche, ma occorrono anni di lavoro, persone che lo facciano, ecc., e che lo sappiano fare. Perché non basta, come fece il Ministro leghista Roberto Calderoli, fingere di bruciare le leggi … tanto vero che non è cambiato niente. Occorrono, insomma, competenza, conoscenza, cultura, buon senso e senso dello Stato. Però, suggerisco, si potrebbe cominciare a provarci, evitando di nominare i soliti commissari, che storicamente non hanno mai fatto nulla di buono, mediante il ben noto, spero, ‘senso di responsabilità’. Si potrebbe ad esempio, fare una sorta di mega-autocertificazione (non fatela preparare a Conte, però!) dei singoli imprenditori, controfirmata delle associazioni professionali (Confindustria, Confagricultura, Confcocommercio, ecc.), che vorrebbe dire assunzione di responsabilità vera, magari integrandola con pene terribili in caso di trucchi, ma senza scudi penali: sarebbe come dire che i cittadini, finalmente, farebbero lo Stato.

Le tasse? Sono alte? Forse, ma senza tasse come si fa a fare le cose? E, inoltre, se le pagassero tutti quelli che debbono, si potrebbero abbassare sensibilmente. Ma la storia insegna che in questo Paese se si abbassano le tasse, se ne incassano di meno, ma nessuno che prima non le pagava si mette a farlo.
Siamo in un momento terribile dal punto di vista sociale ed economico e, come ho scritto mille volte, in Europa aspettano solo l’occasione per buttarci fuori. E dunque, perché non tentare, visto che abbiamo l’acqua alla gola, di fare una vera azione di corresponsabilizzazione massiccia? Proviamo a permettere detrazioni fiscali (anche minime, ma certe) per ogni spesa (tutte, proprio tutte: dall’appartamento, al cioccolatino per la fidanzata) effettuata ottenendo regolare ricevuta effettuata con mezzi elettronici. Ne avevo già auspicato quanto la cosa sembrava essere avanzata. Forse tireremmo fuori un po’ di evasori, ma potremmo, allora sì, abbassare le tasse, e non solo alle imprese, come propone il prof. Ricolfi, forse dolorosamente conscio del fatto che tanto Agnelli & co. le pagano a Londra le tasse!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.