venerdì, Settembre 25

Tra errori e gaffes la nave Renzi s’incaglia field_506ffb1d3dbe2

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Matteo-Renzi

Ostenta sicurezza Matteo Renzi. Ai Massimo D’Alema, ai Pierluigi Bersani, alle Rosy Bindi che gli rimproverano vocazioni da autocrate, risponde dicendo che considera un onore essere criticato da loro, I ‘vecchi’ rottamati; e lancia un messaggio alla minoranza dei Gianni Cuperlo e dei Pippo Civati, timorosi di non essere più ricandidati: «Il Partito Democratico ha vissuto una stagione di primarie», aggiungendo che se è vero che nessuno può farcela da solo, «il segretario prima di tutto», è anche vero «che nessuno ha diritti di veto… il PD ha un sacco di cose da fare e non può permettersi di litigare». Annuncia, poi, che venerdì parte la nuova Segreteria, «in cui si sta tutti insieme in modo unitario, dove le responsabilità sono in capo a tutti, dove lo spazio per un’azione condivisa c’è …». E conclude, rivolto a chi in questi giorni spara «fuoco amico», che «se in questo partito c’è qualcuno che avrà la rivincita, l’avrà nel 2017».

Ostenta sicurezza, Matteo Renzi; e accredita la tesi che con lui il Pd ha raggiunto percentuali finora mai ottenute prima, ben oltre il 40 per cento. Cosa vera, a patto di aggiungere che quel 40 e passa per cento si riferisce non al complesso degli aventi diritto di voto, ma ai votanti effettivi, che sono stati poco più del 50 per cento. Metà’ dell’elettorato ha scelto di non votare, un’altra quota ha optato per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, un’altra ancora ha dato fiducia a Silvio Berlusconi. Quel 40 per cento, insomma, è assai meno del 40 per cento che si può immaginare e si accredita.

Ostenta sicurezza, Matteo Renzi; e dopo aver promesso qualche giorno fa che avrebbe onorato tutti gli impegni, compresi quelli nei confronti degli statali, manda in televisione il Ministro per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia per dire che anche per il 2016 non se ne parla di scatti e rivalutazione degli stipendi per compensare l’aumento del costo della vita: «In questo momento di crisi le risorse per sbloccare i contratti a tutti non ci sono». Figuriamoci se ci si può aspettare gli sgravi fiscali. Oneri e balzelli, anzi, sono destinati ad aumentare. Difficile, a questo punto, dare torto ai sindacati: di Raffaele Bonanni, Segretario della CISL, si potrà dire quello che si vuole, ma come si fa a dargli torto, quando dice che «dovrebbero piuttosto eliminare gli sprechi negli enti locali, nelle Regioni, nei Comuni e nelle aziende municipalizzate. Stiamo ancora aspettando iniziative di spending review»?
La CGIL ha fatto quattro conti: i dipendenti pubblici, hanno già perso 4.200 euro. Altri 600 li perderanno nel 2015, se il blocco dei contratti verrà prorogato. Lo Stato ha sì risparmiato una decina di miliardi, impoverendo circa tre milioni e mezzo di dipendenti della Pubblica Amministrazione, che hanno visto ridursi il valore del salario reale di circa il 15 punti percentuali. All’appello mancano un’altra ventina di miliardi che il Ministro Pier Carlo Padoan non sa dove andare a prendere; e dunque a essere munti saranno i soliti noti.

Ostenta sicurezza Matteo Renzi. Peccato che, per esempio, i sindacati delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco e del Cocer interforze (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza) non sembra siano disposti a farsi incantare dai twitter e dalle slides. Minacciano lo sciopero generale «entro la fine di settembre», accompagnato da «azioni di protesta» in tutta Italia e da una «capillare attività di sensibilizzazione» dei cittadini sui rischi ai quali viene esposto il settore. «Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica», sottolineano sindacati e Cocer, «siamo costretti a dichiarare lo sciopero generale» del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, verificata la totale chiusura del Governo ad ascoltare le esigenze delle donne e degli uomini in uniforme.

Ostenta sicurezza, Matteo Renzi. Promette di ricevere gli agenti di Polizia, «ma non accetterò ricatti. E’ ingiusto scioperare per un aumento di stipendio quando ci sono milioni di disoccupati». Ma il malcontento delle Forze dell’Ordine è un segnale inquietante per il Governo; e sono prive di senso le reazioni tipo «non accetto ricatti» come ha detto Renzi malcelando un’irritazione di cui lui per primo è causa: per le troppe incaute promesse fatte quand’era pur evidente che non avrebbe potuto mantenerle; perché un conto è la lotta agli sprechi e alla cattiva gestione del denaro pubblico, altro sono gli ingiusti tagli lineari nei confronti di persone che a prezzo di rischi e pericoli cercano di tutelare la sicurezza e l’incolumità di tutti noi.

A non infondate richieste salariali di persone i cui stipendi oscillano tra i 1.200-1.500 euro, non ha alcun senso replicare con fumose e vaghe riforme dei corpi di Polizia, sostenendo che vanno accorpate e riformate e che sono in numero eccessivo. Anche il ‘semplice’ coordinamento tra Polizia e Carabinieri è operazione complessa, è velleitario credere che si possa fare in un mese o anche in mille giorni.

I sindacati delle forze dell’ordine e i Cocer hanno diffuso un documento: «Quando abbiamo scelto di servire il Paese, per garantire Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico eravamo consci di aver intrapreso una missione votata alla totale dedizione alla Patria e ai suoi cittadini con condizioni difficili per mancanza di  mezzi e di risorse. Quello che certamente non credevamo è che chi è stato onorato dal popolo italiano a rappresentare le Istituzioni democratiche ai massimi livelli, non avesse nemmeno la riconoscenza per coloro che, per poco più di 1.300 euro al mese, sono pronti a sacrificare la propria vita per il Paese».

Ostenta sicurezza, Matteo Renzi; e passi che snobbi l’annuale vertice di Cernobbio pretendo la demagogica visita in una fabbrica, tra i lavoratori; ma ora entra in rotta di collisione anche con il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi che lo esorta a fare almeno la riforma del lavoro per trattare con la Commissione Europea e con Angela Merkel. Trasuda di arroganza l’affermazione: «Ma che dice Draghi? Ci vuole il tempo che ci vuole, per una riforma come quella…».

Ostenta  ottimismo, Matteo Renzi; ma suona come una campana a morto l’editoriale di Giuliano Ferrara su ‘Il Foglio’:  «Non vorrei che tutti gli elogi alle grandi doti di comunicatore per Renzi oggi, come per Berlusconi ieri, alludano all’artista compiaciuto di se che prende il posto dello statista. Finché non faremo un discorso alla Nazione, sorridente quanto si voglia, ma pieno di verità, non ce la caveremo. Renzi ha già metà del piede nella tagliola che in Italia non tarda mai a scattare».

Ostenta ottimismo, Matteo Renzi; e continua con i suoi rilanci. Prima o poi il Banco gliene chiederà conto; e quel giorno non si potrà bluffare.

 

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