sabato, Settembre 26

Tra assistenti civici e Recovery Fund: Roma e Bruxelles alla ricerca del nerbo perduto Settimana cruciale per il Recovery Fund, ma a Roma giocano alle guardie civiche. Che non sono guardie, ma assistenti. Da Roma a Bruxelles i trucchetti semantici al servizio degli imbecilli e dei politicanti, categorie che spesso coincidono

0

Siamo di nuovo ad una settimana cruciale per il nostro Paese e per l’Europa intera, nella misura in cui il ‘dibattito’ in merito alla possibile iniziativa europea sul Recovery Fund diventerà caldissimo: si attende infatti la proposta operativa della Commissione. Ma in quelli di Roma ci si perde nella solita polemichetta del cavolo sugli ‘assistenti civici’.

Una volta di più, precisiamolo, la Commissione è un organo della UE caratterizzato dal fatto di essere composto di persone che non rappresentano gli Stati membri. Il fatto che siano indicati dagli Stati non modifica il fatto per il quale il commissario nominato è commissario per l’intera UE, e quindi porta la responsabilità degli interessi e delle esigenze della intera UE, e risponde del suo operato al Parlamento. Organo quest’ultimo, a sua volta, di persone e non di Stati, dove i membri sono eletti a suffragio universale diretto in tutti gli Stati membri, insomma dai popoli europei, direttamente.

Nella logica originaria del sistema europeo, la spinta verso una sorta di federazione, cioè la spinta verso la costruzione progressiva di un sistema nel quale le competenze operative, specialmente economiche, passassero dagli Stati alla UE, doveva essere data proprio dalla Commissione, che ha il potere di proposta delle decisioni comunitarie (gli atti), in mancanza della quale gli altri organi non possono agire, ma specialmente non può agire l’unico organo composto dagli Stati in quanto tali, e poi ‘sdoppiato’, e cioè il Consiglio dei Ministri, che è quello che adotta formalmente gli atti proposti dalla Commissione, e sempre più di frequente concordati anche con il Parlamento, cui si affianca il Consiglio europeo, che è l’Organo composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri. Ho scritto ‘si affianca’, ma in realtà sarebbe più corretto, nella sostanza ma non nella forma, dire ‘si sovrappone’.

Lungi da me l’idea di fare una sorta di lezione di diritto europeo: sarei la persona meno adatta e meno competente per farlo. Tutto questo discorso serve solo a fare capire una cosa fondamentale, che spesso sfugge ai commentatori e ai cittadini: il rovesciamento del sistema originario e la distorsione anche di quello attuale, benché ‘rovesciato’.
Nella sostanza, questo è il punto, la logica originaria del sistema che voleva la prevalenza politica e istituzionale della Commissione, composta di persone, sugli Stati, che partecipano in prima persona ai Consigli, è stata prima erosa e poi sostanzialmente rovesciata. Nel senso che oggi è il Consiglio (sostanzialmente quello dei capi di Stato e di governo) quello che decide tutto e che, addirittura, chiede (per non dire impone) alla Commissione di fare le proposte formalmente necessarie per adottare gli atti. Ma, sia chiaro, questo sovvertimento è tutto politico, perché formalmente la Commissione ha ancora un peso decisivo nella attività della UE. Viceversa, il Consiglio europeo (quello cioè composto dai capi di Stato e di governo) secondo l’art. 15, «dà all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali. Non esercita funzioni legislative», quindi, è un organo di indirizzo politico. Ma, ormai, nella prassi, è alla fine quello che decide tutto, scalzando interamente sia i poteri e le funzioni della Commissione che quelli del Parlamento. È qui, e solo qui, chesalta’ il principio democratico.
Ciò, senza tediare ulteriormente i miei Lettori, ha avuto per effetto di ri-trasformare l’UE in una Organizzazione internazionale come tante, dove gli Stati in quanto tali, cioè i soggetti dotati di sovranità, decidono tutto, ma lo fanno solo alla unanimità anche se, sempre solo formalmente, il Consiglio (quello vecchio, quello composto dei Ministri degli Stati) molto spesso potrebbe decidere a maggioranza.
In altre parole, gli Stati hanno distrutto scientemente non solo lospiritodell’UE, ma la sua stessa natura fondamentale, e pertanto le sue capacità di azione.

In questo senso, dunque, e solo in questo senso, ho detto varie volte che l’idea del Recovery Fund, potrebbe essere una grande occasione (sulla quale l’Italia dovrebbe, avrebbe dovuto puntare al massimo, se avessimo un Governo capace perfino di capirlo) per rinverdire l’idea europea. Insistendo su due cose fondamentali: una dotazione economica molto, ma molto maggiore, e la devoluzione alla Commissione, o almeno una sostanziale devoluzione, di investimenti, cioè di azioni dirette, negli Stati, non degli Stati. In altri termini come lo stato fa una autostrada che attraversa una Regione e lo fa a proprie spese, ma sentendo la Regione. Ovviamente, cioè, concordate con gli Stati, ma da realizzare come vere e proprie iniziative europee di grandissime dimensioni, perfino non condizionate al cofinanziamento.
Cofinanziamento: altra parolaccia, mi scuso. Molte iniziative di intervento economico della UE negli Stati membri consistono in finanziamenti allo Stato per realizzare un certo progetto, a condizione che lo Stato, a sua volta, lo finanzi per la metà; poi, la proporzione può anche cambiare. Basta guardarsi intorno nelle nostre città, per vedere cantieri con grandi cartelli blu, dove si dice che l’opera è finanziata dalla UE … ‘a fondo perduto’, direbbero certi scioccherelli.

In questo caso, invece, la proposta della UE, o meglio, di Angela Merkel e Emmanuel Macron, è di fare reperire direttamente dalla Commissione fondi sul mercato (fino ai famosi 500 miliardi) per poi versarli agli Stati che ne hannomaggiore bisognosotto forma di sussidi, cioè non di prestiti, ma nemmeno, come dicono sprezzantemente i nostri cari amici olandesi ecc., di versamenti ‘a fondo perduto’.
Chiariamo anche quest’ultimo punto per chiudere il discorso, spero fin qui non troppo noioso.
L’iniziativa ha l’indubbio contenuto molto positivo, da una parte di coinvolgere direttamente la Commissione e solo la Commissione nella ricerca e nella gestione dei fondi, e, dall’altro, di evitare che lo Stato destinatario di quei fondi aumenti ulteriormente il proprio debito pubblico. Per altro verso, però, segue la strada solita di non centralizzare decisioni e iniziative a livello europeo, perché i singoli Stati decidono come e quando investire quei fondi.
Beninteso, questo gli avversari del progetto (ma anche moltissimi stupidi in Italia) non lo dicono, la Commissione nonregalasoldi agli Stati, perché la Commissione rimborserebbe i prestiti ottenuti con il proprio bilancio, il quale (ecco l’altro elemento negativo e controproducente) è composto sostanzialmente dai contributi che gli Stati ogni anno versano all’UE per il suo funzionamento: se per questo fine uno Stato fosse disposto a pagare di più (come ha detto la Germania!) è ovvio che, di fatto ma solo di fatto, avrebbe un peso politico maggiore nella UE. Resta il fatto che la possibilità della UE di autofinanziarsi senza il contributo degli Stati è rimasta, deliberatamente, lettera morta.

Nel caso dell’Italia e di altri, all’esito del progetto (cioè a prestito restituito dalla Commissione) l’Italia avrebbe ricevuto più di quanto versa. A parte che ciò dovrebbe fare esultare chi, come Matteo Salvini o Giorgia Meloni e altri, ha una visione gretta della UE (‘riceviamo meno di quanto diamo’, quante volte avete sentito questa sciocchezza?), fa però impazzire i sedicenti ‘Paesi frugali’ che parlano di ‘condivisione del debito degli Stati membri’.
Ma ciò non è affatto vero, ed è davvero triste che degli Stati che dovrebbero essere ‘amici’ usino trucchetti semantici di questo genere. L’Italia, ad esempio, non vedrebbe finanziato il proprio debito, ma vedrebbe finanziati alcuni investimenti, e non sarebbe per nulla difficile garantirlo. Se di assunzione del debito degli Stati si può parlare, quello è semmai il Quantitative Easing, che appunto compra il debito degli Stati. Ma, ripeto ancora una volta, se quei soldi venissero investiti direttamente dalla UE in Italia in specifici progetti, sarebbe molto, ma molto meglio, e l’Italia, per parte sua, e accedendo o meno agli altri prestiti previsti, potrebbe, da un lato giovarsi di quegli investimenti molto rilevanti e non suscettibili di ‘distorsione’ (malversazioni, per capirci!) da parte nostra e quindi risparmiare sui molti che dobbiamo fare, dall’altro ci lascerebbe la possibilità di affrontare finalmente e seriamente il vero problema, e la vera motivazione della ostilità dei nostri cosiddetti amici: la tendenza tutta e solo italiana ad una finanza a dir poco allegra e a fare promesse mai mantenute.

Lo ripeto da mesi, e mi entusiasma vedere che Romano Prodi, che ne sa certo molto più di me, dice la stessa cosa: si tratta dientrare a gambe tese, tesissimenel sistema fiscale nell’unico modo possibile, e cioè eliminando (non riducendo, e-li-mi-nan-do!!) la moneta e aumentando fortemente la deducibilità delle spese individuali (anche ludiche!), purché effettuate con moneta elettronica, e quindi determinando una radicale diminuzione del lavoro nero, magari con opportuni interventi dal lato della ‘assunzione’ part-time o simili.
Ma qui, ammesso e non concesso che ci sia in questo Governo un solo Ministro disposto anche solo a parlarne, il nostro ceto politico rifugge inorridito: il nostro non è più un Paese fondato sul lavoro, come dice la nostra Costituzione, ma sulla evasione … fiscale, ma non solo.

È proprio di oggi l’ennesima insulsa polemica che viene naturalmente da Matteo Renzi e, purtroppo, anche altri da lui ‘affascinati’: quella sugliassistenti civici’ -attenzione: nonguardie civiche’ come qualcuno dice e scrive per poter fare polemica- per aiutare a controllare il rispetto della ragione, non della legge, in materia di coronavirus.
Saranno, badate, volontari e potranno -badate, potranno- anche essere cassintegrati e titolari di reddito di cittadinanza. Gente dunque che o lo farebbe per generosità o anche perché, tutto sommato, lo Stato dei soldi glieli dà. Perché non chiedergli di collaborare, volontariamente? del resto era previsto in quella bruttura che è il reddito di cittadinanza, no?
Ma i corifei del prendi i soldi e scappa insorgono al grido, ad esempio: «vi pare normale che in un momento così delicato, al limite della tensione sociale, chi svolge le funzioni di ‘ispezione’ del ‘distanziamento sociale’ possano essere volontari o percettori di rdc?». Perché? che male c’è? … certo uno che parla di ‘distanziamento sociale’ … ma ci si rende conto delle parole che si usano? Ma poi c’è anche chi sbraita: «La proposta degli assistenti civici è sbagliata perché riflette un’idea di lavoro povero, poco o per nulla retribuito e destinato a percettori di un qualche sostegno dello Stato che devono sentirsi perennemente in debito con lo stesso». Giusto, meglio sentirsi in debito non facendo nulla. Sorvolo su Carlo Calenda che parla del Venezuela, per la gioia di Giggino!

Ebbene, viste le reazioni degli stellini, dei renzini, dei calendini eccetera, e visto che in un Paese di cretini solo cretinate possono arrivare, e di cretini matricolati nelle piazze e strade italiane ne abbiamo visti a centinaia di migliaia, dico la mia: ebbene, sono d’accordo al cento per cento sullaassunzionedi quei 60.000, anzi, ne proporrei il quadruplo. Dotati del giubbetto che piace tanto a Boccia (un altro genio della politica e della comunicazione, questa sì, sociale) e di un … altoparlante a batteria con un unico semplice e facile compito, girare per le strade e quant’altro e gridare nell’altoparlante: ‘imbecilli se state così vicini vi ammazzate e ammazzate i vostri genitori e nonni, IMBECILLI’. E che la signora Lamorgese si metta l’anima in pace, nessuno vuole rubarle il mestiere.
Poi, quando diventeremo un Paese serio, per favore, fatemi una telefonata.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.