giovedì, Ottobre 29

Toys R Us chiude i battenti La storica catena di negozi di giocattoli soccombe sotto la pressione di Amazon

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Amazon continua a mietere vittime. L’ultima in ordine temporale è la catena di negozi di giocattoli Toys R Us, che lo scorso settembre aveva depositato la documentazione per la bancarotta assistita (chapter 11) in vista di una generale riorganizzazione del gruppo nel cui ambito rientrava anche la ristrutturazione del debito che ammontava complessivamente a 5 miliardi di dollari. Secondo Jim Silver, addetto ai lavori raggiunto dai microfoni di ‘Bloomberg’, la bancarotta assistita è imputabile «all’accumulo di problemi degli ultimi 15 anni, a partire dal debito. Senza questo onere, l’azienda avrebbe ancora potuto contare su utili compresi tra i 500 e i 600 milioni di dollari all’anno».

Non appena la notizia cominciò a circolare, Standard & Poor’s e Fitch tagliarono immediatamente il rating alle due società, provocando forti flessioni all’intero settore della vendita al dettaglio di giocattoli. La crisi non investe infatti il comparto nel suo complesso, ma proprio il canale commerciale tradizionale. Michael Freitag, portavoce di Toys R Us, cercò di gettare acqua sul fuoco dichiarando che nessun punto vendita sarebbe stato chiuso nell’immediato e che la rete commerciale a livello mondiale avrebbe continuato a funzionare regolarmente. Ebbe però l’accortezza di sottolineare che «come per ogni azienda di commercio al dettaglio le decisioni su future chiusure di negozi saranno prese in base a logiche di business».

L’azienda ha quindi continuato a lavorare regolarmente fino ai primi giorni di marzo, quando, sull’onda delle peggiori festività natalizie da molti decenni a quella parte (si parla della metà degli utili rispetto alla media degli anni precedenti), il suo consiglio d’amministrazione ha deciso di annunciare la chiusura dei suoi oltre 800 negozi negli Stati Uniti. La notizia è stata comunicata ai dipendenti della società direttamente dall’amministratore delegato David Brandon prima della formalizzazione della richiesta di fallimento aziendale da presentare alla United States Bankrupcy Court. Brandon ha anche chiarito che l’impresa chiuderà i propri punti vendita anche in altre parti del mondo, a partire da Francia, Spagna, Australia e Polonia, e cercherà di rivendere i negozi in Canada, in Asia, e in Europa centrale ai migliori offerenti.

Si tratta di un evento particolarmente nefasto, visto e considerato che Toys R Us è uno dei retailer ludici più antichi degli Usa. La società fu fondata a Washington nel 1948, con un negozio aperto sull’onda del cosiddetto ‘baby boom’ che si registrava in quel periodo, e cominciò rapidamente ad espandersi in gran parte del mondo impiantando punti vendita in decine e decine di nazioni americane, europee, asiatiche ed oceaniche. L’entrata in gioco di Amazon e la rivoluzione tecnologica che ha spostato gli interessi dei giovanissimi verso il settore digitale ha rivoluzionato lo scenario, sottraendo a Toys R Us e alle altre società concorrenti nella vendita al dettaglio di giocattoli ampie quote di mercato. Non stupisce pertanto che investitori ed esperti del settore abbiano ascritto «il terremoto alla crescente concorrenza dell’entertainment digitale e hi-tech e alla pressione al ribasso sui prezzi generata dall’avanzata dell’e-commerce di Amazon».

Ragion per cui l’impatto psicologico di una simile debacle potrebbe rivelarsi pesantissimo; Toys R Us, in altre parole, potrebbe trascinare nella sua rovinosa caduta tutto il settore della produzione e della vendita al dettaglio di giocattoli. I primi segnali, del resto, non sono mancati, con i principali produttori di giocattoli – Hasbro e Mattel – non solo statunitensi che hanno subito forti perdite nonostante Wall Street abbia chiuso quasi sempre con il segno più negli ultimi giorni. Da Hasbro a Mattel, da Jakks Pacific alla canadese Spin Master, la caduta è stata piuttosto pesante. Anche il colosso danese Lego ha subito contraccolpi, registrando la prima contrazione delle entrate da 13 anni a questa parte. Tali risultati hanno alimentato voci piuttosto insistenti circa potenziali acquisizioni e/o fusioni nel comparto dei giocattoli finalizzate ad unire gli sforzi per contrastare la continua ascesa dell’e-commerce, in specie per quanto riguarda Hasbro e Mattel.

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