venerdì, Dicembre 13

Torri militari blindate nelle favelas di Rio

0

Deve servire a qualcosa. Per forza. La prossima settimana le forze di pacificazione della città di Rio de Janeiro, composte da militari dell’esercito e della Marina, lasceranno alcune favelas del Complexo da Mare, vicino all’aeroporto di Rio, dove le Unità di Polizia Pacificatrice sono state installate un anno fa. Vanno via per tornare più forti e meglio equipaggiate.

Il segretario alla Sicurezza della città, Mariano Beltrame, ha fatto sapere che presto saranno installate 4 torri blindate dii controllo e supervisione in alcuni punti strategici della comunità. Obiettivo del progetto è quello di garantire maggiore sicurezza e visibilità ai poliziotti che lavoreranno all’interno della favela, assicurando loro appoggio e protezione. «Non abbiamo alcuna fretta di entrare», spiega il segretario Beltrame, «da ora in poi le unità di polizia pacificatrice, le UPP, esisteranno solo ed esclusivamente se esiteranno le condizioni ideali affinché funzionino. Voglio dire che nel 2015 devono essere impeccabili a livello infrastrutturale. Le torri verranno istallate solo quando esisteranno le condizioni di sicurezza basiche per gli agenti di polizia. Non è un ritro, è un rinforzo. Usciamo per tornare più forti, ma con maggiori garanzie per le nostre vite. La popolazione si accorgerà che la polizia si è inserita perfettamente ed è ben equipaggiata. Non possiamo vivere nei container e combattere il narcotraffico».

Beltrame, promotore del progetto delle UPP, da tempo critica l’assenza dello stato all’interno delle comunità, dove il narcotraffico impera e la polizia rischia la vita quotidianamente. In aperta polemica con il Prefetto della città, Eduardo Paes, Il segretario alla Sicurezza ritiene insufficienti e poco efficaci le azioni di recupero e sostegno promosse dal governo allo scopo di risanare le comunità della città: «Noi siamo dentro da tempo, da tanto tempo. Ma lo stato, il governo non sono ancora entrati».

La prima torre blindata UPP di Mare sarà installata nella Favela Roquete Pinto e coprirà anche la Praia de Ramos, area gestita da narcotrafficanti. Il primo maggio le Forze armate lasceranno anche il Parque Uniao, Rubens Vaz e Nova Holanda, aree controllate da un’altra fazione criminale. Fino al 30 giugno, fino a quando cioè non verrà firmato un accordo tra i governi federale e statale, le 16 favelas in cui vivono 140mila persone resteranno sotto la responsabilità della Polizia Militare. La regione di Mare è considerata fortemente strategica per il fatto di trovarsi al centro delle due principali vie della città, Avenida Brasil e Linha Vermelha, passaggi obbligatori per chchat riva all’aeroporto internazionale Tom Jobim di Rio de Janeiro e si dirige verso il centro e la zona sud della città.

Il colonnello Frederico Caldas critica il pessimismo di coloro che non vedono di buon occhio il processo di pacificazione delle favelas di Rio e chiede l’appoggio della popolazione. Ha fatto sapere che se le UPP non dovessero funzionare «finiremmo tutti sottosopra»«Questo clima di pessimismo non aiuta nessuno, c’è gente che tifa per il fallimento e fa male, molto male. Se il progetto non funzionasse sarebbe una tragedia per tutti. Dobbiamo essere uniti, oggi più che mai».

I dati diffusi dall’Istituto di Sicurezza Pubblica mostrano che a febbraio di quest’anno lo stato ha registrato 324 omicidi dolosi, il numero più basso dall’inizio della serie storica nel 1991. Paragonato allo stesso mese dell’anno scorso il calo di questo tipo di crimine è stato del 32,8%. Per gli specialisti il cambiamento è dovuto alla presenza delle UPP che sono state installate a partire dal 2008.

Caldas ammette che la Polizia Militare si troverà costretta ad affrontare diversi problemi nel corso del processo di occupazione delle altre favelas di Marè, ma sottolinea che non si tratta di un fallimento. «Le prossime occupazioni certamente ci daranno del filo da torcere, ma siamo preparati a questa transizione affinché il processo di pacificazione si concretizzi al meglio. L’UPP è importante. I problemi che abbiamo oggi sono dovuti alle difficoltà affrontate in passato, ma non dobbiamo mollare proprio adesso».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore