domenica, Dicembre 15

Torre Maura: ricorda Zingaretti, «i fascisti li avete portati voi qui», voi che, come ‘gli altri’, «fate leva sulla rabbia» La lezione di Torre Maura al PD di Zingaretti con quel ragazzo che ha dato al ceto politicante italiano una lezione di politica al Nazareno

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Abbiamo già dimenticato una settimana, la scorsa, al solito molto convulsa, a dimostrazione della pochezza, leggi ‘inesistenza’, del nostro ceto politico    -per favore: ‘ceto’ non classe come amano chiamarsi e farsi chiamare o, peggio ancora, ‘classe dirigente’ … ma di che?-    completamente ignaro, quando non scioccamente ‘soddisfatto’, di due fatti molto, ma molto seri e importanti: lo scoppio incontrollato della guerra (vera e propria) in Libia e l’ennesima violenza verso dei cosiddetti ‘migranti’. Su due fatti, a bocce ferme, conviene ritornare con la memoria: il ‘silenzio’, come lo definisce Lucia Annunziata, di Torre Maura, e gli incontridelicatidi Nicola Zingaretti, con Roberto Speranza ….

Certo, dopo la mezza rivolta, la gente, quella vera, quella che abita veramente lì, alle manifestazioni strumentalmente politiche, e fatte e dette in politichese, non ha partecipato. Ma, scusate, a cosa mai e perché avrebbe dovuto partecipare?
Già prima, la ‘cacciata’, letteralmente, del giovane turco Matteo Orfini e Emanuele Fiano, avrebbe dovuto indurre a pensare prima di agire. È stupenda la foto semplicemente surreale di quest’ultimo che con le ditine chiuse a ‘O’ spiega chi sa che al ‘popolano’ locale, che risponde, icastico e gelido: «C’hanno pure il coraggio di presentarsi a una manifestazione, dopo che i fascisti li hanno portati loro qui».

E sì, perché, alla fine, quelle persone, che sono cittadini italiani come gli altri, anzi, che sono uomini come gli altri (è questo che il ceto politico nostrano di destra e di sinistra non ha minimamente compreso), hanno protestato -sì, forse aizzati da quattro fascisti da operetta, oggi forti e visibili perché ‘accarezzati’ da Matteo Salvini e Luigi Di Maio (che si aspetta a sgomberare l’edificio, pare occupato abusivamente, di Casa Pound, si sgomberano solo i Rom e i migranti?)- principalmente per l’abbandono in ci li ha lasciati e li lascia quel ceto politico fatto di politicanti alla ricerca di voti facili, che caratterizza il nostro Paese. Non sono, quelle persone, né pro né anti governative, troppo comodo ragionare così. E non sono nemmeno contro questo o quel partito, anche qui troppo comodo e facile.

Eppure, quel ragazzino coraggioso (per favore, non facciamone un eroe, non diamo adito ai volgari commenti di Porro, sulla ‘adozione del nuovo eroe da parte della ‘sinistra’ … perché, la sua destra che ha fatto?), lo aveva detto chiaro quando ha detto, testualmente: «voi fate leva sulla rabbia» della popolazione locale, usate quelle sessanta persone per farvi sentire a Roma, «quei sessanta non ci cambiano la vita». E il fascistello rapato a zero cosa risponde? «Se quando sarai adulto ti vengono a svaligiare casa?» E via banalizzando sui Rom.

Una distanza siderale, tra la coscienza umana, civile, ma specialmente razionale del ragazzino e la rituale propaganda razzista e stupida che indica nei Rom quelli che rubano (perché gli italiani no?) e nei ‘migranti’ dei nemici solo perché cercano aiuto e, all’occasione, lavorano a prezzo più basso di un italiano, ma in lavori che gli italiani non vogliono più fare, o in nero come pure molti italiani fanno, perché è ormai l’unico modo per farlo e non per colpa di chi lavora, ma di chi il lavoro glielo dà -lo vogliamo dire?
E già che ci sono, e basta, vivaddio, con ‘ragazzino’, a 15 anni altro che ragazzino: quello è un uomo, come dovrebbero essere tutti, quindicenni e più grandi, uno che, però, pensa, vede, anzi guarda e soffre e cerca di capire … Ancora una volta attenti a questi ‘ragazzini’, forse sono davvero loro il futuro, se i politicanti nostrani non riescono ad ammazzarli prima, specie se sono come quei ‘ragazzini’ del liceo Cavalieri di Milano, che coprono gli insulti al Preside (notate bene, l’odiato Preside, oltre tutto donna) con biglietti di affetto e di stima.
Bada Zingaretti: questi sono i nuovi giovani, corro il rischio di dirlo, questi oggi sono i giovani, non o non più o non solo, quei ‘cosi’ spesso descritti, come sporchi, indifferenti, drogati, ignoranti, eccetera!

Quel ragazzo, insomma, ha dato al ceto politicante italiano una lezione di politica, di alta politica, concretizzata qualche ora dopo nella cacciata a fischi di Orfini e Fiano. La lezione è nelle prime parole «fate leva sulla rabbia», per dire che la rabbia c’è e c’è da tanto, non da ieri quando sono arrivati i Rom.
Perché
quella gente vive in quartieri abbandonati, sporchi, degradati, ‘quartieri popolari’, dove la vita quotidiana non è come ai Parioli o a via Montenapoleone. E se quei quartieri sono così, se lì vi è disoccupazione e forse degrado morale, se lì non c’è un cinema, un supermercato, un teatro e manco gli autobus, questa non è colpa loro. È colpa della politica, non certo solo degli ultimi mesi, ma degli ultimi decenni, e quindi è colpa, se non solo, anche di quei politicanti che il giorno dopo sono andati a fare vedere che (stavo per dire ‘purtroppo’) ci sono, per fare esattamente la stessa cosa: fare leva sulla rabbia, dove la parola importante è ‘leva, cioè per usarla, quella rabbia, per raccattare qualche voto, non per risolvere i problemi che generano quella rabbia.

E non è un caso che i brillanti attuali politici italiani, tutti presi dai loro ‘amori’ e dagli Ukase contro i naufraghi salvati in mare di quel bel tipo di Salvini -che continua a millantare per chiusi porti che chiusi non sono e che chiudere non si può-, nessuno di quei bei tipi, faconda Sindaco di Roma inclusa, si siano fatti vedere da quelle parti, salvo (scommettiamo?) un po’ più avanti a mandare qualcuno dei manutengoli dei dioscuri a fare promesse, dicendo che causa del loro disagio è l’Europa.

Intanto, come accennavo, Zingaretti è impegnato in «delicati colloqui e difficili trattative con Speranza», ‘leader’ (a loro piace da morire farsi chiamare così) di Articolo 1, gente che canta l’internazionale a pugno chiuso, per una alleanza o convergenza politica, o chi sa che altro termine si inventeranno, in vista delle elezioni europee.

Capite bene, qua si deve negoziare e si tratta di negoziati difficili, complicati, qualcuno dovrà cedere qualcosa … A me verrebbe da ridere se non avessi un groppo in gola.

Caro Zingaretti, lascia Calenda alle sue cene e Orfini e Fiano alle loro passeggiate sempre più solitarie, ignora la signora Ascani e la signora Serracchiani, cancella il numero di telefono di Giachetti e di Renzi dal tuo cellulare, e vai lì, a Torre Maura a parlare (senza comizi, se no prendi fischi) con quel ragazzo, che è il tuo, il nostro futuro. A parlare, per fare una cosa che voi politici non avete mai fatto e non sapete fare, per chiedere consigli, per chiedere informazioni su come si vive lì, per capire direttamente da lui che vuole domani, e torna al Nazareno in autobus (se ne trovi uno), per sentire e vedere la gente che ne aspetta uno per ore, che non trova lavoro e cerca di arrangiarsi. E poi, magari, fai una scappata a Bologna, dove il PD ha perso voti in quantità e credibilità a vagonate, non a parlare con la signora Gualmini, ma con la famosa Katia e i suoi amici e compagni, quelli che vi gridavano di cambiare, di buttare a mare una dirigenza stracotta e maleodorante, quelli ascoltati distrattamente e con fastidio e ignorati: anche lì c’è un’altra parte del vostro e del nostro futuro.

Poi, se proprio ci tieni tanto, qualche giorno prima delle elezioni, fatti pure invitare a cena a casa di Calenda, con Speranza, eccetera, e se proprio non puoi farne a meno, anche con Orfini e Fiano … tanto la sala da pranzo di casa Calenda è spaziosa, ma non dimenticare quella frase, che dovresti farti ripetere ogni minuto e mettere a lettere cubitali al Nazareno: «i fascisti li avete portati voi qui»!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.