giovedì, Ottobre 29

Torna la Rondine di Puccini, ma senza baci Il Maggio musicale fiorentino è il primo teatro in Italia che ha riaperto nell’epoca del Covid-19: test rapidi, distanziamento in scena e costumi indossati a casa. Ma lo spettacolo, secondo il regista Denis Krief, sarà comunque bello. La storia di quella che doveva essere un’operetta nel racconto di Silvano Sanesi, uno dei massimi conoscitori della lirica

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Il teatro e il mondo dello spettacolo in genere  sono stati tra i settori che più hanno risentito delle (necessarie) misure di sicurezza anti-Covid-19 adottate. E tutt’ora ne soffrono gli effetti. La ripresa c’è, con grande cautela, ma è lenta e avvolta dal timore  di ricadute. Da qualche parte, soprattutto all’aperto, si sono  avuti ritorni sulle scene. Il più significativo e coraggioso di questi, è in atto dai primi di settembre al teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Prima all’aperto, nella cavea, ora al chiuso, in sala con un atteso ritorno: ‘La rondine’ di Giacomo Puccini, in scena con la prima il 22 settembre cui seguiranno due repliche il 25 il 29. Siamo il primo teatro in Italia che ha aperto e prosegue la sua attività con una produzione scenica nell’epoca del Covid-19” dichiara con un pizzo d’orgoglio il sovrintendente Alexander Pereira. Senza tanti clamori, il teatro aveva riaperto con le necessarie cautele al pubblico con Rinaldo di Georg Friedrich Handel, direttore Federico Maria Sardelli, cui erano seguiti i concerti di Daniele Gatti (inaugurazione della stagione sinfonica) e quello pianistico di Maurizio Pollini. Ora è il turno di quest’opera pucciniana  che per quasi un secolo non è stata più rappresentata in Italia. A Firenze fu ripresa quattro anni fa. Curioso destino il suo, di cui parleremo più avanti. Ciò che vale la pena sottolineare è la determinazione con cui il massimo ente teatrale fiorentino ha raccolto la sfida del dopo virus. Non era affatto semplice pensare una ripresa in questa situazione– riprende a dire Pereirapensiamo ad esempio al coro, che deve cantare sul palco tenendo conto del distanziamento, così come i solisti. Abbiamo dovuto ripensare molti dettagli ma ce l’abbiamo fatta e siamo convinti che sia questa la direzione da seguire, sia per il teatro, sia per il nostro pubblico. Quali le misure di sicurezza adottate oltre a quelle stabilite dai decreti ministeriali?. E’ lo stresso sovrintendente a descriverle: da tempo avevamo già stabilito che chiunque andasse in scena avrebbe dovuto fare il test sierologico ma per essere ancora più scrupolosi e garantire a tutti la possibilità di lavorare in serenità abbiamo aggiunto al nostro protocollo, di concerto con la azienda farmaceutica Menarini che ce lo ha messo a disposizione, un test a cui tutti siamo sottoposti: un sierologico velocissimo, che si fa con una piccola puntura su un dito e fornisce risultati in dieci minuti. Lavoriamo con grande attenzione alle distanze, all’utilizzo degli spazi e alla sanificazione costante, in modo da far lavorare il nostro staff e gli artisti nella maniera migliore e più sicura possibile. Allo stesso tempo diamo al pubblico un segnale di serietà, dimostrando quanto per noi sia importante sia la ripresa dell’attività, sia la sicurezza di tutti”.

Certo, al di là del  test-lampo che in 10’ dà gli esiti di sieropositività o meno, l’esigenza  del distanziamento comporta anche cambiamenti sulla scena, come racconta Denis Krief, regista e scenografo:sul palco (e anche dietro) diciamo addio ai baci voluti da Puccini ma non si altera il significato dell’opera, per i solisti devo evitare baci, come quello richiesto da Puccini nel secondo atto, de evitare abbracci, ma le ‘intenzioni’ di ognuno sono sempre molto chiare, anche quando non corrispondono alle azioni. Così l’intenzione di quel bacio mancato sarà facilmente comprensibile dal pubblico, che non ne percepirà l’assenza. Per gli artisti del coro dovrò rispettare le regole del distanziamento variando certe scene, come quella del valzer del secondo atto e inoltre certe regole sanitarie ci impediranno di usare i camerini quindi di usare tutti i costumi o i trucchi previsti. Ma anche a questi disagi abbiamo rimediato, facendo danzare insieme alcuni artisti del Coro che sono coppie anche nella vita di tutti i giorni oppure chiedendo di ovviare all’impossibilità di utilizzare i camerini chiedendo ai coristi di venire già vestiti da casa.Quest’opera – vista l’ambientazione – ce lo consente. Così sono e siamo riusciti a non alterare il significato delle scene”.

Dunque arrivare  già vestiti con gli abiti di scena da casa (o dall’albergo), mantenere le distanze, fare il test sierologico rapido e …via con la Rondine. Opera amata dal non più giovane Puccini, aveva 58 anni quando la compose e ignorata, nonostante il successo del debutto al Grand Theatre di Montecarlo (1917), in Italia, dove  venne accolta molto tiepidamente, per la prima a Bologna. ‘Vedranno i posteri che bijou!’, così reagì il maestro all’ ostracismo che già prevedeva gli sarebbe stato riservato. I motivi di questa incomprensione sono molteplici: innanzitutto la storia ritenuta frivola proposta in un momento infelice, era in corso la Grande Guerra,  altro motivo lo spiazzamento  dello stesso pubblico,  avvezzo alle passioni ardenti e tragiche di Manon Lescaut, Bohème, Tosca, Madama Butterfly, o a lieto fine, ma pur sempre ad alta tensione drammatica come quella de La fanciulla del West. Ma forse vi sono anche altri motivi, di cui ci parla Silvano Sanesi, uno dei massimi conoscitori della lirica, della sua storia e  delle vicende  dei suoi tanti protagonisti.

Silvano, anche Puccini ha una qualche corresponsabilità per questa tiepida accoglienza di un’opera che invece lui considerava un bijou?

L’opera è bella, non bellissima ma bella e vale la pena vederla per l’orchestrazione, le arie, le frasi musicali….in realtà in quel periodo Puccini si era avvicinato all’operetta, ammirava Franz Lehar,  già reso celebre dal successo internazionale de La vedova allegra ( che è del 1905), e del soggetto della  Rondine  voleva trarne anche lui un’operetta. Giacomo era uno attento ad ogni novità musicale, uno che girava il mondo. Per questo suo nuovo lavoro prese accordi con un editore viennese, ma con lo scoppio della guerra e il conflitto fra   Italia e Austria, venne a trovarsi nei pasticci. Trovò in Sonzogno, specializzato in operette e romanze da salotto, l’unico editore disposto a pubblicarne il libretto, ma dopo la prima a Montecarlo, accolta con grande successo, la prima in Italia, a Bologna,  nel 1917, fu tiepidamente accolta. E successivamente accantonata per lunghi anni. Ripresa all’estero  ma non nel nostro Paese”.

Dove si trovava il Maestro quando la scrisse?

In un villetta di amici nel Paese di Cutigliano, Villa Patrizia, che incontriamo  sulla strada che porta all’Abetone,  dove  il Maestro lucchese  trascorreva i mesi caldi dell’estate”.

E’ un’opera o un’operetta?

“Un’opera e anche bella, con pochi recitativi, molta musica  e balli e canti, che rivela un Puccini diverso dal solito, ho visto le prove e non è difficile immaginare l’accoglienza del pubblico che il lavoro e l’interpretazione  dei cantanti e degli orchestrali si meritano”.  

In effetti, la vicenda ( il libretto è di Giuseppe Adani) vede una mantenuta (Magda) un po’ frivola prendere il volo dalla spumeggiante vita parigina e dal ricco banchiere Rambaldo per migrare, come una rondine, verso sud, in Costa Azzurra, col giovane e candido provinciale Ruggero, inseguendo il miraggio di un grande amore sognato nella prima giovinezza e mai realizzato. Un  sogno romantico, il loro, che non si realizzerà poiché  la  fanciulla ritornerà all’ ovile. Nessun lieto fine dunque. Puccini tenne la partitura sulla scrivania per una decina d’anni, dal 1914 al 1924; la partitura fu completata nell’aprile 1916, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, ma fu poi rimaneggiata in diversi momenti. Un’opera nata sotto una cattiva stella (la guerra!) che la stessa Firenze, città amata dal maestro lucchese,  e da essa riamato, per lungo tempo  l’ha ignorata.  La ‘prima’ fiorentina è avvenuta solo nel 2017, per celebrare i 100 anni de La Rondine.  Sono molto contento di dirigere questa produzione, presentata qui a Firenze in passato con grande successo – ha detto Marco Armiliato – È uno spettacolo molto bello, molto fresco. È il mio debutto fiorentino alla conduzione di un’opera lirica e sono molto emozionato. Questo è un grande teatro, e lo spettacolo che ci apprestiamo a mettere in scena è di alto livello. È importante aggiungere come, in un periodo di incertezza come questo, il teatro ci stia aiutando a lavorare molto bene e in tranquillità grazie alla cura e all’attenzione che mette nel rispetto delle procedure di tutela della salute. Riusciamo a lavorare in sicurezza e ci sentiamo protetti. Certamente quello che ci interessa è fare musica, ma se si riesce a farla in sicurezza, visto che dobbiamo avere continui rapporti gli uni con gli altri, siamo molto più tranquilli”.

In sala gli spettatori ammessi sono circa 700. Con le repliche saranno più di duemila, che potranno assistere a questa nuova impresa dell’orchestra del Maggio e degli interpreti, tra cui debuttano il soprano Ailyn Pérez nel ruolo di Magda e Dmytro Popov (che sostituisce in tutte le recite Roberto Aronica, indisposto) in quello di Ruggero. Insomma, il Maggio è ritornato alla grande per rendere omaggio ad uno dei più grandi compositori del Novecento: Giacomo Puccini.  

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