giovedì, Agosto 6

I tormenti del centrodestra

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I lavori parlamentari rimangono cristallizzati in attesa del giuramento ufficiale di Sergio Mattarella come XII presidente della Repubblica. Domani mattina alle 10.00 il nuovo inquilino del Colle pronuncerà il suo primo discorso e si insedierà al Quirinale. Invitato alla cerimonia in parlamento anche il Pregiudicato Silvio Berlusconi che, intanto, ha ricevuto la splendida notizia di uno sconto di pena di 45 giorni. Per ‘buona condotta’ (sic!) saluterà i vecchietti di Cesano Boscone con 45 giorni di anticipo, l’8 marzo. Oggi, comunque, le attenzioni del Palazzo rimangono fisse sulla crisi del centrodestra, berlusconiano e non. Berlusconi rimane in pista perché, come da pronostico, il premier e il ministro Maria Elena Boschi lasciano aperte le porte del Nazareno tirando fuori dal cassetto la norma del 3% contenuta nella delega fiscale, meglio conosciuta come norma ‘salvaSilvio’ . Giovanni Toti propone a Raffaele Fitto un ‘patto dei quarantenni’ per arginare sia lui che Denis Verdini. Angelino Alfano, invece, incontra i suoi, ma vede il suo partitino ministeriale atomizzarsi (Barbara Saltamartini lascia). Matteo Salvini parla già da leader della destra unita contro il renzismo. Domani è anche il giorno dell’arrivo di Alexis Tsipras in Italia. Matteo Renzi, dopo il trionfo tattico compiuto con Mattarella, è già pronto ad intestarsi pure la battaglia del premier greco contro la Troika. Non prima, però, di aver telefonato alla Merkel per ricevere istruzioni.

A far comprendere l’aria che tira per gli sconfitti del centrodestra ci ha pensato stamattina di buon’ora proprio Renzi che, dai microfoni di Rtl, ha prima ribadito l’incontenibile soddisfazione per l’elezione di Mattarella al Colle, ma poi si è soffermato sulle polemiche che stanno mettendo a ferro e fuoco la destra di governo e non, che, secondo lui, «lasciano il tempo che trovano». Il premier è uscito trionfatore dall’affaire Mattarella e adesso è risoluto a tarpare le ali sul nascere ai progetti revanscisti del duo dei separati in casa Alfano-Berlusconi. I primi ammonimenti vanno per l’alleato ‘tradito’ del patto del Nazareno, Silvio Berlusconi. Renzi si dice convinto che «Forza Italia avrà tutto l’interesse a stare nel patto delle riforme con noi», ma aggiunge sibillino che «se non ci starà andremo avanti». Senza il soccorso azzurro i numeri in parlamento i renziani non li hanno, ma in questo momento sono talmente forti da potersi permettere di minacciare apertamente il Caimano senza temere vendette (forse Renzi sa di poter contare sul pacchetto di voti offerto da Verdini). Nell’occasione, si ripropone, immancabile, anche l’ossessione futurista di ‘turboRenzi’, dettosi sicuro che «l’elezione del Capo dello Stato mette il turbo, non rallenta le riforme». Con buona pace delle beghe interne dei «partitini».

I renziani si sentono così sicuri da ritenere che il testo sulla legge elettorale uscito dal Senato «sia quello giusto per la definitiva approvazione e che non vi saranno scossoni alla Camera tali da modificarlo». Così il vicesegretario del partito (con la doppia poltrona di presidente del Friuli) Deborah Serracchiani, intervistata da ‘La Stampa’, chiude sprezzante ad ogni ipotesi di trattativa. Ma la vera natura del governo Renzi ce la spiega lo stesso premier decidendo di trattare il M5S di Beppe Grillo come il figliol prodigo atteso dal padre, e i grillini come i ‘compagni che sbagliano’. Un ipocrita atteggiamento paternalista nei confronti degli unici oppositori al Sistema Renzi-Mattarella-Nuova DC che fa a pugni con la carota offerta al frodatore fiscale Berlusconi dopo aver fatto finta di roteare il bastone. «Sulla norma del 3% stiamo valutando, verificando, vedremo se cambiarla e come», promette infatti Renzi che una porta al vecchio amore di Arcore la lascia sempre aperta. Resta ancora da capire il perché, anche se, tra le virtuali risate generali, ‘il bomba’ ha la faccia tosta di confermare che «il patto del Nazareno riguarda solo le riforme, la legge elettorale, il superamento del Senato attuale. Non c’è niente di segreto».

E il messaggio renziano, forte e chiaro, sembra sia stato subito recepito dalle parti di Forza Italia. Anche se il fedelissimo berlusconiano Donato Bruno (seguito a ruota dal ‘Mattinale’ di Renato Brunetta) prova a balbettare che, dopo lo smacco del Quirinale, «niente sarà come prima» perché non sa come «sarà possibile far votare i nostri parlamentari: nel loro animo il patto del Nazareno è tramontato». Come se i ‘dipendenti’ di FI potessero decidere con la loro testa senza rischiarla. E il bacio della morte a Silvio prova a darlo anche Giuliano Urbani, uno dei fondatori del partito: «La storia di Berlusconi non finisce in gloria. Renzi gli ha dato il colpo definitivo». Ma l’ex Cavaliere tocca ferro, punta ancora forte sul patto del Nazareno e incarica Giovanni Toti di porgere un ramoscello d’ulivo al ‘golpista’ Raffaele Fitto proponendogli «un patto dei quarantenni». Il ‘parroco di Lecce’ ci sta pensando.

Per un centrodestra berlusconiano ancora ben insediato al Nazareno, ce ne sono altri in agitazione. Il primo è quello Nuovo, quello di Angelino Alfano. Dalle colonne del ‘Corriere della Sera’ è il ribelle Maurizio Sacconi a forzare per modificare lo schema di gioco degli alfaniani. «Renzi leader della sinistra unita, sfidiamolo insieme a Berlusconi», propone il ‘craxiano a vita’, in rotta con il suo partitino ministeriale a causa, pare, dell’elezione del cattolico democratico di sinistra Mattarella al Quirinale. ‘El general golpista’ Sacconi (come il Rocco Buttiglione descritto proprio dal neo presidente) esorta i pavidi colleghi di Ncd ad «essere pronti a rompere la nostra partecipazione al governo, se costretti da atti di controriforma su temi sensibili come il lavoro, il fisco e la giustizia». Ma da quell’orecchio Alfano proprio non ci sente, preoccupato come è dalla minaccia renziana di defenestrarlo dal Viminale. Caos Ncd. La linea al partito (un’altra, diversa dalla linea Sacconi) prova a darla ‘il saggio’ Gaetano Quagliariello sul ‘Mattino’ di Napoli. «Ncd è a un bivio», spara Quagliariello, «deve decidere se restare al governo – ma con un’alleanza strutturata in cui Renzi non possa scegliere, di volta in volta, con chi allearsi, a seconda della convenienza, – oppure se perseguire da subito una ricomposizione di un centrodestra, oggi balcanizzato, che superi la leadership di Berlusconi». Facile a dirsi, ma Quagliariello ha chiesto il permesso al duo Nazareno? Anche Nunzia De Girolamo, berlusconiana in incognito, Roberto Formigoni chiedono un «confronto nel partito».

Nel variegato schieramento della destra italiana sembra invece avere le idee chiare Matteo Salvini. Intervistato dal quotidiano ‘Il Tempo’ (da notare la scientifica disponibilità di tutti i mass media a fungere da cassa di risonanza per il potente di turno, senza opporgli un contraddittorio), il leader della Lega si dice convinto che «il centrodestra è morto, va ricostruito dalle fondamenta». «Niente patti con chi si fa fregare», FI compresa, ribadisce Salvini che, però, ce l’ha soprattutto con Alfano «che pur di mantenere la poltrona si allea anche con Vendola». Il sogno salviniano, neanche troppo nascosto, è quello di diventare lui il capo di un polo di centrodestra contrapposto al renzismo dando spazio, se necessario, «anche al M5S e ai pentiti di Ncd e Fi». Un sogno ad occhi aperti, appunto.

 

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