giovedì, Luglio 18

Torino secondo Giuseppe Culicchia field_506ffbaa4a8d4

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Torino è una città molto legata alla scrittura e all’editoria, non fosse altro che per il fatto di ospitare ogni anno il Salone del Libro. Ed è anche una città che è stata spesso al centro dei grandi cambiamenti sociali, e cui la deindustrializzazione sta portando,invece della decadenza, un’inattesa rinascita. Per questo l’abbiamo scelta come seconda tappa del nostro itinerario delle città viste dagli scrittori, intervistando Giuseppe Culicchia.

Scrittore, traduttore e collaboratore di varie testate giornalistiche, dopo alcuni racconti pubblicati sotto l’egida di Pier Vittorio Tondelli, Culicchia vinse nel 1994 il premio Mont Blanc con il suo primo romanzo, ‘Tutti giù per terra’, storia del ventenne torinese Walter, precursore dell’odierna gioventù costretta a un eterno precariato. Il libro divenne anche un film diretto da Davide Ferrario e interpretato da Valerio Mastandrea, e fu seguito da diversi altri titoli (di cui i più recenti sono ‘Venere in metrò’ e ‘In seguito a rudi scontri’). Al suo attivo ci sono anche vari saggi, e ‘Torino è casa mia’, una singolare guida della città composta da storie a metà strada tra narrativa e giornalismo.

 

Giuseppe, come è cambiato nel tempo il tuo rapporto con Torino?

Il mio rapporto con Torino resta immutato: voglio bene a questa città, mi ha dato tanto e non posso che esserle riconoscente.

Tu nasci da un incontro tra Nord e Sud. Hai vissuto l’antica diffidenza torinese verso i meridionali?

Sì certo: a scuola ero un ‘napuli’, in quanto figlio di un barbiere siciliano. Sono cose che fortificano. Mio padre mi raccontava di quando, arrivato a Torino nel 1946, non poteva avere la residenza se non dimostrava di avere un lavoro, e non poteva avere un lavoro se non aveva la residenza. Barbiere in via Saluzzo, dormiva nel retrobottega con addosso la giacca (non poteva permettersi il cappotto) per via del freddo.

Come si atteggia la Torino di oggi verso i nuovi immigrati?

Come tutte le città europee alle prese con questo fenomeno, ossia con una grande varietà di risposte, dall’accoglienza all’insofferenza. Ma direi che la prima prevale.

Hai scritto due diverse edizioni di ‘Torino è casa mia’. Come è cambiata Torino tra l’una e l’altra?

Beh, nel mezzo ci sono state le Olimpiadi invernale del 2006, che hanno reso Torino una meta turistica, cosa un tempo assolutamente impensabile.

Al di là del luogo comune ‘falso e cortese’, cosa caratterizza un torinese secondo te?

Un torinese oggi si caratterizza per il fatto che nel 98% dei casi non lo è, nel senso che arriva da fuori. Però tende a fermarsi, al contrario di quanto accade ai nuovi milanesi. Torino sa essere una città in cui la qualità della vita è migliore che altrove, anche se non mancano i problemi, dalla disoccupazione all’inquinamento atmosferico.

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