giovedì, Aprile 25

A Torino ‘La Scuola Possibile’ che insegna a prendersi cura dei propri sogni

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Riuscite ad immaginare una scuola senza zaini né compiti né voti e piena di nuove esperienze? A settembre 2017 ‘La scuola possibile’ diventerà realtà. Un progetto innovativo, una scuola primaria parentale, libera e contemporanea che si prefigge un obiettivo importante: realizzare un progetto di scuola elementare (e poi media) libero da costrizioni di ogni natura e livello, ove intelligenze e saperi convergano nella creazione di un ambiente di eccellenza educativa. Questa la mission de “La scuola possibile”, una realtà urbana che parte da Torino negli spazi del Basic Village e che fa del rapporto con la città uno dei suoi punti fondanti. Il dialogo con i laboratori dei poli museali, ma anche i partner che credono nel progetto come IAAD, BasicNet, Lavazza, Fondazione Pistoletto, Aurora e tanti altri sono parte viva del progetto, puntando sulla libertà e sulla responsabilizzazione dei bambini per valorizzarne i talenti.

La grande scommessa de ‘La scuola possibile’ parte da una suddivisione equa dell’insegnamento tra cinque ‘aree linguistiche’: a fianco dell’alfabetizzazione, hanno identico spazio l’educazione all’ immagine, l’educazione scientifica, l’educazione al suono e l’educazione al movimento. La giornata scolastica è pensata in funzione degli intenti educativi, alternando moduli di lezione a periodi prolungati di pausa che accompagnano il bambino dal primo mattino fino a metà pomeriggio.

Ma le novità sono molte e dei dubbi sulla validità di questa ‘scuola dei sogni’ non tardano a sorgere. Per questo abbiamo intervistato Laura Milani, direttore di IAAD, Istituto d’Arte Applicata e Design, oggi anche Founder e Presidente de “La scuola possibile”, per capire meglio cosa aspettarsi da questa nuova era dell’universo scuola.

Dottoressa Milani, parliamo di scuola ‘possibile’, ma è già realtà. Come procede questa esperienza?

Lo riassumo in una parola: meraviglia. Penso sia il più bel progetto in cui una persona può investire le sue competenze e la sua esperienza.

Lei è Direttore dello IAAD, istituto di arte e design. Come è arrivata a l’ideazione e realizzazione de ‘La scuola possibile’?

Esattamente, sono Direttore di un Università di Design, quindi vivo in una ‘posizione privilegiata’ per quanto riguarda il mondo della scuola, ho la possibilità di conoscere il livello di preparazione e di ‘felicità’ con cui gli studenti iniziano il loro percorso universitario, oltre ad essere mamma di due bambini piccoli, cosa non meno importante. Ciò mi ha fatto riflettere sul panorama ‘istruzione’. Gli studenti universitari hanno concluso da poco la Scuola dell’obbligo e nostro compito il più delle volte è quello di risvegliare innanzi tutto la loro intelligenza e creatività, riscontrando rigidità molto complesse. Quindi, a forza di confrontarmi con realtà del genere, ho deciso di prendere in mano la questione, un po’ per gli studenti un po’ per la mia famiglia, ed impegnarmi affinché ci fosse un cambiamento. Che dire, ‘La Scuola Possibile’ sta andando molto bene, abbiamo già due anni di duro lavoro alle spalle, c’è un gruppo di lavoro ovviamente plastico, che cambia in base alle fasi del processo in cui ci si trova: superata la fase delle ‘selezioni’, quella dell’’annuncio’ che ha messo in chiaro la nostra presenza, la definizione del metodo, siamo in questo momento in piena formazione degli educatori al nuovo metodo. Nel prossimo Open Day che ci sarà Sabato 8 Aprile verrà presentato ufficialmente il programma, quindi direi che siamo proprio nel clou del progetto.

Su L’Indro si è già parlato di homeschooling. Cosa ha in comune con la sua idea di scuola? Cosa invece si distacca?

Sono due realtà completamente diverse ma con punti in comune. L’aspetto legato all’apertura, il senso del parentale inteso come far convergere le famiglie nell’ ‘universo Scuola’ in senso di comprensione e condivisione. Questa non è una scuola fatta dalle famiglie: è una scuola in cui le famiglie rivestono un ruolo importante. Da parte sua, la Scuola Possibile si assume una responsabilità enorme, ovvero quella di non delegare in alcun modo alle famiglie degli alunni il ruolo che deve essere della Scuola ma chiede, allo stesso tempo, che le famiglie non deleghino alla Scuola il loro ruolo di formatori nella vita del bambino. La famiglia deve essere informata e parte integrante nella scelta alla Scuola, essendo questa fondamentale nell’ Educazione nel senso più profondo del termine, ma senza confondere i due ruoli che nel nostro caso rimangono ben distinti: la Scuola fa la Scuola e la Famiglia fa la Famiglia, ad ognuno il suo lavoro. È chiaro che entrambe devono essere d’accordo su una linea comune: non potrai insegnare ad un bambino ad essere cittadino del mondo se tornato a casa vedrà la mamma o il papà gettare un rifiuto in strada. Quindi, ripeto, le famiglie devono essere coinvolte in termini di consapevolezza e di comportamento però i ruoli sono nettamente distinti senza alcuna delega di responsabilità.

A livello pedagogico, c’è un metodo da cui è stata presa ispirazione? Qual è il metodo di insegnamento de ‘La scuola possibile’?

No, non c’è un metodo da cui abbiamo tratto ispirazione perché si tratta di un metodo innovativo, nato da un lungo percorso di studio secondo un nostro specifico criterio di ricerca che ha valutato le Scuole secondo noi più interessanti a livello di innovazione e contemporaneità, internazionali nell’approccio, presenti in tutto il Mondo e anche in Italia in un caso ( che non le dirò perché vorrei evitare paragoni): abbiamo preso un po’ da tanti che, messo insieme alla nostra idea di Scuola, ha dato vita ad un metodo nuovo dove scompaiono le rigidità, sia in senso fisico che contenutistico. Non ci sono i muri, non ci sono i banchi, i compiti, non ci sono le porte, gli zaini: non c’è tutto quello che è la rappresentanza statica della scuola in senso passivo, in senso nozionistico secondo lo schema ‘io insegno, tu impari’, entro un contesto dato, non modificabile e sempre giusto. Il bambino è al centro, l’individuo è al centro, nella sua specificità e per la sua creatività: essere creativo è il tratto distintivo che eleva l’essere umano dagli altri primati. Sulla creatività, e quindi sull’individualità, si fonda tutto il nostro metodo: il senso di questa Scuola è quello di far crescere individui diversi ed unici che sanno coesistere, collaborare fra loro e che sanno finalizzare insieme gli obiettivi. La competizione si creerà intorno ad uno scopo, non tra le persone: non si individuerà il più bravo, ma chi è stato in grado di raggiungere l’obiettivo più ambizioso. Vorremmo trasmettere un tipo di educazione globale, in cui si lavora verso obiettivi più alti perché non si è soli e si collabora con gli altri.

Un elemento di cui si discute tanto, e che ‘La scuola possibile’ non adotta è il giudizio: in un mondo in cui si cresce misurandosi con il voto di un altro questa scelta non è rischiosa? Quali sono i vantaggi?

Il problema non è la valutazione in sé, il problema sta in come il bambino viene sottoposto alla valutazione.  Nella Scuola Possibile la valutazione avviene costantemente ma non avviene in quella maniera stigmatizzata da un numero che ti fa dire se quello è un numero giusto o sbagliato. La valutazione, così come l’apprendimento, è un processo dinamico e noi lo trattiamo in quanto tale. In realtà i bambini si confrontano ogni giorno con quello che hanno capito e quello che non hanno capito, con i propri limiti e le loro potenzialità e per questo non diamo loro numeri: se non esiste la lezione tradizionale in cui ‘io ripeto e tu impari’, la modalità statica, ‘riproduttiva’ oserei dire, non ha ragione d’esistere neanche una votazione in numeri, che in fin dei conti vuole solo misurare quanto fedelmente l’alunno ha ripetuto la lezione. Le nostre giornate di scuola sono dinamiche, evolvono senza schemi prefissati. Si evince dai nomi delle materie: ad esempio Matematica e Scienze nella Scuola Possibile diventa Natura e I Segreti dell’Universo, capisce che l’ambito affrontato è molto più ampio. Se allarghi il contesto aumenti anche il numero di cose che puoi scoprire, come faccio a dare un voto su una scoperta? Sarò io educatore a rendermi conto tutti i giorni dei progressi e delle lacune dei miei studenti. Quindi i nostri alunni verranno, a differenza della scuola tradizionale, molto di più e costantemente rispetto alla singola interrogazione o il singolo compito, ma senza utilizzare un numero.

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