sabato, Agosto 15

Tocca allo spazio pagare i danni del Covid-19 La Commissione Europea ha ridotto il budget delle attività spaziali per i prossimi sette anni: da 16 a 13,2 miliardi

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La Commissione Europea ha ridotto il budget delle attività spaziali per i prossimi sette anni.
È la triste novità dei negoziati che si sono appena conclusi a Bruxelles, dove il taglio del bilancio si è concretizzato al termine dei quattro giorni che hanno portato all’assegnazione di
quasi due miliardi. La cifra, che abbiamo difficoltà ad immaginare come si scriva, è stata destinata a rattoppare il sistema economico continentale dopo il fermo dovuto alla pandemia.
La manovra entrerà in vigore il 1° gennaio 2021, dopo che avrà ricevuto l’ultima approvazione istituzionale
. Qualcuno doveva pur pagare i danni del coronavirus Covid-19, si dice a Bruxelles. Ed è toccato a un settore che non tutti hanno capito quanto sia importante e determinante per un futuro non troppo lontano.

L’ammontare della spesa per le attività concernenti lo spazio passa dai 16 miliardi di euro stanziati a 13,2 miliardi, che verranno utilizzati principalmente per il completamento dei programmi satellitari più importanti.
A maggio -lo sappiamo- la Commissione aveva già emesso una proposta di rimodulazione per 15,2 miliardi dedicati allo spazio. Questa riduzione iniziale ha spinto alcuni Paesi scandinavi a votare a favore di un minor ammontare per via della perdita dei finanziamenti dovuti alla fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione.
E così,
il bilancio spaziale approvato prevede otto miliardi per il sistema di navigazione satellitare europeo Galileo e 4,81 miliardi per i satelliti del monitoraggio ambientale Copernicus. I restanti 392 milioni di euro saranno probabilmente destinati a un’iniziativa volta a fornire servizi di telecomunicazioni con caratteristiche di sicurezza ed affidabilità.

Evidentemente in questi mesi nessuno veramente interessato al settore ha ritenuto di presenziare la pianificazione della ripartizione dei soldi e così si è persa una preziosa occasione.

E intanto negli States esce un documento della Casa Bianca in cui si indicano le linee guida dello spazio per il prossimo futuro. Un report compatto che in poche pagine fa comprendere che gli scenari militari più aggressivi si stanno spostando dalla Terra verso lo l’esterno dell’atmosfera e che la Luna, l’ulteriore continente che si allarga oltre la calotta terrestre, può rappresentare un punto di interesse del massimo peso. Anche dal punto di vista commerciale.

Ma nella capitale belga qualcuno aveva conoscenza delle intenzioni di Donald Trump? Durante le lunghe trattative i delegati avevano la consapevolezza che tirando la coperta qualche lembo si sarebbe slabbrato? Noi riteniamo di no, a conferma della leggerezza di alcuni presidi a cui manca la visione globale necessaria ad amministrare un popolo. O meglio, un continente.

A fine anno, come dicevamo, l’ultima parola spetterà al Parlamento europeo.
Vedremo cosa dirà l’unica assise dell’Unione eletta dal popolo. Onestamente ci aspettiamo e invitiamo le istituzioni preposte -che sappiamo essere costituite da tecnici di qualità- a far le dovute pressioni perché non si riducano i fondi a un settore altamente strategico, che annovera posti di lavoro importanti e che rappresenta l’avamposto della competizione mondiale. Se è vero che tutta l’Europa dovrebbe serrare i ranghi, invece di disperdersi in opportunità regionali, l’Italia ha il dovere di tutelare i suoi interessi attraverso tutti i canali che le competono.

Altrimenti, le sassate che troppo spesso vediamo sfrecciare, generiche e inconsistenti ma destinate solo alla destabilizzazione sistematica, finiscono per agevolare le trame eversive che le guidano. E un Paese civile non deve permetterselo.

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