venerdì, Settembre 18

TikTok – Microsoft: Trump dà una mano Dietro a quello che appare il favore dell’amministrazione Trump all’accordo cui le parti starebbero lavorando non vi è, quindi, solo una volontà difensiva, ma una più ampia strategia volta a sostenere il ruolo di Washington in uno scenario competitivo

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La vicenda TikTok e la possibilità di unacquisizione da parte di Microsoft delle sue attività sul mercato nordamericano, in Australia e in Nuova Zelanda, mettono in luce una volta di più i problemi legati al complesso rapporto fra USA e Cina e al ruolo che svolgono, in questo contesto, i settori tecnologici e i problemi del data gathering. Ai primi di luglio, il Segretario di Stato, Mike Pompeo, aveva aperto il nuovo fronte di guerra, ventilando la possibilità mettere al bando TikTok sul territorio statunitense a causa della presunta contiguità della società che distribuisce l’applicazione (la cinese ByteDance) alle strutture dell’intelligence di Pechino. Le dichiarazioni di Pompeo hanno coinciso con un momento particolarmente ‘caldo’ dei rapporti fra Stati Uniti e Cina. In precedenza,da più parti, negli Stati Uniti e fuori, erano stati avanzati dubbi sull’uso e la gestione che TikTok farebbe dei dati degli utenti. Dopo il deteriorarsi dei rapporti fra i due Paesi e il riesplodere degli scontri lungo la contestata frontiera sino-indiana (LAC – Line of Actual Control), le autorità di Nuova Dehli avevano inoltre messo a loro volta al bando TikTok e altre cinquantotto applicazioni prodotte e distribuite da società cinesi perché impegnate in attività … pregiudizievoli per la sovranità e lintegrità dell’India”.

A questo scenario, la volontà di Microsoft di acquisire parte delle attività di TikTok aggiunge un ulteriore grado di complessità. La mossa di Seattle risponde anzitutto a una logica di penetrazione in un settore ad alto profitto e potenzialmente in grado di influenzare diversi aspetti della sua attività futura. Come è stato osservato, l’accordo con TikTok farebbe di Microsoft uno dei protagonisti del mondo dei social media e del mercato della pubblicità online. Di contro, esso permetterebbe alla Casa Bianca di conseguire in modo tutto sommato indolore l’obiettivo di sottrarre alla ‘mano cinese’ la gestione dei dati degli utenti (Microsoft ha già assicurato che tutti i dati privati degli utenti TikTok statunitensi saranno trasferiti su server residenti negli USA e rimossi da quelli di fuori dal Paese dopo il trasferimento), rilanciando parallelamente il ruolo dei giganti statunitensi nel mercato dei social media, un ruolo che proprio l’ascesa di TikTok (800 milioni di utenti a livello globale, 85 milioni nei soli Stati Uniti) stava intaccando. Sembra essere soprattutto questa la ragione che ha spinto la Casa Bianca a ‘congelare’ la messa al bando dell’applicazione e a garantire a Microsoft un margine di tempo sicuro per chiudere una trattativa che, tutto sommato, potrebbe risultare vantaggiosa anche per ByteDance.

Al di là del caso specifico e da quelli che saranno i suoi possibili esiti, la vicenda che si sta dipanando intorno a Microsoft e a TikTok si presta a diverse considerazioni. Da una parte, essa segna l’ennesimo sviluppo nel braccio di ferro fra Cina e Stati Uniti, che, dopo la crisi che ha avuto come protagonisti Huawei e Google negli scorsi anni, è tornato a ruotare intorno al delicato settore della tecnologia. In questo settore, la volontà di Pechino di sviluppare capacità d’innovazione proprie in una serie di settori-chiave (anche con programmi di investimento alungo termine come ‘Made in China 2025’, lanciato nel 2015 per potenziare le capacità del Paese nel comparto hi-tech e trasformare il suo profilo di produttore a basso costo di beni a basso valore aggiunto in quello di fucina dinnovazione, di produzioni automatizzate ad alto valore aggiunto e di tecnologie produttive avanzate) è forse il principale fattore di attrito con Washington. Ad aggravare le cose, a ciò si aggiungono le tensioni che affiorano regolarmente intorno alla questione della tutela della proprietà intellettuale, questione che – nonostante la firma, lo scorso gennaio, dell’accordo sulla c.d. ‘Fase uno’ – sembra destinato a rimanere uno dei maggiori ostacoli alla sigla di un accordo commerciale credibile fra Stati Uniti e Cina.

Vi è, poi, la questione della raccolta e della gestione dei dati. Grazie a Facebook, Twitter e Google, gli Stati Uniti detengono oggi una posizione pressoché monopolistica nel settore, destinata a rafforzarsi se il ‘takeoverdi Microsoft (che già controlla LinkedIn) dovesse andare in porto. Anche per questo, da alcune parti, è stato sostenuto che l’interesse del gigante di Seattle possa rivolgersi all’acquisto non solo delle attività relative al mercato nordamericano, ma di tutte quelle legate all’applicazione di ByteDance. In un caso e nell’altro, le ricadute sarebbero importanti. Se l’entrata in forze di Microsoft nel settore dei social media potrebbe aumentare la competizione sul mercato statunitense (svolgendo un ruolo positivo anche per i suoi competitor, da tempo oggetto dell’attenzione delle autorità antitrust), essa rischia, infatti, di ridurla a livello globale, rafforzando il ruolo delle società USA in un settore centrale per molti sviluppi futuri. Dietro a quello che appare il favore dell’amministrazione Trump all’accordo cui le parti starebbero lavorando non vi è, quindi, solo una volontà difensiva, ma una più ampia strategia volta a sostenere il ruolo di Washington in uno scenario competitivo nel quale il peso delle risorse immateriali ha ormai da tempo superato quello dei ‘tradizionali’ asset materiali.

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