mercoledì, Dicembre 11

Ti spiego la ‘rivoluzione culturale’ del Governo del cambiamento: nuovi porcelli per vecchie porcate Rai, acquisto degli F 35, Libia, Afghanistan: ma qualcuno ha chiesto agli italiani, magari attraverso la mitica piattaforma Rousseau, che ne pensano?

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Il cambiamento, il Governo del cambiamento. Va benissimo, ottima cosa, specie se si riuscisse a capire ‘cambiamento di che’; perché cambiare è una buona cosa in certi casi e una pessima in molti altri. Comunque presuppone che si sappia cosa si cambia e come … i più pignoli chiederebbero anche il perché.

La vicenda della RAI credo sia emblematica di cosa sia questo cambiamento. Anzi, pardon, emblematica di questo ‘non-cambiamento’ o, se preferite, ‘cambiamento di nulla’.

I partiti e movimenti che sono al Governo sono lì grazie   -sia chiaro ai Signori Matteo Salvini, Beppe Grillo e Davide Casaleggio e al loro allievo Luigi Di Maio, aspirante Robespierre–   al senso dello Stato e alla pazienza del Presidente Sergio Mattarella, che, visibilmente facendo forza su se stesso, ha fatto l’impossibile per permettere la costruzione di un Governo che corrispondesse ad una somma di voti dei cittadini. Una somma meccanica, aritmetica, dato che chiunque è pronto a scommettere che ben pochi elettori M5S e  Lega abbiano, votando, pensato a una cosa del genere  -si sarebbero sparati addosso a palle incatenate, altroché. Pochi, pochissimi elettori, dunque, lo avrebbero immaginato; qualche analista sì, sulla base di un ragionamento tanto semplice quanto terribilmente rigoroso: il populismo, o, se preferite, il qualunquismo (che è molto più nel sangue di noi italiani) porta ad avvicinare i populisti, perchè, proprio in quanto tali, non hanno progetti, idee strategiche, ideologie (oddio, che parolaccia), ma solo il desiderio di buttare fuori chi c’è e sostituirlo con altri. ‘Tutti ladri’ e ‘traditori’ o ‘venduti’, è stato il ritornello gridato per tutta la campagna elettorale, da entrambi i partiti.

Basterebbe ascoltare le parole d’ordine di costoro: ‘onestà’, ‘trasparenza’, ‘sovranismo’ (non sovranità, badate bene, quella è una cosa troppo seria e difficile per usarla) ‘facciamo quello che vogliamo in casa nostra’, ma, tanto per dire, qual è ‘casa nostra’ nessuno lo dice, dunque il termine corretto non è ‘sovranismo’, ma ‘provincialismo’. Bastino le ridicole considerazioni di Edward Luttwak in una delle sue infinite interviste, sempre volgarmente sprezzanti del nostro Paese e della nostra gente, secondo cuipopulismoè ottima cosa perché significa che si fa ciò che vuole il popolo, e dunque è democrazia. Testuale: «La parola ‘populismo’ non è corretta. Se un politico ascolta i bisogni dei cittadini è democratico, non populista. Chi contrasta questo Governo in Italia appartiene a un’élite politica trans-europea che di fronte al fenomeno dell’immigrazione di massa ha preferito le idee del Papa e di George Clooney ignorando la volontà popolare. Invece che ascoltare i loro concittadini i politici di professione hanno preferito ascoltare Hollywood»: sintetico ed elegante. E chi lo accerta realmente cosa vuole il popolo? Luttwak o la piattaforma Rousseau? e, poi, se il popolo vuole una fesseria che si fa, si fanno le fesserie? Provate a chiedere al popolo se vuole pagare le tasse: nessuno ‘vuole’ pagare le tasse; qualcuno certo dirà che le ‘vuole’ pagare, perché risponde ad una cultura liberale che accetta le tasse. Ma se seguiamo il popolo che facciamo, eliminiamo le tasse? Il massimo della democrazia, direbbe Luttwak … provate a proporlo al Governo americano!

Ma che politica è quella che si propone di agire con onestà e di fare la volontà del popolo. Ma queste sono cose ovvie, o meglio dovrebbero esserlo, la domanda che dovrebbe porsi un politico se fosse tale  -e non mi dite che quelli di prima erano anche peggio, non cambia nulla- è cosa si vuole fare e come.

E qui arriviamo alla RAI. ‘Cambiamo tutto’, facciamo la ‘rivoluzione culturale’ e chi più ne ha più ne metta. E allora uno si aspetta, che so, che si faccia un concorso pubblico sugli aspiranti consiglieri di amministrazione, in modo da scegliere pubblicamente i migliori; un concorso pubblico per scegliere il migliore amministratore delegato del mondo; che tutti si propongano per fare il Presidente della RAI sulla base della loro cultura, delle cose che hanno fatte, mostrate pubblicamente. E infatti, Giovanni Tria, Luigi Di Maio e Matteo Salvini si riuniscono e decidono i nomi (se uno mi chiede ora quali sono io non ne ho idea … ma quanti lettori me ne sanno fare tre?) e li nominano: sono i migliori, i più belli, diceva ieri sera a in onda Gianluigi Paragone (uno che se ne intende) perché sono «vicini a noi»  (testuale) sostengono le idee sovraniste, ecc.

Ma ci spiegate, anche a noi poveri cittadinucoli di serie C, chi erano gli altri concorrenti e perché sono stati esclusi? Ah, si risponde, ma la Monica Maggioni era iscritta alla Trilaterale (che la ‘sinistra’ ha sempre considerata Belzebù e ora lo fa la destra, e che destra!) volete mettere con Marcello Foa che parla solo male di Mattarella, dell’euro, dell’UE! Però, lui, è una persona corretta, visto che il Parlamento (che rappresenta il ‘pooppolo’, ‘giustto’ per chiarire) non lo vuole, luicorrettamente’, lo dice lui stesso … continua a fare parte del Consiglio di Amministrazione e, visto che guarda un po’ è il più anziano … fa il Presidente. E che è la quadratura del cerchio, roba da principianti! Al solito: prima si facevano porcate e quindi appunto, si prosegue, questa è la ‘rivoluzione culturale’! manteniamo le porcate, ma cambiamo i porcelli!

Questa logica folle e autolesionistica, è quella che porta il nostro ‘aspirante’ Presidente del Consiglio a scodinzolare felice intorno a Donald Trump per: a) acquistare gli F 35, finora contestatissimi proprio dalla sua parte politica e dalla Lega, e notoriamente a dir poco mal funzionanti, ma non eravamo amici di Putin, perché non ci compriamo un paio di centinaia di Sukhoi S 35?; b) assumere una posizione divergente rispetto a quella comune in Europa; c) assumere un ruolo guida (sulla carta, non illudetevi o state tranquilli, solo sulla carta) sulla Libia, facendo incavolare la Francia (e va bene, chi se ne frega, direbbe Di Maio) ma mettendoci in un ginepraio maledetto del quale proprio non abbiamo bisogno e diventando definitivamente complici e finanziatori degli aguzzini libici; d) mantenere o rafforzare la nostra presenza in Afghanistan, in nome della nostra sovranità o meglio del nostrosovranismo’ … ma (sempre a beneficio di Di Maio) che ce ne frega a noi dell’Afghanistan, tanto più che, pare, ci riserviamo di mettere del grasso di maiale nel piatto di lenticchie degli iraniani, giusto per metterci contro sia gli islamici sciiti che quelli sunniti   -per dirla con il soave Luttwak: «il formidabile Governo targato Pd ha seguito la linea di Federica Mogherini, che è convinta che l’Iran sia il Paese più importante del mondo. La Mogherini bacia e abbraccia gli iraniani, scatta con loro selfie esattamente come negli anni ’70 una ragazza poteva farsi le foto estasiata con i Rolling Stones. Ma dietro tutto questo non c’è nessuna ratio economica».

Solo per mia informazione: ma qualcuno ha chiesto agli italiani (magari attraverso la mitica piattaforma Rousseau) che ne pensano? Scommetto di no, sono problemi troppo complicati, chiederemo invece di fare il referendum sull’euro, problema di banale semplicità.

Nelle chiacchiere siamo i più forti del mondo. Evviva il cambiamento.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.