domenica, Agosto 25

Ti spiego come mettere in ginocchio l’Arabia Saudita dall’Iran Ecco come l’Iran potrebbe destabilizzare l’Arabia Saudita. Strutture petrolifere, porti, impianti di desalinizzazione dell’acqua, rete elettrica, reti di controllo e di acquisizione dati: tutto facilmente attaccabile dall’Iran, anche senza fare uso di armi pesanti

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Lo scontro Iran-Stati Uniti è, e per il momento resta, la più grave minaccia alla ‘non guerra’ in Medio Oriente. In questo scenario, che vede l’Iran patire, in primis dal punto di vista economico, le politiche ‘massima pressione’ della Casa Bianca, si pone il problema della possibile destabilizzazione delle monarchie del Golfo da parte di Teheran, prima tra tutte l’Arabia Saudita, il ‘nemico’ per eccellenza dell’Iran.
Anche gli Emirati, secondo gli analisti, sono a rischio, ma si ritiene che l’Iran abbia come principale obiettivo Riyad, in nome della rivalità sunnita-sciita, l’Iran e l’Arabia Saudita si contendono l’influenza sulla regione  -capitolo sul quale da anni l’Iran sta lavorando e con discreto successo-,   vi è di mezzo la volontà, oramai storica, di svolgere un ruolo guida nella politica regionale e delle riserve petrolifere, inoltre è più probabile che l’Iran colpisca partner statunitensi come l’Arabia Saudita che attaccare direttamente gli Stati Uniti, o partner di secondo piano, altresì l’Arabia Saudita è un obiettivo strategico a causa della sua posizione geografica sul Mar Rosso.

Il problema è stato discusso ieri, nel corso di una telefonata,  dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo con il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman. Al centro dei colloqui: la sicurezza marittima al fine di promuovere la libertà di navigazione contro quelli che si considerano ‘attacchi’ alle petroliere da parte dell’Iran, ma soprattutto il contrasto delle attività destabilizzanti del regime iraniano, aumentate da quando il Presidente Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, lo scorso anno, e ha imposto un crescendo di sanzioni che, a dire di Teheran, mirano a far morire di fame il popolo iraniano,  «Il terrorismo non è soltanto un attacco armato contro i cittadini, anche la fame di 82 milioni di iraniani è una forma di terrorismo» ha detto il Ministro degli Esteri, Javad Zarif
Intanto  più di 2,5 milioni di musulmani domani inizieranno il pellegrinaggio annuale a hajj nella città santa islamica di La Mecca, tra loro circa 88.550 pellegrini iraniani

Folle di fedeli hanno già iniziato a radunarsi alla Mecca da giorni per prepararsi all’hajj, il punto focale del calendario islamico, per ora le tensioni nel Golfo restano sullo sfondo. Posto che gli Stati Uniti hanno messo in atto tutta una serie di precauzioni militari, tra cui invio di 500 soldati alla base aerea saudita, dispiegamento di uno squadrone di caccia dell’aeronautica militare e un gruppo di attacco, invio di strumentazione di sorveglianza e ricognizione, ecc… il rischio comunque c’è ed una preoccupazione delle cancellerie dell’area e degli USA. Per quantoprovatol’Iran è tutt’altro che abbattuto e le attività di questo ultimo trimestre -blocco di petroliere, abbattimento di droni USA- lo dimostrano e dimostrano altresì quanto l’Iran sia determinato a gestire la sicurezza nel Golfo.

A questo punto, quali tipi di capacità potrebbe usare l’Iran contro l’Arabia Saudita? Quali sono le potenziali vulnerabilità delle infrastrutture critiche in Arabia Saudita e quanto sono gravi? A queste domande ha provato rispondere uno studio del Center for Strategic and International Studies (CSIS) a firma di Joseph S. Bermudez Jr., analista del Centro e docente di difesa e intelligence, Danika Newlee, responsabile del programma di ricerca sulle minacce transnazionali presso il Centro, Nicholas Harrington, assistente di ricerca, analista specializzato in equilibrio militare globale, guerra asimmetrica e minacce di attori non statali.

Secondo il CSIS, l’Iran possiede numerose capacità che possono minacciare le infrastrutture critiche e le risorse marittime dell’Arabia Saudita.
Tutta l’Arabia Saudita è minacciata da missili iraniani e il numero di missili iraniani in grado di raggiungere il Paese sopraffarrebbe praticamente qualsiasi sistema di difesa missilistica.
L’Iran mantiene la più grande forza missilistica balistica e da crociera in Medio Oriente, in grado di colpire obiettivi fino a 2.500 km dai suoi confini. I missili iraniani continuano a migliorare in termini di portata, velocità, profilo di volo e distruttività.
In caso di escalation militare, l‘Iran potrebbe usare la sua forza missilistica su larga scala per colpire infrastrutture critiche in Arabia Saudita -e in altri Stati del Golfo-, quali ad esempio il porto di Ras Tanura, la centrale di desalinizzazione di Ras Al-Khair, l’impianto di elaborazione e stabilizzazione di Abqaiq, la raffineria di Yanbu, situata lungo il Mar Rosso. 

Oltre al proprio arsenale, l’Iran si affida anche a partner come gli Houthi nello Yemen. Teheran ha fornito armi, tecnologia  –missili anticarro, missili balistici, mine marine, droni, sistemi di difesa aerea portatili, barche esplosive senza pilota-, addestramento e consiglieri agli Houthi (ufficialmente chiamati Ansar Allah). Gli Houthi hanno preso di mira navi vicino allo stretto di Bab el-Mandeb e condotto attacchi contro obiettivi terrestri in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, hanno già usato questi sistemi per colpire obiettivi in Arabia Saudita in numerose situazioni, secondo il Centro, vi sarebbero stati, negli ultimi tre anni, oltre 250 attacchi con missili, veicoli aerei senza pilota e altre tipologie di interventi contro infrastrutture critiche e altri obiettivi in Arabia Saudita da parte degli Houthi collegati all’Iran.

Altro partner potenzialmente collaboratore, sempre secondo CSIS, sarebbe Hezbollah. L’Iran ha aiutato Hezbollah a migliorare le sue capacità missilistiche e non solo. Per tanto, l’arsenale missilistico del gruppo e altre capacità potrebbero essere utilizzate per attaccare l’Arabia Saudita.  Sebbene i missili possano colpire direttamente le infrastrutture critiche in Arabia Saudita e nel Golfo Persico, l’Iran è probabile preferisca continuare con gli attacchi informatici.
Gli strumenti informatici offrono una portata praticamente illimitata e una bassa possibilità di attribuzione, condizione perfetta per gli iraniani perché consente loro di condurre operazioni mantenendosi in anonimato.

L’Iran ha notevolmente migliorato le sue capacità informatiche offensive negli ultimi anni, sia per provocare effetti localizzati e temporanei di disturbo -dall’interruzione delle reti aziendali anche per settimane, fino alla cancellazione dei dati ai danni del governo saudita e dei privati, come avrebbe già fatto tra fine 2016 e inizio del 2017- sia per condurre attacchi informatici autenticamente distruttivi e duraturi.

Ad esempio, molti dei processi critici di Saudi Aramco -come la perforazione di pozzi di petrolio, il pompaggio di petrolio e il caricamento di carburante su autocisterne- sono gestiti e monitorati elettronicamente. Questi sistemi possono essere presi di mira. Il malware distruttivo chiamato Shamoon, che è stato collegato all’Iran tramite il gruppo di hacker sponsorizzato dallo Stato APT33 (o Elfin), che elimina i file, è  stato utilizzato per colpire le infrastrutture petrolifere e del gas in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto rilevato da CSIS.
L’Iran ha la capacità di colpire le strutture di desalinizzazione, la rete elettrica, e altre infrastrutture critiche. 

Altra grande capacità dell’Iran è quella che gli deriva da armi -mine, missili da crociera per la difesa costiera, sottomarini, veicoli aerei senza pilota e mezzi di pattugliamento e attacco rapido- e azioni irregolari che minacciano le infrastrutture critiche che transitano in corsi d’acqua come lo stretto di Hormuz e lo stretto di Bab el-Mandeb. Una potenzialità che in queste settimane si è vista applicata con il blocco di alcune petroliere nel Golfo.
Iran è l’unico Paese del Golfo Persico che possiede sottomarini e la capacità anti-sub dei Paesi dell’area è estremamente limitata. La forza sottomarina dell’Iran è composta, tra il resto, da tre sottomarini in grado di posare mine e lanciare siluri. Teheran possiede anche navi più piccole che enfatizzano la velocità e la mobilità particolarmente utili per bloccare petroliere e similari.

A queste potenzialità iraniane, corrispondono le vulnerabilità delle infrastrutture critiche dell’Arabia Saudita, che per quanto abbia lavorato alla protezione della sua infrastruttura, secondo il CSIS, la minaccia alle sue infrastrutture petrolifere e non solo rimane significativa. 

L’Iran, direttamente o attraverso uno dei suoi partner, potrebbe attaccare i componenti a monte dell’infrastruttura petrolifera dell’Arabia Saudita, che include l’esplorazione e la produzione dei suoi giacimenti petroliferi. Un simile attacco potrebbe avere un impatto temporaneo sui mercati petroliferi globali, e avrebbe probabilmente un effetto limitato sulle infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita, non ultimo perché le strutture per questi processi sono sparse sul territorio.
Molto più grave sarebbe l’attacco alle cinque strutture di stabilizzazione del greggio, situate ad Abqaiq, Juaymah, Jubail, Qatif e Ras Tanura. Di questi, Abqaiq è il più vulnerabile, sostiene il CSIS. È il più grande impianto di lavorazione del petrolio e impianto di stabilizzazione del greggio al mondo, con una capacità di oltre 7 milioni di barili al giorno. Sebbene la struttura di Abqaiq sia grande, il processo di stabilizzazione è concentrato in poche aree specifiche,  il che aumenta notevolmente la probabilità che uno che un attacco distrugga le strutture

Anche un attacco alle raffinerie  -nove in funzione e una dovrebbe essere operativa entro la fine del 2019-  potrebbe creare notevoli danni.  Le esportazioni di prodotti raffinati aiutano ad alimentare l’economia dell’Arabia Saudita, sebbene siano di volume inferiore rispetto alle esportazioni di petrolio greggio.
Stesso rischio per quanto attiene ai meccanismi di esportazione, sono potenzialmente vulnerabili, compreso il suo sistema di condotte e i suoi porti lungo il Golfo Persico e il Mar Rosso. Per spostare il petrolio verso i porti del Mar Rosso, che si trovano ad un’altitudine più elevata rispetto agli impianti di lavorazione orientali, vengono utilizzate stazioni di pompaggio. Un attacco a una di queste stazioni di pompaggio potrebbe arrestare il flusso di petrolio verso i porti, con il conseguente blocco delle esportazioni.
E infine i porti. Gli attacchi ai porti sauditi, in particolare quelli lungo il Golfo, potrebbero causare danni significativi. Ras Tanura, situata nel Golfo, è sia il porto principale dell’Arabia Saudita sia il più grande porto di esportazione di petrolio offshore del mondo. 

Un rischio pesantissimo è quello che corrono gli impianti di desalinizzazione. Le risorse naturali di acqua rinnovabile sono scarse in Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman e Emirati Arabi Uniti. Le piogge limitate e il consumo eccessivo hanno impoverito le acque sotterranee a livelli insostenibili. Di conseguenza, la dissalazione dell’acqua è vitale per l’acquisizione di acqua potabile. In Arabia Saudita, la desalinizzazione rappresenta oltre il 70 percento dell’acqua potabile utilizzata nelle città e l’acqua desalinizzata ha sostituito le acque sotterranee come fonte primaria di acqua potabile in tutto il Paese. Il più grande impianto di desalinizzazione del mondo è Ras al-Khair, situato sulla costa del Golfo Persico dell’Arabia Saudita a nord di Jubail.
Nel 2009, il Dipartimento di Stato americano fece notare che un atto ostile contro l’impianto di desalinizzazione dell’Arabia Saudita a Jubail avrebbe costretto all’evacuazione di Riyad entro una settimana. Ras al-Khair è ora il più grande impianto di desalinizzazione dell’Arabia Saudita (e del mondo) ed è molto vulnerabile a un attacco iraniano. In una valutazione, gli analisti hanno osservato che ogni impianto di dissalazione è un ostaggio della fortuna perché sono impianti facilmente sabotabili, possono essere attaccati dal cielo o bombardando dalla costa. Un rischio per questi impianti viene anche dagli attacchi informatici. Non basta: una fuoriuscita intenzionale (o anche non intenzionale) di petrolio vicino a Ras al-Khair, per esempio, renderebbe l’acqua inutilizzabile per la dissalazione  -durante la guerra del Golfo l’Iraq aprì deliberatamente le valvole in un terminal petrolifero kuwaitiano e creò un massiccia chiazza di petrolio nel Golfo.

La rete elettrica è una delle strutture vulnerabili in caso di attacco iraniano, anche di riflesso a un attacco alle strutture petrolifere.
Stessa vulnerabilità, forse con riflessi ancora più gravi, è quella dei sistemi di controllo industriale (ICS) e di controllo di supervisione e acquisizione dati (SCADA). Secondo gli analisti tutti i componenti sono potenzialmente attaccabili. E i sistemi SCADA sauditi sono già stati attaccati in diverse occasioni, proprio dagli iraniani.

Insomma, un attacco alle infrastrutture sensibili in grado di ferire profondamente il regno da parte dell’Iran è tutt’altro che impossibile, e potenzialmentefacile’, ma, secondo gli analisti CSIS, allo stato attuale, è improbabile, mentre quasi certamente proseguiranno e magari potranno intensificarsi e diversificarsi le azioni di disturbo, dal blocco delle petroliere agli attacchi informatici con utilizzo di hacker sponsorizzati dal Governo.

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