giovedì, Ottobre 29

Thomas Sankara, il sogno assassinato del Burkina Faso Intervista con Silvestro Montanaro, autore di un documentario sull’ex presidente del paese africano

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Il 15 ottobre 1987, giorno della morte di Thomas Sankara, in Burkina Faso uccisero la felicità. Il giovane leader del paese africano venne assassinato a 38 anni, con la complicità di Francia e Stati Uniti, durante un colpo di stato organizzato da Blaise Compaoré, ex compagno d’armi che divenne il nuovo presidente del Burkina Faso. 

Sankara pensava che la politica avesse senso solo se era rivolta alla felicità dei popoli. Il giovane presidente divenne molto popolare grazie alle riforme e ai cambiamenti che seppe imprimere nella vita dei suoi connazionali. Una rivoluzione pacifica, morale e culturale che trasformò una delle nazioni più povere del mondo in un esempio per l’intero continente. In pochi anni, dal 1983 al 1987 Sankara, figura carismatica per tutti gli africani, costruì scuole e ospedali, realizzò campagne di vaccinazione, piantò alberi per fermare la desertificazione, ridistribuì la terra ai contadini, ridusse la spesa pubblica e la corruzione, vietò l’infibulazione e la poligamia, sostituì le costose auto blu ministeriali con le Renault 5. Il suo impegno era disinteressato, come presidente rinunciò a tutti i benefici personali. Quando morì gli unici beni in suo possesso erano un piccolo conto in banca di circa 150 dollari, una chitarra e la casa di famiglia. 

Sankara si attirò le antipatie delle grandi potenze mondiali a causa della sua battaglia contro il debito che strangolava e strangola tuttora i paesi africani. Il debito pubblico, dichiarò il Presidente del Burkina Faso al vertice dell’Organizzazione per l’Unità Africana, «nella sua forma attuale, controllata e dominata dall’imperialismo, è una riconquista dell’Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a norme che ci sono completamente estranee. In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo assoluto, di coloro i quali hanno avuto l’opportunità, l’intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l’obbligo di rimborso».

La sfida di Sankara alla grande finanza e ai potenti del mondo è stata raccontata dal giornalista Silvestro Montanaro nel documentario ‘Sankara… e quel giorno uccisero la felicità’, trasmesso su Rai 3 nel 2013 nel programma ‘C’era una volta’. Abbiamo rivolto a Montanaro alcune domande su Sankara.

Signor Montanaro, può spiegare in cosa consiste la sua attività professionale?

Credo di essere fondamentalmente un cantastorie. I miei racconti si sono espressi in tanti articoli e inchieste per la carta stampata, in alcuni libri e in tanti reportage e documentari per la televisione. Sono stato in questo campo coautore di Michele Santoro nelle ultime stagioni di quella straordinaria finestra sulla realtà italiana che è stata ‘Samarcanda’. Poi ho curato la trasmissione ‘C’era una volta’, sguardo disincantato e appassionato sulle grandi questioni del nostro mondo, dai diritti umani alle guerre volutamente dimenticate, dai traffici di carne umana alla rapina planetaria di multinazionali e centri finanziari, al programmato e voluto disastro africano.

Com’è nata l’idea di girare un documentario su Thomas Sankara?

Avevo incrociato il personaggio, restandone incantato, mentre realizzavo nel 1998 l’unica trasmissione mai pensata in Europa sul debito. Appena ho potuto, ho approfondito la sua conoscenza.

Che cosa l’ha colpita di più della sua personalità?

Sankara è uno scrigno di idee e bandiere per questo nostro tempo la cui povertà di progettualità di futuro è devastante e in cui sventolano solo stracci sporchi ed incolori, incapaci di destare il minimo sogno. Mi ha colpito la semplicità di Sankara, la sua profonda umiltà, il suo spirito di servizio a favore delle donne e degli uomini del suo paese e del mondo intero, lo sforzo costante di lettura critica del suo tempo e del futuro, la sua passione per la giustizia, il suo sorridere alla vita. La sua idea di felicità, per tutte e per tutti. Possibile. Mai come oggi.

Per quale motivo sarà ricordato Sankara in futuro?

Sankara è la dimostrazione vivida che un’altra Africa era ed è possibile. Il suo era il paese più povero del continente e del mondo intero e riuscì a riscattarlo dalla miseria. Sarà ricordato per la sua idea della politica come servizio umile e povero alla costruzione della felicità collettiva. Per le sue idee di cooperazione internazionale, unica risorsa di equità e di pace. Per il suo credere che ciò che unisce le donne e gli uomini di tutto il mondo è infinitamente più grande di ciò che li divide. E che a esaltare le differenze, ad armarle, siano i poteri di sempre. Per sopravvivere.

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