domenica, Luglio 12

Thatcher e May: gemelle diverse Margaret Thatcher e Theresa May, entrambe Primo Ministro donna del Regno Unito, ma diverse come politica estera, interna ed economica

0

Margaret Thatcher e Theresa May sono spesso messe a confronto, nel bene e nel male. Ma perché? Solo perché sono entrambi conservatrici inglesi? Solo perché sono due donne al numero 10 di Downing Street? Insomma, perché? Ad accomunarle politicamente mille problemi interni al partito conservatore dei Tories, mille problemi di popolarità nel Regno e fuori, mille decisioni difficili. Però, se una ha avuto il pugno di ferro, l’altra soffre da tempo montanti e ganci destri dal pugno dell’Unione Europea e dalla Camera dei Comuni inglese. E verrebbe da dire che per May, adesso, «la notte è piccola, troppo piccolina» prima dell’alba della Brexit. Il tempo stringe a Downing Street, e «il tempo non si fermerà» questa volta.

Il richiamo alle Gemelle Kessler non è casuale, le due Prime Ministers londinesi spesso sono affiancate per il loro essere donne di potere. Un paragone ‘sessista’ ed ovviamente banale. I capelli cotonati e i gusti musicali comuni sono immagine, non politica. Le due Tories sono due donne che salgono al potere a distanza di trentasette anni, in due scenari complicati, ma diversi.

Margaret Thatcher è Primo Ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990. Un periodo che va da Jimmy Carter a George Bush senior, passando per Ronald Reagan. Un periodo che va da Leonid Breznev a Michail Gorbacev. Un periodo di guerra fredda e di crisi della politica economica keynesiana. Un periodo di spionaggi e controspionaggi. Celebre è la sua vittoria, nel 1982, alle Isole Falkland contro il regime militare argentino di Leopoldo Galtieri. Ma questo non è l’episodio che le ha conferito il nomignolo di ‘Lady di Ferro’.

Prima di essere eletta, nel 1976, tenne un discorso alla Kensington Town Hall (Chelsea) per avvertire il popolo inglese del pericolo rappresentato dall’Unione Sovietica. La propaganda sovietica le ha conferito quel nomignolo: viene chiamata Lady di ferro’ dai sovietici annidati oltre la ‘cortina di ferro’. La sua elezione nel 1979 preoccupa Mosca: il Regno Unito schiera i nuovi missili da crociera statunitensi sul proprio suolo, facendo iniziare una nuova fase di confronto militare con l’Urss in Europa.

La Thatcher è la prima ad aprire il dialogo con Michail Gorbacev, prima di Reagan. L’anticipo è di due anni: in quel dicembre 1984, Gorbacev finanzia segretamente i minatori in sciopero contro il Governo Thatcher. Un dialogo che, però, ha portato alla dissoluzione dell’Unione Sovietica e al crollo della cortina di ferro e del Muro di Berlino. Una scommessa vinta, a lungo termine, che poco si può paragonare alle attuali mosse di Theresa May. Infatti, la May rischia di dissolvere l’unità socio-politica del Regno Unito ed erigere un nuovomurotra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda.

La politica economica di Thatcher è diventata dottrina economica: il neoliberismo thatcheriano, come quello reaganiano. Una politica economica in risposta alla crisi delle politiche keynesiane, dovuta agli shock petroliferi degli anni Settanta e al passaggio, nel 1971, ad un sistema di cambi fluttuanti nel sistema monetario internazionale. Il sistema aureo (Gold standard), istituito con gli Accordi di Bretton Woods del 1944, garantiva la convertibilità del dollaro in oro. Questi due fattori rendono deleteria una politica economica espansiva di Welfare State: il debito pubblico aumenta, la spesa pubblica lievita. Il neoliberismo inverte la rotta: taglia la spesa pubblica, privatizza le aziende nazionalizzate, sgonfia il debito pubblico, oltre che lasciare pieno spazio ad un mercato senza regolamentazione e autorità pubblica. Una politica che ha dato i natali al Welfare State residuale o liberale, simili a quello statunitense e australiano.

Secondo Ipsos-MORI, durante il suo mandato di undici anni, Margaret Thatcher ha mantenuto, in media, un 40% di approvazione delle sue politiche (il più basso tra i Prime Ministers dopo la guerra). Nel 1982, dopo la vittoria nelle isole Falkland, ha toccato il picco di popolarità: il 59% degli elettori era soddisfatto del suo mandato. Nel 1990, durante le proteste londinesi contro il ‘Poll Tax’, ha toccato il minimo storico del 20% di approvazione. Il suo migliore anno è stato il 1983, il suo annus horribilis, invece, il 1990. Sette anni dopo, Theresa May avrebbe esordito nel Parlamento del Regno Unito, senza mai raggiungere i livelli di approvazione della Thatcher.

Ora come ora, secondo lo stesso Ipsos-MORI, il 30% dei britannici crede che May sia in grado di mantenere il ruolo di Primo Ministro, il 57% è del parere opposto. Però mancano alternative: il leader dell’opposizione, il laburista Jeremy Corbyn, per il 67% dei britannici, non sarebbe in grado di mantenere il ruolo del numero 10 di Downing Street. Un misero 20% di approval rating non lo spingerà molto lontano. Inoltre, Theresa May è vista come la migliore Primo Ministro che i conservatori possano offrire. Insomma, il suo annus horribilis dura dal giorno dopo la Brexit. La notte della Brexit è sempre più buia, il paragone con la Thatcher si può fare per opposti. Infatti, Margaret Thatcher è vista come il più capace leader politico degli ultimi trent’anni. Anche se, il laburista Tony Blair, rimane il più alto come percentuale di approvazione, secondo il sondaggio di Reuters/Ipsos MORI.

Theresa May succede nel luglio 2016 al dimissionario David Cameron: il passaggio di consegna tra Tories avviene dopo la sconfitta di Cameron al referendum sulla Brexit dello stesso anno. Un partito conservatore che era spaccato tra Remainers (coloro che vogliono rimanere nell’Unione Europea) e Breexiteers. Un partito che ha dovuto, negli ultimi anni, organizzarsi per conseguire un accordo (deal) con l’Unione Europea per mantenere i rapporti commerciali, economici e finanziari. Questa Soft Brexit è stata spesso contestata, a sua volta, anche, la posizione della May, che dal suo deciso «Brexit means Brexit» è passata ad un più incerto tentativo di posticipare la data della Brexit vera e propria.

Alle elezioni generali del 2017 si è confermata Primo Ministro, senza conseguire la maggioranza assoluta nella House of Commons londinese. Il Governo May II si basa sull’accordo con il Partito Unionista Democratico, dopo aver vinto 317 seggi su 650. Il 42,3% dei Tories è contrappesato dal 40% dei laburisti di Corbin, con 262 seggi su 650.

Nelle sue elezioni, Margaret Thatcher aveva sempre raggiunto la maggioranza: 339 su 635 nel 1979, quattro anni dopo 339 su 650, e nel 1987 376 su 650. Le sue dimissioni del 1990 sono state il frutto di lotta intestina al Partito Conservatore, e sono state una sorpresa per molti osservatori internazionali, tra cui Gorbacev.

Anche la May ha vissuto diversi momenti di tensione all’interno del Partito, l’opposizione ha chiesto più volte le sue dimissioni. Lei stessa le ha offerte in cambio dell’approvazione del suo ultimo deal con l’Unione Europea. Offerta rifiutata, deal rifituato. Ed ora  May rischia di condividere con la Thatcher la stessa fine politica, senza, però, aver mai avuto un picco di popolarità sostanzioso e senza mai aver conseguito, almeno fino ad ora, un grande successo politico.

Infatti, nei prossimi giorni, fino al 12 aprile, è atteso un ultimo e disperato voto per approvare, almeno, il quarto accordo con l’Unione Europea. Fonti vicine a Downing Street confermano che la May ci riproverà. Nell’ultima sconfitta, la riduzione dello scarto rispetto al voto di gennaio, fa dire alle fonti che «si sta andando nella giusta direzione». Un piano che dovrebbe essere presentato la settimana prossima a Westminster in un ballottaggio con il piano alternativo, di iniziativa parlamentare, che dovrebbe emergere dalla sessione di voti indicativi dell’aula.

In conclusione, sotto la lente economica, le due Prime Ministers proprio non si somigliano: la Thatcher partorisce il neoliberismo, la May non si esprime. Sotto la lente dei sondaggi, la prima è considerata la più capace degli ultimi trent’anni, la seconda non è amata, ma meglio di lei al momento non c’è nessuno. Sotto la lente politica, i risultati elettorali e la solidità di governo l’ha conosciuto meglio la prima, per la seconda è un sogno lontano, soprattutto adesso. Sotto la lente delle relazioni internazionali, la prima ha aperto la strada per risolvere la guerra fredda, mentre la seconda sta affondando inesorabile nel suo tentativo di accordarsi con l’Unione Europea prima della Brexit. Servirebbe la lente di Sherlock Holmes per vedere analogie. Rimane solo il fatto che siano state le uniche due donne a ricoprire il ruolo di Primo Ministro nel Regno Unito, ma rimane un’analogia banale quanto «elementare, Watson».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore