martedì, Aprile 7

Thaksin Shinawatra: esule o figura carismatica? L’ombra lunga dietro la politica thailandese. Il movimento che si muove intorno a lui è un magma difficilmente racchiudibile in una definizione

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Bangkok – Ben diversa da Yingluck è la figura del fratello maggiore Thaksin Shinawatra, nato – come sua sorella Yingluck – a San Kamphaeng, provincia di Chiang Mai, villaggio dove visse fino ai 15 anni.

Alla nascita di Thaksin la famiglia Shinawatra era già ricca. Man mano, poi, che aumentava la ricchezza e il patrimonio familiare, la famiglia Shinawatra divenne anche influente. Tra le attività imprenditoriali avviate in proprio, vi è la Shin Corporation, che controlla la più grande compagnia telefonica mobile thailandese, e l’acquisizione, nel giugno 2007, della proprietà del club calcistico Manchester City F.C. attraverso la controllata di famiglia UK Sport Investments.

La discesa in politica di Thaksin Shinawatra risale al 2001. Sul fronte estero inaugura la ‘diplomazia populista’, all’interno del Paese attua invece politiche che esprimono pugno di ferro. Nel 2003 attaccò duramente gli spacciatori di droga, arrivando a decidere l’esecuzione extragiudiziaria di centinaia di sospetti, azione che gli guadagnò le critiche dei difensori dei Diritti umani, ma un certo apprezzamento presso l’opinione pubblica nazionale.

Thaksin ha sempre saputo interpretare quel che si agita nel ventre molle della società thailandese, infatti, alle elezioni legislative del 2005 viene premiato nelle urne aggiudicandosi nientemeno che 374 seggi sui 500 totali disponibili in Parlamento, agli oppositori del Democrat Party restarono solo 96 seggi, una vittoria schiacciante mai vista prima nella storia politica thailandese.

Dopo lo Tsunami del 2004, Thaksin aveva condotto una campagna televisiva particolarmente pervasiva che gli valse i voti del Nord e del Nord Est del Paese, una delle zone più depresse della Nazione. Anche nella Capitale Bangkok questa campagna riuscì bene, facendo entrare il suo partito nell’elettorato della classe media, soltanto nel Sud i risultati furono scarsi.

Thaksin Shinawatra – come abbiamo visto – è ormai noto anche per il suo coinvolgimento personale nella vendita delle quote familiari all’interno della Shin Corporation a favore della Temasek Holding di Singapore, il che ha scatenato l’azione giudiziaria nei suoi confronti dato che la legge sui profitti realizzati in transazioni con società estere non sono ‘trasparenti’ al Fisco thailandese. Si trattava quindi di profitti realizzati nel periodo in cui era Primo Ministro e che coinvolgeva anche il suo ruolo super partes per un controvalore di 2.2 miliardi di dollari USA, il che ha condotto ad una accusa con relativa condanna per abuso d’ufficio e conflitto di interessi.

Nel settembre del 2006, mentre Thaksin Shinawatra è all’ONU per un intervento ufficiale, viene deposto da un colpo di stato militare. Dopo il golpe, Thaksin si dichiarò fuori dalla politica. Nell’agosto del 2008 la Corte Suprema thailandese spicca un mandato d’arresto per lui e la sua consorte. Thaksin chiede asilo politico in Gran Bretagna, dove ha una residenza e affari. In Thailandia proseguono a muso duro: viene revocato il passaporto di Thaksin dal Ministero degli Esteri perché potrebbe reiterare il reato e provocare ulteriori danni in Patria. E poi passano a toccare il ‘portafogli’ di casa Shinawatra. Infatti, il 26 febbraio 2010, la Corte Suprema thailandese decide il sequestro di 46 miliardi di Thai Baht (circa 1 miliardo di euro), cioé oltre metà del patrimonio dell’ex premier Thaksin Shinawatra, per illecito arricchimento e conflitto di interessi.

Dopo il colpo di Stato del settembre 2006, a Shinawatra – da quel momento ufficialmente in esilio – sarebbe stato sequestrato un patrimonio pari a 76 miliardi di Thai Baht (circa 1,7 miliardi di euro). Ormai il clima nella Nazione si era reso infuocato, le accuse di conflitto d’interessi, di illecito arricchimento personale, gli illeciti finanziari che via via si andavano scoprendo, portarono i suoi critici a soffiare sul fuoco della protesta, che infatti divampò. Circa 50.000 protestanti manifestarono al Royal Plaza l’11 febbraio 2006, accusando Thaksin  di corruzione e abuso di potere. Fu la seconda più grande manifestazione anti-Thaksin. Il 4 febbraio 2006, circa 100.000 persone presero parte ad un’altra manifestazione. Pochi giorni dopo, il 26 febbraio, a Sanam Luang,  altra protesta anti-Thaksin, guidata dal People’s Alliance for Democracy .

Il 5 marzo 2006, mentre Thaksin stava facendo campagna politica per le elezioni legislative nelle zone rurali -cioé in mezzo all’elettorato a lui più vicino – a Bangkok decine di migliaia di persone scese in strada a protestare e chiedere le dimissioni del Primo Ministro, al grido di ‘Thaksin vattene’. Venne dipinta come la più grande manifestazione politica anti-governativa cui s’era assistito in Thailandia da sempre.

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