venerdì, Dicembre 13

Thailandia: Ubolratana, sorella del Re e candidata Premier per sole 13 ore La sorella del Sovrano aveva accettato la candidatura politica per un partito vicino all’ex Premier Thaksin Shinawatra, il Re si è opposto in modo estremamente netto

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La data dell’8 febbraio 2019 avrebbe potuto essere davvero una pietra miliare nella storia della politica e della Nazione tutta, un punto di non ritorno anche nella definizione dei contorni della Corona e del suo rapporto col cuore stesso della tradizione del Regno del Siam. Un partito di recente fondazione The Thai Raksa Chart aveva proposto a Ubolratana Rajakanya, sorella del Sovrano in carica Maha Vajiralongkorn, la candidatura nella corsa alla Premiership del Paese in vista delle prossime elezioni del 24 marzo, le elezioni democratiche tanto attese dal colpo di stato del 2014 guidato dall’ex generale Prayuth Chan-ocha che ha scalzato dal potere la precedente Premier Yingluck Shinawatra, oggi esule all’estero, come si è saputo, attraverso appoggi che le hanno consentito di ottenere un passaporto che le permettesse di attraversare il confine con la Cambogia e sfilarsi dalla mano dei militari e del tribunale che la avrebbe quasi certamente condannata con motivazioni legate al suo piano economico di sostegno alle classi agricole che costituiscono ancor oggi la quota fondamentale dell’economia nazionale e che coltiva il core business del Paese, ovvero il riso.

Storie di donne che il Potere, nelle sue varie vesti, cerca di tenere lontano dai posti di comando, un paradosso. Donne molto diverse tra di loro ma che -in entrambi i casi- si son proposte di cambiare il volto del Paese, entrambe ispirate dal desiderio di rimodernare la Thailandia, riportarla ai vertici dell’intero Sud Est Asia ma anche a livello continentale e globale, di fatto la seconda economia nell’area ASEAN. Presentandosi come una «cittadina qualsiasi» e rinunciando ai suoi titoli monarchici, Ubolratana Rajakanya aveva affermato di voler cogliere «l’opportunità di portare gloria al Paese». Anche da questo punto di vista, sembrava riecheggiare le parole di Yingluck Shinawatra, al momento d’insediarsi nel suo ruolo di Premier e durante la sua campagna elettorale. Le manifestazioni in strada, innescate dai Democrats del fronte politico avverso, impersonato dal volto del loro leader Suthep Thaugsuban furono sospinte – in verità – non tanto dal fatto che una quota importante del bilancio statale andasse a sostegno delle classi agricole del Paese (grandemente supporter della famiglia Shinawatra) quanto piuttosto per il piano di ‘riconciliazioneprogettato da Yingluck Shinawatra con conseguente alleggerimento di tutte le pene o ammende comminate circa i reati commessi in precedenza in ambito civile, compresi quelli commessi in clima di conflitto di interessi. Poiché gli avversari politici identificarono questo progetto di pacificazione con una sanatoria che liberasse il fratello Thaksin dai reati commessi durante la sua Premiership, decisero di scendere in strada e bloccare tutto. Lo scatenarsi di manifestazioni che paralizzarono il Paese costruirono una ampia autostrada per il colpo di stato militare del 2014, giunto ufficialmente per calmierare gli animi troppo accesi nell’agone politico nazionale ma ufficiosamente trasformato dai militari in una pausa temporale durante la quale ridisegnare la Carta Costituzionale a proprio favore, farsi ancor più spazio nel Parlamento thailandese e per impedire qualsiasi tipo di critica nei confronti dell’azione dei militari visto che si è in stato di dittatura. Censura ovunque, non solo nei media tradizionali ma persino nei social. In una Nazione dove, peraltro, vige anche una chirurgica e caustica applicazione del reato di ‘lesa maestà’ senza guardare in faccia a nessuno, né Thai né stranieri. Nessuna critica verso i militari, nessuna critica nei confronti del Re.

Non è un caso. Il partito The Thai Raksa Chart è notoriamente sostenuto dall’ex Premier e magnate Thaksin Shinawatra, quindi è vicino all’ala popolare dello schieramento politico thailandese, quello più vicino alla popolazione che vive nei contesti rurali, gli agricoltori, molti dei quali coltivano la risorsa nazionale principale, il riso, oltre che curare altri settori economici thailandesi dove si primeggia in tutto il mondo, come la produzione avicola e quella delle orchidee. Ma è proprio questo il punto.

La famiglia Shinawatra -soprattutto a partire da Thaksin e dalle formazioni politiche messe in piedi nel tempo dal magnate thai per definizione, come il Thai Rak Thai e successivamente fino al Pheu Thai Party – ha incarnato l’utopia della creazione di una Democrazia popolare, volta al miglioramento delle classi lavoratrici e dell’economia primaria, contribuendo alla creazione di un ‘sogno thailandese’ che – per certi versi – riecheggiasse l’American dream, quello dei self made man che possono accedere a livelli superiori nelle retribuzioni, nell’acculturazione, nel conquistare le leve di comando in economia, nella politica e nella società grazie alla competitività ed alla meritocrazia. Ebbene, attraverso i colpi di stato militari e della Magistratura, la famiglia Shinawatra – prima con Thaksin e poi con la sorella Yingluck – è stata fatta oggetto di una chiara volontà di fermare la strutturazione di quel sogno‘, di quella utopia. Una utopia che disegnava la Thailandia finalmente libera dai colpi di stato militari (se ne sono visti consecutivi praticamente per un quindicennio), libera da certe vetuste caste sociali ed economiche che hanno sempre protetto il proprio ‘orticello’, il proprio ‘giardino di casa’. La upper class thailandese, le baronie universitarie, i salotti buoni della alta e altissima borghesia thailandese cristallizzatasi in una casta economica autoreferenziale, snob e tutt’altro che inclusiva nei confronti del ceto medio e medio basso thailandese. Tutto questo humus, vicino all’ala dei Democrats, dei movimenti politici che ruotano intorno alle ‘Magliette Gialle’ (non a caso il colore della Corona thai), vede anche la vicinanza di una ampia quota parte della Magistratura e dell’Esercito. L’Esercito, a sua volta, ha ampiamente rimarcato la sua fedeltà nei confronti della Corona. Si chiude il cerchio.

Fin dall’ascesa al trono nel 2016, Maha Vajiralongkorn ha via via cambiato le regole interne alle attività della Corona, si è progressivamente liberato dai funzionari che operavano per conto del suo auguro Padre, tanto amato dal popolo thailandese, ha cambiato anche varie regolamentazioni relative ai poteri reali. Ha ampliato il proprio controllo sul Crown Property Bureau che consta di miliardi di dollari in termini di controvalore con una riforma giuridica datata 2017 che ha trasferito la proprietà degli asset delle holdings avocandole tutte a sé. In passato, questo bureau aveva il compito di gestire e preservare le proprietà della Corona che non erano né pubbliche né private del Monarca. Appena un mese dopo l’incoronazione ufficiale, la legislatura incarnata dalla giunta militare ha approvato le variazioni attraverso una costituzione ad interim sulla spinta di suggerimenti giunti dagli uffici della Corona. La variazione più rimarchevole ha permesso al Sovrano Vajiralongkorn di poter viaggiare all’estero senza temporaneamente sospendere il suo potere.

La data dell’8 febbraio 2019 avrebbe potuto essere davvero una pietra miliare nella storia della politica e della Nazione tutta. Ma così non è stato: il Sovrano Vajiralongkorn si è parecchio irritato per la accettazione della candidatura a Premier della sorella Ubolratana Rajakanya. Nell’arco di 13 ore, prima ha definito tale mossa «gravemente inappropriata», in quanto rappresentava una violazione della Costituzione. Poi ha definito la Monarchia «il centro che tiene insieme tutti i cuori dei thailandesi» e poi ancora ha affermato che «La Monarchia e i Membri della Famiglia Reale sono al di sopra della Politica». Capitolo chiuso.

Ovviamente a nessuno degli osservatori di cose thailandesi è sfuggito il fatto che un esponente della Corona, così posizionato in alto, espostosi alle sirene della politica ed a favore di un partito sostenuto da Thaksin Shinawatra che – in passato – era stato anche accusato di essere contro la Corona thailandese (così dicevano i suoi oppositori) avrebbe potuto essere un vulnus inaccettabile per la Monarchia thailandese. Ed infatti, tutto ciò non è stato accettato. Il partito The Thai Raksa Chart si è ritirato dalle elezioni del 24 marzo, ha emesso un comunicato dove «si sottomette all’ordine reale». Niente cambia nei cieli della Democrazia thailandese.

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