martedì, Settembre 29

Thailandia, test di democrazia field_506ffb1d3dbe2

0

Yingluck-Shinawatra

Bangkok – La Premier Yingluck Shinawatra aveva posto la parola-chiave riconciliazione come tema portante della sua campagna politica che nel 2011 le ha consegnato una maggioranza netta in Parlamento. Ha gestito momenti difficili come le inondazioni e le ventate tristi della Crisi Globale, ha cercato di dare più “peso” e dignità alle classi rurali, con un miglioramento delle paghe ed ha persino tentato un rafforzamento della moneta locale, il Thai Baht, tema sul quale le piazze internazionali hanno reagito in modo netto e contrario.

La moneta è stata calmierata, la scena sociale prima ancora che politica è ancora divisa, l’opposizione del fronte delle cosiddette ‘Magliette Gialle’ cioé i Democratici che non vincono elezioni dal 1992 sono scese in protesta ed hanno determinato un’ascesa sull’Aventino, decidendo tutti i 153 deputati di abbandonare il Parlamento. Yingluck Shinawatra ha voluto evitare in ogni modo gli scontri violenti, ci son già stati 5 morti e circa 300 feriti: ha proposto un referendum sulla sua persona sapendo, in verità, che le ‘Magliette Gialle’ attualmente non hanno i numeri né nel Parlamento né nella Nazione. E il Referendum non è stato accettato dalle opposizioni. Allora ha chiesto all’Esercito di evitare il metodo forte (quello che nel 2010 utilizzò proprio il fronte dei Democratici), ha unitamente col Parlamento deciso di sciogliere il Governo e di indire elezioni per il prossimo 2 febbraio.

Il Sovrano ha ratificato quella data. In verità, le opposizioni non si sono ancora accontentate, nonostante siano minoritarie, probabilmente sperando in una rottura definitiva con conseguente colpo di stato. Stavolta, però, l’Esercito sembra volersi tenere fuori dalla partita. E la Premier Yingluck Shinawatra sa bene che nelle urne è molto facile che possa nuovamente vincere con gran messe di voti. Infatti, in lacrime in tv ha confermato che non intende affatto dimettersi. Diciamo che tutto questo frangente è un test sulla forza della Democrazia in Thailandia, in vista della costituzione dell’ASEAN e nel fronteggiare la Madre di tutte le Crisi. Ne parliamo questa volta con Fabio Fabbri, un blogger italiano trasferitosi in Thailandia, notissimo alla Comunità di tutti coloro che amano, che vivono o hanno vissuto in Thailandia e punto fermo di riferimento per aggiornarsi sullo stato delle cose in Thailandia nei risvolti più intimi oppure per informarsi nella veste di viaggiatore e turista attraverso il suo ormai famoso blog.

 

La Thailandia viene scarsamente rappresentata al di fuori dei canoni vetusti e superati che la riducono ad una cartolina sfuocata. La scena politica thailandese, ad esempio, è molto più complessa di quanto si immagini. Potresti tratteggiarci lo stato attuale delle cose, anche e non solo alla luce degli ultimi accadimenti?

Io penso che finalmente si sta andando verso una maggiore democrazia, che un intero popolo si è risvegliato già da un po’ di tempo. A risvegliarsi sono ora le classi sociali più povere, quelle che per decenni sono state trascurate e che non hanno avuto nessuna voce in capitolo sulla gestione della cosa publica per lungo tempo. Questo risveglio è avvenuto grazie a Thaksin Shinawatra, un uomo che è angelo e demone allo stesso tempo ma che -attraverso sua sorella Yingluck- continua ad essere l’unica alterativa possibile, anche perché grazie ai risultati che aveva ottenuto prima del suo esilio volontario, nella sua persona credeva la maggior parte del Nord, una parte del Centro e l’intero Isan. Questo è Thaksin Shinawatra e questo è quello che diffusamente si crede qui dove io vivo, in Udon Thani. Se c’è un maggior risveglio democratico in un Paese che ha il record mondiale dei colpi di stato, allora si potrà guardare più sicuri verso il domani e tutto questo senza tralasciare di citare quali panorami si possano aprire quando –in un futuro che si spera il più lontano possibile- verrà a mancare il Re Bhumibol Adulyadej.

Quello che io credo è che se fino ad oggi la Thailandia è stata considerata uno Stato tranquillo nonostante quel record dei colpi di Stato, le motivazioni di quella sostanziale stabilità sono da rintracciare nella figura del suo Sovrano. Il problema è che è ormai anziano ed è tanto ammalato. Chi ne prenderà il posto non potrà certo cavarsela così egregiamente ponendosi al suo stesso livello. Però, potrà grandemente giovarsene il Paese se avrà una più forte coesione democratica e non sarà ancora una volta disunito.

La divisione che regna profonda tra il fronte delle ‘Magliette Gialle’ e il fronte delle “Magliette Rosse” sembra essere una scissione nel corpo stesso della società thailandese e non solo all’interno contesto politico, vero?

E’ una scissione del corpo stesso della società come tu dici, uno scontro fra classi sociali. Tu hai letto quanto ho scritto per il Gruppo di Facebook ‘Bar Diavolo’, ad esempio. Per me l’amnistia, le dimissioni dei parlamentari gialli, il fatto di volere o non volere gli Shinawatra sono tutte bubbole. Ciò che vogliono i gialli è non perdere il potere che hanno avuto per lungo tempo. Tu lo sai meglio di me, la società thailandese è pesantemente stratificata. Una volta i poveri villici univano le mani nel segno del wai e le mani arrivavano all’altezza della tempie, gli occhi erano bassi. Oggi quelle stesse persone li guardano negli occhi e questo fa loro paura ma è una dimensione di generale maggiore democrazia. Ciò che accade in Thailandia è una lotta di classe.

Quali prevedi possano essere gli sbocchi nel futuro prossimo nell’agone politico ma soprattutto alla luce degli effetti che tutto ciò può avere per la vita dell’economia della Nazione?

Una maggior democrazia porta necessariamente a uno sviluppo, a maggiori relazioni internazionali. Ci stiamo avvicinando all’ASEAN che arriverà tra poco ad essere una vera e propria Unione di Stati e la Thailandia vuole esserne a capo, vuole svolgere il ruolo della Germania di queste parti. Non può far questo stando chiusa, conservando privilegi sociali, una maggior democrazia all’interno sarà anche una maggioe democrazia col mondo intero. La Thailandia ad esempio mantiene -in epoca di piena globalizzazione- molto protezionismo, con una maggiore democrazia ci potrà esserci forse un affievolimento di questi livelli eccessivamente alti di protezionismo economico ma soprattutto commerciale.

Molti italiani in questo momento si chiedono semplicemente se sia un momento adatto per spostarsi in veste di turisti verso la Thailandia oppure no. Alcuni hanno già prenotato da tempo e si sentono dubbiosi. Cosa potresti consigliare loro di fare?

Quello che ho consigliato a un mio amico: se i biglietti non sono stati acquistati, aspettare e rimandare. Se i biglietti sono stati acquistati, io partirei, eviterei Bangkok e me ne andrei al mare. I luoghi di mare sono tutti a Sud, quindi zone dei gialli, suscettibili a casini. Meglio cambiare il tipo di vacanza che perdere il biglietto, nel senso che l’Isan e il Nord offrono tutto ciò che si vuole per una vacanza. E qui i gialli non vengono sicuramente. Quindi, col biglietto già in tasca, consiglio di partire; nel caso in cui si verificassero dei problemi, poiché in Thailandia gli aeroporti con valenza di scalo internazionale sono molti, allora, io sceglierei quello più vicino e lo raggiungerei in treno. Diciamo che questa è l’extrema ratio ma io non credo che si arriverà a tanto. Non credo che i gialli possano agire in Tutta la Thailandia e se ci saranno scontri ci saranno sempre luoghi della Thailandia che sono sicuri, quello che devono fare i turisti in questo momento è tenersi quanto più possibile informati.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore