giovedì, Settembre 19

Thailandia: il separatismo islamico prova a ricattare lo Stato

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BangkokDue esplosioni consecutive al punto vendita Big C a Pattani, estrema Provincia del Sud della Thailandia, una cinquantina di feriti, anche bambini, devastazione ovunque. Il grande ritorno del separatismo islamico meridionale thailandese a suon di bombe ed attentati.

L’esplosione ha richiesto anche l’intervento dei vigili del fuoco a causa del fatto che il grande magazzino era incastonato all’interno di una fitta trama edilizia e quindi si correva il rischio di veder coinvolte anche le abitazioni nelle vicinanze. Secondo le prime testimonianze, una prima bomba è esplosa all’interno del parcheggio, probabilmente collocata su di una moto, mandando in panico la folta clientela, la seconda esplosione è stata scatenata da un ordigno esploso, sempre nel parcheggio, posto di fronte all’ingresso del grande magazzino, questo ha condotto all’esplosione di numerosi altri veicoli, appiccando ulteriori incendi nella zona antistante.

Duro comunicato stampa dell’UNICEF alla notizia che vede numerosi bambini tra i feriti più o meno gravi a causa dell’attentato al grande emporio commerciale del Big C di Pattani: «Secondo i resoconti che ci giungono, vi sono bambini tra le dozzine di persone ferite nell’attacco con bombe in un vasto e affollato centro commerciale a Pattani, Thailandia, avvenuto nel pomeriggio. L’UNICEF condanna tali attacchi indiscriminati ad aree civili, dove è noto che famiglie e bambini sono presenti normalmente. Nessuna vita di alcun bambino dovrebbe essere messa a rischio mai in un simil modo. Tutto ciò è totalmente inaccettabile».

Gli inquirenti non hanno dubbi circa la matrice dell’attentato non foss’altro che per due fattori principali: la collocazione geografica, visto che si è in una delle Provincie meridionali del Paese tra le più martoriate dagli attentati terroristici ed in secundis per la tecnica applicata, una prima esplosione per creare panico e portare quante più persone possibili verso un determinato punto e colpire una seconda volta con ancor più potenza per ottenere il più grande numero di morti e feriti.

L’attentato del 9 maggio fa seguito alla catena di attentati – ben 21 – realizzati il 19 aprile scorso che hanno letteralmente scompaginato e messo a ferro e fuoco le tre Provincie meridionali della Thailandia, Yala, Pattani e Narathiwat ed il Distretto di Songkhla, ovvero le zone di confine della Thailandia, nei pressi della vicina Malaysia, dove, da almeno una quindicina d’anni, le forze separatiste di estrazione islamica del fronte Barisan Revolusi Nasional (BRNcombattono contro le forze dell’Esercito regolare della Corona thailandese, ma soprattutto colpiscono il tessuto sociale stesso del Regno nella sua parte meridionale, dove il credo religioso più diffuso – a differenza del resto del Paese a maggioranza buddhista – è l’Islam. Finora si contano almeno 6.800 morti a partire dal 2004.

Tutti i governi che nel tempo si sono succeduti a Bangkok hanno dislocato un vero e proprio contingente militare alquanto stabile nelle Provincie meridionali fin dall’Amministrazione dell’ex Premier Thaksin Shinawatra,  ma gli scontri di questa  guerra cosiddetta ‘ineguale‘, caratterizzata da svariati atti di guerriglia, finora son costati un bagno di sangue in termini di perdite sia per i militari, che per i  separatisti  che per la popolazione civile del Sud del Regno. E non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel.

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