giovedì, Aprile 2

Thailandia, rivista la crescita del PIL Industriali e banchieri ansiosi: senza una soluzione, crescerà solo del 3-4%

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Thailandia Pil

Bangkok – Il Regno del Siam continua a restare impantanato nella litigiosità politica, un tratto ormai costante della scena politica e sociale nazionale. Solo che questo stagno politico non vede crescere in esso dei fiori di loto ma solo problemi, questioni sempre più grandi e che paralizzano la fragilissima democrazia thailandese, sempre sottoposta all’alea ed al rischio di un intervento militare come è accaduto per svariati decenni caratterizzati da incertezza e danni alla società oltre che all’economia nazionale. Pare che la Storia non abbia insegnato niente, tant’è vero che, complice la scarsa memoria, in Thailandia siamo nuovamente ad una paralisi di parti contrapposte. Mentre il Paese langue. I segni di questa paralisi cominciano a farsi notare in modo sempre più pressante. Il Board Nazionale Thailandese Economico e Sociale NESDB ha tagliato le sue stime per la crescita economica quest’anno ponendola al 3-4 per cento dopo aver verificato che non vi è stato alcun segno positivo nel bimestre Gennaio e Febbraio il che è dovuto ad una impasse determinata dalla stasi politica prolungata che ancor oggi attanaglia il Paese. La stessa Agenzia ha poi affermato che la crescita dell’export potrebbe essere più lenta rispetto al 5 per cento ovvero l’obiettivo che ci si era prefissati per quest’anno.

Intervenendo ad un Seminario sul tema “Impatto della Crisi Politica sull’Economia thailandese” nella giornata di ieri, Poramatee Vimolsiri, Segretario generale del Board Nazionale Thailandese Economico e Sociale ha dichiarato di aver rivisto le stime della crescita dell’anno in corso portandole al 3-4 per cento invece che al 4-5 per cento fissato in precedenza e che la revisione al ribasso è stata fatta dopo che è diventato alquanto improbabile che andasse in porto per l’anno in corso il piano governativo di investire 140 milioni di Thai Baht (circa 33 miliardi di Dollari USA) in progetti destinati ad infrastrutture correlate a trasporti ed al management delle acque. L’impatto della scena politica sul turismo, i probabili ritardi dei pagamenti a causa dei vincoli di bilancio ed ai problemi in corso da parte governativa ed il declino complessivo mostrato sia dagli investitori sia dalle famiglie in quanto a fiducia dei consumatori, sono tutti fattori che hanno compartecipato la revisione delle stime e che vi hanno pesato, secondo quanto affermato pubblicamente dallo stesso Segretario Generale del Board Nazionale Thailandese Economico e Sociale. A gennaio e febbraio, le esportazioni hanno avuto un aumento dello 0.2 per cento in valore e del 2 per cento in volume. Escludendo l’oro, le esportazioni sono calate dell’1.9 per cento su base annua se lo si confronta col dato dell’anno scorso. Se la crescita delle esportazioni non raggiungesse l’obbiettivo prefissato del 5 per cento, il PIL nazionale potrebbe crescere meno del 3 per cento poiché altri fattori economici trainanti, comprese le spese statali, gli investimenti privati ed i consumi privati sono stati finora duramente intaccati dall’impasse politica. D’altro canto, come è stato fatto notare, anche le altre Agenzie hanno tagliato le loro stime di previsione.

Il fatto che il clima di fiducia degli investitori stranieri e quello dei consumatori abbiano subìto gli effetti della stasi politica thailandese, il che si traduce in termini di minori spese e consumi è stato fatto notare anche da un ex Ministro delle Finanze, Thirachai Phuvanatnaranubala. Tutto questo quadro influisce sulla stabilità economica del Paese, è una specie di avvitamento progressivo e pericoloso dal punto di vista del rallentamento generale della crescita fino ad un suo potenziale fermo.

Secondo gli esperti di affari e finanza, oltre che di cose economiche, se l’incertezza politica cessasse nell’arco di sei mesi in quest’anno, la fiducia in economia potrebbe ritornare rapidamente ai propri standard recenti. I problemi economici potrebbero condurre a ripensare la scena politica, si potrebbero aprire negoziati per prevenire ulteriori danni alla Nazione ed alla sua economia. Il Segretario Generale della Associazione dei Banchieri Thawatchai Yongkittikul ha chiarito che non s’aspetta la formazione di un nuovo governo nella prima metà del 2014 e nel caso in cui non se ne formasse uno nuovo nella seconda metà, l’economia ne potrebbe essere seriamente e duramente colpita.

Se il Bilancio governativo non possa essere messo in condizioni di chiudersi per l’anno fiscale 2015, il mancato apporto della finanza pubblica e dei correlativi investimenti pubblici potrebbe essere un colpo troppo duro per l’economia nazionale. Ecco perché anche dal mondo delle banche parte un appello alla riconciliazione, almeno momentanea, tra tutti i partiti della scena politica thailandese attuale per trovare una soluzione mediata, perché si possa procedere ad installare un nuovo governo che potrebbe essere accettato da tutti e che possa finalmente avviare una stagione di riforme che ormai da più parti si auspica possano essere introdotte visto il grande bisogno segnalato praticamente un po’ da tutti nella Thailandia di oggigiorno.

Anche il settore privato non può attendere a lungo le misure governative di stimolo, affermano gli esperti, ciò che si dovrebbe fare in questa situazione è focalizzare l’attenzione sulle esportazioni, sui mercati stranieri e unire le forze per cercare di affacciarsi con maggior forza sulle piazze estere. Da questo punto di vista, Africa, il Medio Oriente e la Cina potrebbero essere delle ottime opportunità. Vi è poi anche la possibilità di accedere ad apporti sostanziosi attraverso gli investimenti di fonte estera dei quali il 50 per cento potrebbero giungere dall’ASEAN, della quale la Thailandia notoriamente fa parte. Allo stesso tempo, la Federazione delle Industrie Thailandesi mostra tutta la sua preoccupazione nel caso in cui il Regno veda i livelli di credito cadere sempre di più, il costo di tutto questo potrebbe essere scaricato sulla produzione e la renderebbe meno competitiva rispetto a quella di altri competitors economici sulla scena dell’area ed a livello mondiale, il PIL potrebbe contrarsi di un ulteriore 1 per cento, anche qui secondo gli esperti del settore economico e bancario thailandese, per prevenire un downgrade delle agenzie vi è chiara necessità che i partiti in conflitto passino a negoziare nuovi scenari e che tutto il Paese torni ad una situazione politica normale al più presto possibile. La conflittualità politica, dicono gli esperti locali di economia, è il rischio più grande per il rating ed il credito nel Paese.

 

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