domenica, Giugno 16

Thailandia: nuovo rinvio della data delle elezioni? Per la quarta volta chiesto un rinvio alla Commissione Elettorale Nazionale. I supporter pro-Democrazia scendono in protesta in strada e preannunciano imponenti manifestazioni

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Ci risiamo. La Giunta militare che detiene il potere ancor oggi in Thailandia dal colpo di stato del 22 maggio 2014, dopo aver rinviato quattro volte la data delle elezioni, avendola infine fissata al 24 febbraio dell’anno appena iniziato, ha presentato richiesta alla Commissione Elettorale di spostare nuovamente la data. Si tratta del possibile rinvio di qualche mese, così i militari hanno lasciato intendere ma ormai più nessuno ritiene che – in tal senso – le affermazioni della Giunta militare siano credibili.

E così nella giornata di domenica 6 Gennaio, un paio di centinaia di manifestanti sono scesi in strada e si sono raccolti nei pressi del Victory Monument, una vasta area di svincolo, con relativa strada circolare che circonda il monumento che spesso è stato il punto di riferimento dei movimenti pro-Democrazia, con cartelli recanti la scritta Thai ‘Nessun rinvio’. In una megalopoli qual è Bangkok potrebbe sembrare che duecento attivisti – con alcuni bambini – siano una goccia rispetto alla popolazione della Capitale e della Nazione intera. Ma i manifestanti hanno subito fatto passare il loro messaggio: se tale richiesta da parte della Giunta non sarà ritirata, imponenti manifestazioni potrebbero essere indette e paralizzare Bangkok. In questo caso, è stato indicato il potenziale ombelico delle proteste, ovvero la Ratchaprasong Intersection, un luogo vitale non solo per il traffico cittadino (quello sì davvero imponente) ma anche perché snodo strategico posto esattamente al centro dei più famosi big malls di Bangkok come l’MBK ed il Siam Paragon Center. Il luogo è famoso anche perché lì è collocato anche il Tempio Erawan, sede di un attentato di natura terroristica il 17 agosto del 2015. In realtà, quell’area è anche nella memoria recente del popolo Thai per le manifestazioni di vasta portata e virulenza che si tennero nel 2010, quando tutti i movimenti politici variamente affiliati all’ala popolare che ruota intorno all’ex Premier – oggi esule all’estero – Thaksin Shinawatra scatenarono atti di protesta che fecero il giro del Mondo attraverso resoconti e immagini. Indimenticabili, ad esempio, i racconti relativi alle donazioni di sangue dei supporters dei movimenti affini alle ‘Magliette Rosse’ vicine alla famiglia Shinawatra, sangue raccolto in ampi contenitori sversati tutt’intorno al Parlamento thailandese, sangue dei monaci compresi. Ed il fatto che si sia anticipata una manifestazione di vasta portata da tenersi in un paio di giorni – da questo punto di vista – suona come una minaccia popolare della quale tenere in debito conto, giunta militare o meno che sia al comando del Paese.

Il fronte dei cosiddettiDemocratsal momento sembra mantenere un profilo basso ma i motivi ci sono: essi sono più vicini alla Giunta militare che detiene il potere o – per certi versi – sono meno ‘lontani’ dai militari, in quanto è noto che il fronte delle ‘Magliette Gialle’ (il colore della Corona e caratterizzante la parte alta della borghesia e dei ceti colti o abbienti della Capitale e del Centro-Nord del Paese) ha stretto da lungo tempo una tacita alleanza con l’apparato militare.

Da una parte i militari dal 2014 ad oggi con la guida dell’ex Generale Prayuth Chan-ocha si sono ‘aggiustati’ le leve di comando del potere a proprio favore, hanno progettato una revisione della carta Costituzionale, l’hanno fatta passare per un referendum facendosi maggior spazio tra i parlamentari ed infine hanno sparso un soporifero agire che ha addormentato la scena politica thailandese. Inizialmente tutto questo fu salutato favorevolmente, dopo le manifestazioni grandi e virulente inscenate dalle ‘Magliette Gialle’ sotto la guida di Suthep Thaugsuban che letteralmente paralizzarono la Capitale, de facto spodestarono l’allora Premier in Carica Yingluck Shinawatra, sorella del leader populista Thaksin ma – dopo ferimenti, cecchini segnalati in città e morti – l’intervento militare ha sedato sì le violenze urbane ma ha anche ‘addomesticato’ l’intero Paese.

Dall’altra parte, il fronte delle ‘Magliette Rosse’, ha assistito – stante il duro pugno e il controllo dei militari – a questa capillare opera di addormentamento della scena politica thailandese mantenendo un atteggiamento attendista, proprio in vista delle elezioni. L’impressione comune, in Thailandia, è che nonostante tutte le azioni finora intraprese dalla Giunta militare, sia nella direzione del controllo dispotico sia nella direzione delle operazioni di maquillage populista (come la recente approvazione di una legge che legalizza l’uso della Cannabis ad uso medicale e la legge che consente alle coppie di fatto di poter adottare bambini il che potrebbe aprire le porte anche all’adozione per le coppie gay e lesbo) non saranno sufficienti ad arginare un potenziale successo del fronte dei movimenti politici e partiti che riportano in auge lo spirito e l’essenza del fronte delle ‘Magliette Rosse’ e del Pheu Party così come delle formazioni politiche precedenti delle quali – a sua volta – è filiazione. Infatti, il fronte politico definito ‘populista’ raccoglie il cuore dell’elettorato del contesto agricolo, fattore ancor oggi fondamentale dell’Economia del Regno del Siam. Per non dire, poi, dell’elettorato più ‘popolare’.

Da qui potrebbe nascere questa ulteriore richiesta di slittamento della data delle elezioni presentata presso la Commissione Elettorale Nazionale da parte dei militari. Nel frattempo, anche il Re in carica Maha Vajiralongkorn Bodindradebayavarangkun ha apportato le sue modifiche all’interno della struttura della Corona, estromettendo ed esautorando via via tutto lo staff precedente vicino al cuore ed allo spirito di suo Padre Bhumibol Adulyadej un Sovrano che ha regnato per ben 70 anni e 126 giorni ed ancor oggi icona dell’amore del Popolo thailandese nei suoi confronti. Infatti, l’immagine del precedente Sovrano, così amato e venerato per certi versi, ancor oggi campeggia nelle case di tutti, al di là dei colori ‘gialli’ o ‘rossi’ della scena sociale e politica thailandese.

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