venerdì, Febbraio 21

Thailandia: monta la protesta contro i militari Quattro anni di dittatura, elezioni prima promesse poi sempre rimandate, nonostante la paura delle condanne e della carcerazione, cresce la protesta degli attivisti anti-golpe

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Tra persone di mezza età e studenti universitari, si sarà trattato si e no di circa 300 attivisti scesi in strada dal primo mattino per protestare a Bangkok nell’anniversario della presa del potere dei militari attraverso un golpe nel 2014. Una data che sembra ormai lontana carica di speranze infrante, disillusioni, dei reiterati rimandi della Giunta militare che ha ripetutamente spostato la data per le prossime elezioni politiche. Contro di loro le Forze di Polizia e dell’Esercito hanno schierato tremila unità. Questi sono i numeri: 3.000 contro 300. Il che la dice lunga sullo stato delle cose in Thailandia.

Il fatto che trecento persone abbiano attuato sit in, poi abbiano tentato (vanamente) di avviarsi verso l’area del Palazzo di Governo, inneggiando slogan di protesta e chiedendo il ritorno alla Democrazia non deve farsi sviare da quello che potrebbe sembrare un esiguo numero di persone che hanno sfidato le Autorità: ci hanno messo la faccia in mondovisione, hanno avuto il coraggio di protestare contro i militari, a fronte del fatto che in questi quattro anni di dittatura militare sono stati innumerevoli gli arresti. Coloro che sono scesi in strada, dopo aver preparato striscioni, megafoni ed amplificatori hanno sfidato non solo la calura attuale di Bangkok (e della Thailandia), non sono mancati infatti i numerosi casi di svenimenti causati dall’ondata di calore tropicale che caratterizza la Nazione in questo periodo dell’anno, intervallato da piogge potenti, monsoni che si abbattono violentemente e lasciano tassi di umidità insopportabili con il ritorno del caldo dopo la pioggia. No, non hanno sfidato solo il caldo, hanno contestato il Potere militare, hanno superato i timori instillati da ripetute minacce melliflue e velate oppure prefigurate coi cupi colori della carcerazione, sono tanti gli attivisti trascinati nelle centrali di Polizia, identificati, schedati, spiati ed altrettanti arrestati. E nulla vi è da aggiungere circa le condizioni delle carceri thailandesi, in una Nazione dove il caldo misto all’umido e con una igiene precaria quale può essere all’interno di un carcere, sono tutti elementi di uno scenario terrificante e che farebbe tremare i polsi a chiunque.

Dal 22 maggio 2014, il golpe che ha portato l’ex Generale Prayuth Chan-o-cha alla guida della Nazione, salutato inizialmente come la miglior panacea possibile in quel momento funestato da scontri politici durissimi tra i due principali schieramenti dell’agone politico thailandese, ovvero i movimenti afferenti i movimenti delle lealiste e democrats “Magliette Gialle” e le “Magliette Rosse” popolari, vicine alla famiglia Shinawatra , ha continuamente anestetizzato la scena politica e sociale thailandese.
In Politica ha addormentato i bollenti spiriti sedandoli e rendendoli intorpiditi in un contesto dove gli assembramenti superiori a cinque persone sono vietati, dove tutto per radio, tv e giornali è controllato e censurato alla fonte. In Politica tutto è sospeso nel limbo ma –in verità- è un palliativo che non ha aggiunto né tolto nulla alle animosità pre-esistenti. Per molti in Thailandia è certo che –non appena saranno tolte le gabbie militari e le museruole alla Politica thailandese, ci si tornerà a scannare violentemente come prima e non solo verbalmente. Non vi è da tralasciare, poi, il fatto che i militari nel frattempo hanno proceduto ad attuare una revisione della Carta Costituzionale facendosi più spazio nel Parlamento e nelle leve di comando passando anche il vaglio del Referendum popolare che ha disegnato una Nazione a macchia di leopardo, in termini di adesione ai progetti militari di “occupazione” della scena pubblica all’infinito.

E l’azione dei militari s’è fatta sentire –in termini di anestetico progressivamente instillato nella vita nazionale- anche in ambito sociale, con inviti del Premier in carica rivolti alle ragazze a non vestirsi succinte come “caramelle da scartare”, legge che vieta l’utilizzo delle sigarette elettroniche rese illegali soprattutto sulle spiagge, provvedimenti di legge i cui effetti si son visti anche nei media, a cinema, nelle produzioni seriali televisive per non dire poi dei dibattiti televisivi, praticamente delle farse scritte a tavolino, molto poco credibili.
Anche le proteste di martedì 22 maggio sono state sedate nello stile dei militari, dopo diverse ore di sit in e proteste, svenimenti e urla, cinque organizzatori delle manifestazioni anti-golpe si sono consegnati alla Polizia ed altri tre sono stati arrestati, come confermato peraltro dalla stessa organizzazione Thai Lawyers for Human Rights.

Nel frattempo, le elezioni promesse già nel 2015 e che a tutt’oggi sono solo una chimera (ultima data che i militari hanno dato è febbraio prossimo ma ormai non gli crede più nessuno) diventano una possibilità sempre più remota di potersi riappropriare della vita politica, pubblica e sociale thailandese. Il difetto congenito della Democrazia thailandese è proprio questo: la mancanza di esperienza e maturità. Gli avversari politici sconfitti alle elezioni non riconoscono la sconfitta, non riconoscono la vittoria del proprio competitor politico, si ventila l’ipotesi di elezioni truccate o corrotte e nuovamente si scende in strada uno contro l’altro. I militari giungono a bloccare tutto “per il bene del Paese” e così si sono svolti almeno gli ultimi decenni di vita nazionale thailandese costellati da una quindicina di colpi di stato, militari che immediatamente confermano il proprio lealismo nei confronti della Corona e poi procedono ad “aggiustarsi” tutto prima del prossimo sommovimento politico nazionale e prima del
prossimo colpo di stato militare.

Tutto questo impedisce alla Thailandia di diventare effettivamente un Paese moderno ed avanzato, di riprendersi il proprio ruolo di protagonista sulla scena non solo Sud Est asiatica ma continentale nel suo complesso, stagliandosi tra i Paesi Membri dell’ASEAN. Oggi, invece, la Thailandia si ritrova a dover mettere mano all’Economia dell’Era della madre di tutte le crisi globali, a dover vedere il proprio primato nella esportazione di riso sfilato via dal Vietnam e nell’affanno di riconquistare la propria autonomia di pensiero e di vita nel suo senso più pieno ed esaustivo.

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