martedì, Aprile 7

Thailandia: la rilevanza della Capitale e lo scenario nazionale tutt’oggi diviso

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Senza Bangkok non governi il Paese. Se non possiedi il Paese non conquisti Bangkok. Questo è il leit motiv degli osservatori thailandesi di cose di Politica. La Capitale è una megalopoli che rappresenta –nel bene e nel male- la Nazione intera. Divisioni di classe, opposti estremismi politici e sociali che scendono –alternativamente- in strada, manifestazioni spesso violente, colpi di stato che si sono avvicendati per almeno quindici anni. La scena è rappresentativa del popolo tutto e di tutto il Regno del Siam. La megalopoli, chiassosa, definita spesso ‘La Città che non dorme mai’, generalmente è considerata la “piattaforma aerea”, l’hub di riferimento, per poi andare a planare in località di mare o naturalistiche o nei bordelli a cielo aperto tanto celebrati nel Mondo. Bangkok è anche la sede principale delle proteste del movimento “popolare” delle “Magliette Rosse” (pro-Shinawatra) e dove invece risiedono ottimamente proprio le classi sociali e politiche che sorreggono il movimento delle “Magliette Gialle” (pro-Democrats”).

Ma Bangkok, quasi fosse un’allegoria di tutta la Thailandia, è anche lo scenario del misticismo più profondo, della meditazione, della preghiera. Si cura il corpo, ovvio, in quanto è il “contenitore” col quale siamo stati proiettati in questo Mondo, tant’è vero che i cibi e le modalità di assemblare i piatti tipici della cucina nazionale pullulano sotto forma di programmi televisivi. Numerosissimi sono i corsi di Cucina, seguitissimi non solo dalle donne o dai professionisti del settore, così come sono famosi in tutto il Pianeta i massaggi thailandesi, diventati da lungo tempo anche oggetto di insegnamento accademico. Ma Bangkok e la Thailandia non sono solo consacrazione della Materia.

Infatti, se si cercasse la Misticità, nella sola Bangkok, ci sono più di 400 templi. L’architetto sensibile e curioso troverà nel Suvarnabuhmi Airport  -finora unico aeroporto al mondo a campata unica- assonanze con le idee di Pier Luigi Nervi quando progettò la pensilina di Stazione Termini e la Sala Nervi, dove si tengono le udienze del mercoledì del Santo Padre, in Vaticano. Curve autoportanti e pochi o nessun pilastro. Per chi si interessa di Arte, troverà, non solo nella Capitale ma in tutto il territorio nazionale, valenti artisti che conoscono tutto del Rinascimento italiano ma che dipingono o disegnano come sarebbe piaciuto a Van Gogh o persino a Picasso. Chi si occupa di Musica, gli capiterà incontrare qui i più famosi dee jay USA, i jazzisti americani, australiani o europei, per non dire della musica Pop, imperante tra i giovani thailandesi, fornitissimi di Ipod, Ipad, Tablet, cellulari di ultimissima generazione, pc portatili ed ogni sorta di diavoleria hi-tech, visto che la Thailandia produce hardware e software che competono con la produzione di Giappone e Corea del Sud, tempio delle nuove tecnologie, da tempo fuggite via dall’Europa.

Il pragmatismo dei thailandesi porta il Paese a superare persino le più travagliate vicende della politica nazionale, costellata di colpi di stato, interventi dei militari, e altrettanti interventi pacificatori e di mediazione del Re. La tensione del Paese è tutta sullo sviluppo, sul crescere nonostante le avversità. Andare avanti. Sempre.

La famiglia Shinawatra, dai suoi detrattori accusata di tutto, ha portato stabilità alla vita nazionale, crescita e sviluppo; è, per il Paese, un punto di riferimento, nel bene e nel male. La ex Premier deposta Yingluck  Shinawatra, fresca di nomina, si è trovata subito a gestire l’emergenza delle inondazioni del 2011. La sua reazione è stata improntata al decisionismo. Coloro che all’interno del suo Governo si sono dimostrati titubanti, sono stati messi alla porta nel contesto di un rimpasto di Governo –attuato il 18 Gennaio 2012- che ha ridisegnato completamente il gruppo dei Ministri che ne facevano parte, in quanto ben sei Ministri sono stati cambiati in un colpo solo. Il tema principale dei dubbi che hanno determinato la fuoriuscita dal Governo di Yingluck Shinawatra di sei Ministri, è stato l’insieme delle misure intraprese per fronteggiare le inondazioni della seconda metà del 2011, cosa sulla quale qualcuno deve aver sollevato qualche perplessità, ritenendo che Yingluck -da non molto insediatasi nel ruolo di Premier- prima donna al Governo della Nazione, giovane e non abituata alle complessità del governo, soprattutto in frangenti drammatici come quelli, fosse inadeguata.

Ma Yingluck Shinawatra non s’è ritrovata davanti la sola questione delle misure da adottare nel contrastare il terribile evento delle inondazioni del 2011. A tutto ciò bisogna anche accostare il contesto economico/finanziario internazionale nel quale s’è sempre più diffusa la cosiddetta “Crisi Globale” che inevitabilmente ha colpito anche la Thailandia.

La Thailandia, infatti, ha dovuto rivedere in corsa le stime di sviluppo del PIL nazionale, in particolar modo a causa delle contrazioni delle esportazioni verso l’Europa. Fino a non molto tempo fa, il Vecchio Continente era l’area commerciale più proficua per le esportazioni thailandesi. Ora, però, l’Unione Europea è preda di una delle peggiori crisi economiche della propria Storia, ha meno liquidità e quindi compra sempre meno merci thailandesi. Improvvisamente l’Europa da risorsa è diventata “problema” agli occhi della Thailandia. E questo è uno dei principali temi sui quali stanno discutendo gli esperti e gli operatori di questioni economico/finanziarie sia nelle sedi accademiche, sia nell’apparato produttivo thailandese.

Solitamente si ritiene che la Capitale, nodo strategico nazionale in ogni campo, anche in Politica, sia maggiormente votata a favore del fronte dei Democrats. Allo stesso tempo, molti delle classi povere del Nord est e del contesto agricolo in generale si spostano nella Capitale alla ricerca del lavoro e di verse condizioni di vita. Quindi, vi è un mix difficile da decifrare e il dibattito politico a Bangkok è sempre stato rappresentativo del dibattito in tutta la Nazione. Che Abhisit Vejjajiva abbia accusato Yingluck Shinawatra di voler aiutare suo fratello Thaksin a trovare una sorta di “salvacondotto” che gli consenta di tornare in Patria senza dover scontare la pena comminatagli, non vuol dire che Vejjajiva non abbia avuto i propri addentellati personali in particolar modo nell’Esercito e che tutto questo non si sia poi trasformato in un do ut des continuo, il che spiegherebbe quella specie di “santa alleanza” dal pugno di ferro nei confronti dei manifestanti qualora questi indossassero Magliette Rosse. Non a caso il fronte dei sostenitori di Abhisit Vejjajiva ha sempre scelto il colore giallo per identificarsi, ovvero il colore della Corona Thailandese. Ma anche Thaksin Shinawatra ha sempre indossato il braccialetto di gomma di colore arancio sul quale c’è scritto in Thai e in Inglese “Lunga vita al Re”.

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