mercoledì, Ottobre 28

Thailandia: la richiesta dei manifestanti, una monarchia parlamentare più moderna Manifestazioni studentesche, revisione della Costituzione e richieste di maggiore libertà, una vera novità nella Thailandia contemporanea

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Il vento sta cambiando in Thailandia? Per molti potrebbe essere una speranza, per altri potrebbe trattarsi solo di un refolo passeggero. Le manifestazioni tenutesi a metà agosto, incentrate sul tema della richiesta di un processo di democratizzazione della monarchia parlamentare, sono un fattore di assoluta novità sulla scena nazionale thailandese. Assistere a cinquemila giovani adunatisi intorno al Democracy Monument, tanti con il segno delle tre dita sollevate verso il cielo, uno sei simboli più diffusi di questa protesta specialmente nella fascia giovanile, sono i tasselli di un panorama assolutamente inedito, dopo tanti anni di manifestazioni variamente sopite se non represse. L’onda delle proteste studentesche e giovanili ha cominciato a farsi sempre più evidente non appena le restrizioni anti-Covid sono state allentate. Seicento poliziotti son stati chiamati a mantenere la sicurezza nella data del 16 agosto scorso, anche per la contemporanea manifestazione tenuta dai lealisti, dei sostenitori della Monarchia e del rispetto della sua identità e immagine, un gruppo, però, invero sparuto al cospetto della ben più grande ed affollata manifestazione tenuta dai giovani studenti pro-Democrazia, la cui richiesta principale è una revisione della Costituzione ritenuta eccessivamente pro-militari e lo scioglimento del Parlamento attuale, ritenuto -appunto- troppo determinato dalla presenza di esponenti affini o appartenenti all’Esercito.

Il dato storico più evidente è legato al fatto che -fino a quando ha regnato Bhumibol Adulyadej – un Sovrano che per sette decenni ha giganteggiato nella vita del Paese, col suo carisma, nel grande rispetto del popolo stesso, la questione è stata sottaciuta in due modi. Il primo è connesso proprio con l’aura di rispetto verso il Re diventato figura di così alto riferimento da non essere immaginata alcuna critica, seppur potenziale, nei suoi confronti. L’altro elemento per il quale ogni critica nei confronti del Re è stata subito bloccata fin dalla sua origine, è stato quello della legge sulla “lesa maestà”, un criterio giuridico per il quale, le forze di polizia ma soprattutto l’Esercito, hanno potuto esercitare una forte pressione nei confronti di ogni forma di critica verso la figura reale ma -in derivazione- contro il Potere e l’establishment correlato. I più di 3.000 studenti che si sono riuniti per manifestare nel Campus della Thammasat University per la più recente serie di manifestazioni di maggior spessore e volume, sono una novità, così come è una novità che non siano state immediatamente utilizzate le maniere più forti per spegnere nel silenzio tali espressioni di libero pensiero.

Uno studente ha letto la proclamazione del 1932 che pose fine alla monarchia assoluta, in quello che allora si chiamava Siam e ha dichiarato in quale realtà si vive oggi nonostante lo status nominale del Paese come democrazia.

Diversi oratori sono poi saliti sul palco e hanno continuato a descrivere dettagliatamente quali sono i problemi percepiti nei confronti della monarchia thailandese.

Esprimendo le loro lamentele in un linguaggio diretto -finora normalmente espresso in sussurri- gli oratori che si sono avvicendati sui palchi improvvisati hanno criticato la ricchezza del Re, la sua influenza e il fatto che trascorre quasi tutto il suo tempo in Germania, non in Thailandia. Tale aperta sfida ai tabù intorno all’esprimere critiche nei confronti della monarchia certamente potrà creare qualche disagio e nervosismo tra gli ultraconservatori e le forze armate, che è improbabile che lascino correre tutta questa corrente di proteste senza una risposta. In verità, le forze di sicurezza nelle ultime settimane avevano già cercato di intimidire studenti e altri attivisti dal tenere manifestazioni.

Tra altri argomenti oggetto delle manifestazioni ma anche delle discussioni pubbliche che si stanno tenendo in questi tempi recenti in Thailandia, vi è anche quello della separazione della ricchezza personale del Re dalla vasta fortuna del Palazzo Reale detenuta dal Crown Property Bureau; vietando alla monarchia di svolgere qualsiasi ruolo in politica o di sostenere eventuali colpi di stato militari; abolire l’eccessiva glorificazione della Monarchia e di avviare delle vere indagini sulla morte di alcuni esponenti critici nei confronti della Monarchia.

Non è chiaro quanto sostegno gli studenti possano ottenere dal pubblico uditorio in generale, stanco di aspre e talvolta violente contese politiche nell’ultimo decennio e mezzo.

Nello spazio di una settimana, i confini della discussione pubblica del Monarca e dell’istituzione della Monarchia in Thailandia si sono espansi rapidamente“, ha detto in una e-mail Tyrell Haberkorn, studioso thailandese presso l’Università del Wisconsin-Madison. “Se le autorità consentiranno o meno questa espansione come dovrebbero oppure se risponderanno con la repressione o la violenza, ecco, questa è la domanda“.

Per tutti questi motivi, le manifestazioni pubbliche, che hanno visto una folta presenza di studenti, sono un aspetto alquanto inusitato per la scena sociale e politica thailandese più recente. Si tenga presente che le accuse connesse con il reato di “lesa maestà” comportano pene che possono giungere fino ai 15 anni di reclusione.

Con una certa evidenza, le cose sono cambiate con l’ascesa al trono di Re Maha Vajiralongkorn  e la materia di discussione sulla eccessiva discrezionalità del Sovrano, che andava avanti in modo più manifesto dal 2016, con la successione al trono ha acquisito nuova energia.

Le manifestazioni che erano state anticipate per la giornata del 12 agosto, a causa della concomitanza di una festa nazionale molto sentita, ovvero la Festa della Mamma, sono state posticipate.

I funzionari della sicurezza thailandese hanno arrestato venerdì il leader della protesta studentesca Parit ‘Penguin’ Chiwarak, come riportato da media locali e internazionali. Parit è stato uno dei leader più riconoscibili del recente movimento di protesta studentesca e ha tenuto discorsi pubblici mettendo in discussione il governo di Prayut Chan-ocha , nonché toccando le istituzioni conservatrici thailandesi e la loro interferenza nella situazione politica. All’inizio della settimana che si concludeva con venerdì 14 aveva pubblicato sui social media che era seguito da agenti di sicurezza in borghese e che il suo arresto era probabilmente imminente. Cosa che poi è accaduta. Diversi attivisti per i diritti umani, così come amici di Parit che erano sulla scena, hanno detto ai media locali che Parit è stato arrestato a Bangkok da più uomini senza uniforme che si sono identificati affermando di essere la Polizia. Non è chiaro dove gli uomini abbiano poi effettivamente portato lo stesso Parit.

Le proteste guidate dagli studenti, in realtà, hanno attirato l’attenzione di tutto il Paese negli ultimi due mesi con gli studenti che chiedono con sempre maggior insistenza una riscrittura della Costituzione redatta dai militari, lo scioglimento del Parlamento in essere e la fine delle vessazioni degli attivisti da parte dello Stato. Mentre le manifestazioni continuano, molti oratori iniziano a toccare -nelle loro parole- anche il ruolo della monarchia thailandese in politica. Giovedì 13 agosto scorso, un monarchico ha presentato accuse di lesa maestà contro Parit, accusandolo di aver insultato il Monarca ed aver gettato discredito sull’Istituzione. Parit ha detto ai media nazionali che le nuove accuse di lesa maestà mostrano che la legge è stata applicata in modo abusivo al fine di utilizzarla strumentalmente per scopi politici.

Ai media che lo hanno contattato, ha risposto via telefono: “Dimostra che l’Istituzione monarchica viene utilizzata come arma politica per estendere il governo di questo regime oggi al potere“. L’arresto di Parit avviene dopo che il Governo ha arrestato un avvocato per i diritti umani e un altro leader della protesta studentesca e li ha accusati di sedizione e riunione illegale. Quello che alcuni hanno definito un vero e proprio rapimento di Parit da parte di un ufficiale in borghese ha anche sollevato la preoccupazione tra i gruppi studenteschi circa il rischio che lo Stato stia iniziando a far sparire attivisti e voci anti-governative. Interpellate sul tema, le richieste fatte alla Polizia metropolitana sono rimaste senza risposta. Successivamente, Parit è stato rilasciato su cauzione, non ha mai smesso di continuare a sostenere le manifestazioni studentesche come quelle del 16 agosto scorso e ad invocare maggiore libertà di espressione sulla scena politica nazionale e per poter anche muovere critiche nei confronti della Monarchia, qualora si verifichino circostanze per le quali si voglia esprimere il proprio libero pensiero in senso democraticamente condiviso.

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