martedì, Aprile 7

Thailandia e la denuncia sui ‘lavori forzati’ per i migranti nella pesca A lanciare l'accusa è Human Rights Watch in un rapporto pubblicato ieri. Il rapporto e un film di 15 minuti sono stati pubblicati in un briefing al Parlamento Europeo

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Il lavoro forzato e altri abusi dei diritti sono diffusi nelle flotte da pesca della Thailandia, nonostante gli impegni del governo a nuove riforme. A lanciare l’accusa è Human Rights Watch in un rapporto pubblicato ieri. Il rapporto e un film di 15 minuti sono stati pubblicati in un briefing al Parlamento Europeo proprio ieri.

Il rapporto di 134 pagine descrive come i pescatori migranti dei Paesi limitrofi nel Sud-Est asiatico siano coinvolti in attività di pesca, senza la possibilità di cambiare datore di lavoro e soprattutto di non essere pagati adeguatamente. I lavoratori migranti non ricevono le protezioni del diritto del lavoro thailandese e non hanno il diritto di formare un sindacato.

Anche se la Thailandia ha ricevuto un ‘cartellino giallo’ che avverte che potrebbe essere messa al bando dell’esportazione di prodotti ittici nell’Unione Europea a causa delle sue pratiche di pesca illegali, non dichiarate e non regolamentate (IUU) e che gli Stati Uniti hanno collocato la Thailandia al livello 2 Watch List nel suo ultimo rapporto sulla tratta di persone (TIP), Human Rights Watch ha riscontrato carenze diffuse nell’attuazione di nuove normative governative nel settore della pesca.

«I consumatori in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone dovrebbero essere certi che i loro prodotti ittici provenienti dalla Thailandia non prevedano il traffico di persone o il lavoro forzato», ha affermato Brad Adams, direttore dell’organizzazione in Asia. «Tuttavia, nonostante gli impegni di alto profilo del governo thailandese di ripulire il settore della pesca, i problemi sono dilaganti».

(video del canale Youtube di HumanRightsWatch)

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