sabato, Dicembre 14

Thailandia: l’onda verde dei bambini per unirsi al Friday for Future Bangkok, La Città degli Angeli, a lungo funestata dallo smog e dall’inquinamento, si unisce allo sciopero dei bambini e dei ragazzi in difesa dell’Ambiente. Il triste caso di Chiang Mai

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Gente che si aggira in città con la mascherina. Una scena che si riteneva relegata a certe città più a Nord, tipo Seoul, Tokyo, Pechino. Invece, quest’anno Bangkok ha visto livelli di esposizione all’inquinamento come mai s’era visto in precedenza. Tornare a casa tossendo, coprirsi la bocca in ogni modo per cercare di proteggersi da questa nube fitta e grigia che ha oscurato tutto a lungo. Il traffico automobilistico nella megalopoli, costellato da punti colorati quali sono i taxi thailandesi, quest’anno ancora nella sua prima metà iniziale, sembra uno spettro da evitare a ogni costo, una palude di lamiere e fumi velenosi dalla quale però, è difficile stare lontano, tanto è grande e tanto si è obbligati a dover attraversare questo immenso Purgatorio venefico. Vociferare dei guai in casa, delle persone affette da varie forme tumorali. ‘The land of smiles’ quest’anno ha visto il proprio sorriso annerito da fuliggine e smog. Niente e nessuno può aiutarti di fronte ad eventi di tale portata. Paradossalmente non si tratta di fatti naturali ma di profondi e nefasti disequilibri introdotti nell’ambiente dall’uomo.

In occasione del ‘Friday For Future, a Bangkok frotte di bambini e ragazzi si sono raccolti per collaborare con la propria presenza a questa manifestazione mondiale avviata dalla sedicenne svedese Greta Thunberg. Cartelli con scritte tra l’ironico e il sarcastico, tenuti su da bambini così piccoli da farsi aiutare dagli adulti, soprattutto da mamme che con ampi sorrisi, hanno partecipato a questo venerdì di attenzione alle tematiche ambientali planetarie. «Non voglio pulire quello che hanno lasciato i miei genitori», «Rendi la Terra di nuovo grande», «La mia nonna non ha bisogno della plastica», «Carbonfossili? No, grazie», «Non c’è un Pianeta B».

Le manifestazioni anti-inquinamento ed in difesa dell’Ambiente a Bangkok sono state guidate da una ragazza di 11 anni. Tutto è stato documentato e seguito, passo dopo passo, via Twitter con l’account ‘greenpeaceth’, i bambini ed i ragazzi fuoriusciti dalle scuole, si sono raccolti in prevalenza fuori dal Centro Servizi Pubblici presso la Casa del Governo per presentare una petizione al Primo Ministro in carica Prayuth Chan o-cha. La bambina di 11 anni, della quale si sa solo il nome, Lily, ha letto una lettera aperta dove si chiede al Governo di intraprendere azioni immediate sull’inquinamento atmosferico, sulla plastica monouso, sui cambiamenti climatici e sulla deforestazione, tutti temi di particolare rilevanza anche in Thailandia, soprattutto alla luce degli ultimi accadimenti collocati tra la fine del 2018 e questa parte iniziale del 2019. «La nostra Terra non può attendere ancora e noi non possiamo fare tutto da soli, abbiamo bisogno che il Governo ci aiuti e lo faccia adesso», ha letto la ragazza. «E’ responsabilità di ciascuno di noi aiutare la Terra ma con l’aiuto del Governo, sarà tutto più facile e potente». Scolaresche, genitori ed altri supporter di tematiche ambientaliste hanno nel frattempo svolto manifestazioni similari in almeno altre 100 Nazioni nel Mondo.

Ma non è solo Bangkok, in Thailandia, l’epicentro dei miasmi e dello smog che uccide la popolazione, soprattutto attraverso la via delle malattie al sistema cardiorespiratorio e quella tremenda del cancro. Un altro caposaldo della produzione nazionale, soprattutto in ambito commerciale, è un po’ più a Nord, è Chiang Mai.

«La popolazione a Chiang Mai soffre per vari problemi legati allo smog da almeno 10 anni a questa parte. Con una così prolungata ed elevata esposizione a pericolosi particolati dispersi nell’aria, il numero dei decessi s’è innalzato sempre più, anno dopo anno», ha affermato il dottor Chaicharn Pothirat, il quale è anche lettore presso la Chiang Mai University, Facoltà di Medicina. «La minaccia è ormai estesa a tutta la popolazione». Ha deciso di parlare per destare attenzione sull’inquinamento atmosferico che ha reso Chiang Mai città inserita nella top list delle città più inquinate al Mondo e per svariati giorni consecutivi nel corso dell’anno corrente. Quando l’ammontare di PM2.5 con la sua polvere di particelle – materia particolata più piccola di 2.5 microns – rimane sospeso in aria, così facendo aumenta il rischio di cancro ai polmoni, infarto, infiammazioni polmonari, malattie cardiache.

«Molte morti sono legate direttamente al PM2.5 così credo noi non si possa continuare ad ignorare ancora il rischio», ha aggiunto l’esperto accademico alquanto sconsolato. Inoltre ha annotato che la crisi determinata dallo smog persiste da una decina d’anni e le Autorità locali hanno consecutivamente fallito nel contrastare seriamente la materia. «Non un singolo Governo ha posto la questione legata alle politiche collegate all’Ambiente oppure ha mai intrapreso misure volte a ridurre la presenza di polveri di particolato nell’aria».

Mediamente, su base annuale, la polvere di PM2.5 a Chiang Mai si è attestata intorno ai 18 microgrammi (mcg) per metro cubo di aria tra il 2016 ed il 2018, molto al di sopra dei 10 mcg di sicurezza limite posto dalla World Health Organization. In ogni caso, il Dipartimento di Controllo dell’Inquinamento in Thailandia (PCD) insiste nel dire che il limite di sicurezza potrebbe essere intorno ai 25 mcg per metro cubo d’aria. «Per ogni 10mcg in crescita di PM2.5 in particolato, cresce il numero delle morti del 3.5 per cento ogni giorno», ha sottolineato il prof. Chaicharn. Poiché il livello d’inquinamento nell’aria a Chiang Mai è stato ad un punto critico per molte settimane fino ad oggi, il professore universitario e medico esperto ha ricordato che il numero delle morti nella città potrebbe conseguenzialmente aumentare di 1.5 punti percentuali per ogni singolo giorno per la prossima settimana.

Chiang Mai è una città abitata da 1.75 milioni di persone, compresi gli stranieri, i quali hanno deciso di trascorrere la propria vita, soprattutto da pensionati, in questa città che -in ogni modo- rimane comunque un luogo piacevole e molto ben attrezzato nei servizi pubblici. Per l’accademico contattato dai media, ogni volta che c’è un aumento nei livelli di PM2.5, il numero dei pazienti che si affollano nei pronto soccorso aumenta esponenzialmente.

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