sabato, Ottobre 24

Thailandia, esplode la violenza politica field_506ffb1d3dbe2

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Bangkok – Era appena stato incassato un risultato positivo nella controversia tra la amministrazione governativa di Yingluck Shinawatra ed il fronte dei coltivatori di riso, con la promessa di passare finalmente al saldo delle spettanze dei produttori in cambio del riso dato al Governo da allocare negli stock di riso nazionale a fini di vendita, consumo ed esportazione, tanto che tutti coloro che stavano per convenire nella Capitale per protestare hanno immediatamente fatto dietro front coi propri trattori e sono tornati nelle campagne, quando la violenza s’è scatenata sull’altro fronte aperto, quello della politica nazionale, ancora funestata da linguaggio aggressivo, violenza diffusa e reiterate provocazioni.

Nella serata di sabato scorso, intorno alle nove e mezzo, un assalto delle Forze di Polizia contro i dimostranti anti-governativi nel Distretto Khao Saming nella Provincia di Trat, ha portato alla morte di una bambina di cinque anni. Il Ministero per la Salute Pubblica ha disposto l’invio e la operatività permanente di team medici così come ha disposto l’allerta medico a livello nazionale. Si teme, infatti, si possa scatenare una violenza diffusa e potente sull’intero territorio della Thailandia. L’attacco delle Forze di Polizia è avvenuto al mercato ortofrutticolo di Yingcharoen a Tambon San Tung, nel Distretto di Khao Saming. La bambina è stata colpita alla testa nel parapiglia che ne è seguito ed è stata immediatamente condotta in ospedale, dove il team medico ha cercato in ogni modo di tenerla in vita. Ma la bambina s’è poi spenta alle 3 e 30 di ieri. Si tratta praticamente del primo minore che perde la vita a causa delle violenze che hanno caratterizzato le vicende ultime della politica thailandese. Finora 35 persone risultano ferite e sono state subito poste sotto cure mediche in tre differenti ospedali dopo l’attacco delle Forze di Polizia. Sempre il Ministero per la Salute Pubblica ha riferito che un’altra bambina di cinque anni è in condizioni critiche a causa di proiettili o frammenti di bombe esplose, ora è nell’Ospedale di Rayong.

Purtroppo, però, non è finita qui. Meno di 24 ore dopo, un’altra terribile esplosione si è verificata nel tardo pomeriggio di ieri, in un sito occupato da manifestanti anti-governativi appartenenti al People’s Democratic Reform Committee che da settimane è in protesta, prevalentemente nella Capitale, contro il Governo guidato da Yingluck Shinawatra, ha disertato le urne in occasione delle ultime elezioni nazionali e in numerosi casi e località le ha anche apertamente osteggiate e boicottate. L’attacco della giornata di ieri è avvenuto nell’area Ratchaprasong, dove due persone sono morte, compreso un bambino di quattro anni, e 22 persone sono rimaste ferite.

Le Autorità miltari e governative hanno subito voluto smentire vi fosse qualsiasi tentativo oscuro da parte dei servizi di sicurezza nazionale per giustificare poi in un qualche modo l’intervento di tipo militare. Anzi, più volte le misure di sicurezza, si è affermato, si è cercato di cooptarle e coordinarle insieme, Forze di Polizia e rappresentati della sicurezza del People’s Democratic Reform Committee, a protezione dei manifestanti dopo che la Corte Civile ha imposto agli ufficiali ed ai poliziotti di intervenire nelle proteste in atto. L’esplosione è avvenuta all’esterno e di fronte ad un centro commerciale a nemmeno cento metri dal luogo in cui da lungo sostano i manifestanti anti-governativi. Un addetto alla sicurezza ha anche affermato che ha visto una figura sospetta vestita di nero passare lì accanto e abbandonare oggetti altrettanto sospetti all’interno di un Tuk Tuk nei pressi di una bancarella poco prima dell’esplosione. Ora, sulle bancarella ci sono ancora le magliette macchiate di sangue e paradossalmente accanto campeggia una maglietta con la scritta “I love Thailand” tra le preferite dai manifestanti del People’s Democratic Reform Committee. In precedenza una granata M79 era stata trovata all’interno di una automobile parcheggiata tra la Corte Civile la Corte d’Appello lungo la Ratchadepisek Road intorno a mezzogiorno o poco più nella giornata di sabato.

Nel frattempo, anche i “Rossi”, gli esponenti cioé del fronte delle cosiddette “Magliette Rosse” che sostengono il Governo in carica e da sempre sono vicini alla famiglia Shinawatra prima nella persona dell’ex Premier oggi in esilio Thaksin ed oggi sono a sostegno della sorella ed attuale Premier Yingluck stanno sempre più scaldando i motori. E mettono in guardia il Governo cui fanno riferimento. Da tempo, infatti, consigliano di spostare la sede delle attività governative fuori da Bangkok, ormai troppo pervasa di violenza diffusa, dove sono state ripetutamente boicottate le urne elettrali, sono state presidiate alcune sedi istituzionali, persino è stato a tratti tenuto in ostaggio il personale di alcune agenzie governative e dove le truppe del leader dei “gialli” Suthep Thaugsuban diffondono un verbo fatto di odio e di violenza verbale e fisica. Di fronte a tale situazione, affermano gli esponenti “rossi” dello United Front for Democracy against Dictatorship, si consiglia di spostare tutto a Chiang Mai oppure, ancor meglio, nei “capisaldi” della rappresentanza politica delle “Magliette Rosse” cioé nel Nord più profondo o nel Nord Est della Nazione come potrebbe essere a Nakhon Ratchasima dove l’intero fronte politico può attestarsi sulla modalità “pieno combattimento”. Per loro infatti, certe decisioni della Corte di Giustizia sono state viste come poco obbiettive se non di parte, non è piaciuta infatti, la decisione di considerare illegale l’impedire o intervenire nelle manifestazioni del fronte del People’s Democratic Reform Committee, Suthep infatti, andava e va semplicemente arrestato, non si deve cincischiare su questo fatto e bisogna esercitare disobbedienza civile avverso tali decisioni.

In realtà, se il Governo Shinawatra avesse voluto lasciare libera la potenza del fronte politico che la sostiene, oggi l’intera Thailandia sarebbe messa a fuoco e fiamme e avverrebbe la reificazione definitiva della divisione dell’intero Paese –da anni- tra “Gialli” e “Rossi”. Il che è esattamente quel che si vuole evitare, non si trattava quindi di cincischiare ma aspettare che le cose si stemperassero per evitare vittime e feriti.

La Premier Yingluck Shinawatra nella giornata di ieri ha rilasciato una dichiarazione ufficiale poi diffusa attraverso tutti i mezzi di comunicazione e persino attraverso i social media, dove si riporta: «Condanno fermamente l’uso  della violenza negli ultimi giorni che ha causato molte morti sia nella Provincia di Trat sia e specialmente a Rachaprasong quest’oggi, atto particolarmente rattristante e che disturba poiché dei bambini hanno perso la vita. Le mie più profonde condoglianze vanno per le vittime che sono state colpite e per i parenti e gli amici di coloro che hanno perso la vita. Gli incidenti violenti sono atti terroristici commessi per scopi politici senza akcun riguardo per la vite umane. Il Governo non tollererà il terrorismo ed ha disposto indagini approfondite e che saranno seguite dalle autorità preposte per trovare i colpevoli e condurli alla Giustizia senza alcuna eccezione. Vorrei dire a tutte le opposte componenti della politica che possiamo vedere le cose in modo differente e che vi sono numerose vie per esprimere tutte quelle differenze. Ma l’uso della violenza che arreca morti non è un modo civile di vivere. Non è il modo in cui vivono i thailandesi i quali sono sono naturalmente disposti a seguire i cittadini amorevolmente, piuttosto che ricorrere ad uccisioni senza senso. Voglio nuovamente rimembrare a tutte le parti che vi sono vie più pacifiche per risolvere il conflitto politico attraverso modalità democratiche».

 

 

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