lunedì, Luglio 22

Thailandia: elezioni, i ‘rossi’ popolari sono avanti ma i militari si alleano con i partiti ‘amici’ Prime elezioni libere dal colpo di stato militare del 2014, in realtà i militari hanno già da tempo sistemato tutto a proprio favore per mantenere le mani sul potere nel Paese. Comunque fosse andato il voto

0

Già dai primi exit poll si è capito subito che è andata come doveva andare. In Thailandia, quando si va alle urne i ‘rossi’ popolari vincono e i ‘gialli’ della upper class vicini ai militari perdono. Questa volta, però, con gli ‘aggiustamenti’ apportati alla legge elettorale, attraverso la revisione costituzionale che era stata introdotta dai militari ed appoggiata con un referendum, i “rossi” popolari vincono ma dall’altra parte il fronte dei “gialli” si coalizza e mette insieme i voti offrendoli in appoggio al fronte partitico pro-militari che non avrebbero avuto così, il predominio in Parlamento.

Le elezioni più “aggiustate” della storia della Thailandia. Tanto attese quanto preparate a tavolino dalla Giunta militare che detiene il potere dal colpo di stato del 2014. Nelle urne che hanno raccolto le schede elettorali, ora più che mai, però, si nascondono molti dubbi. E in molti si chiedono ansiosi se le urne, una volta aperte, non si riveleranno dei veri e propri “Vasi di Pandora”.

Sabato 23 marzo, in chiusura della campagna elettorale prima del silenzio che precede le urne, migliaia di persone si sono riunite per incitare declamando lo slogan «Pracharat! Governo! », in occasione del comizio conclusivo del Palang Prachararat Party, il leader di partito Uttama Sayanayana ha dichiarato dal palco: «Lung Tu non è una scelta. E’ la nostra unica via».

I thailandesi finalmente sono andati alle urne per votare, però, con un diritto delimitato da un sistema elettorale dove tutto correva a favore del Primo Ministro in carica Prayuth Chan o-cha, il cui nomignolo è appunto Lung Tu. Così, ci si ritrova nel ruolo di Premier uno che avrebbe dovuto dovrebbe scaturire da un voto democratico, ma che – invece-  è proprio quello che è stato alla guida del colpo di stato militare del 2014, prima di deporre la divisa ed indossare abiti civili, con tanto di giacca e cravatta, per assumere una parvenza meno rigida e autoritaristica qual è quella delle stellette e della divisa di generale.

In realtà, le permutazioni statistiche del potere nei suoi vari paludamenti partiti da divise e poi finiti in completi giacca-e-cravatta sono numerosi. E -affermano gli analisti- nulla conferma che, dopo il voto, sarà assicurata finalmente la stabilità al Paese.

L’ex generale in pensione ed oggi Premier in giacca e cravatta ha sistemato un po’ tutte le cose a suo favore in vista della tornata elettorale rimandata fino a quattro volte, prima di giungere alla data del 24 marzo. E così, ben 250 posti a sedere sono assicurati alla giunta militare, mettendogli in sicurezza un terzo del futuro parlamento in base ad una revisione del sistema elettorale contenuto nella Carta Costituzionale e poi passato al vaglio di un referendum che non ha fatto altro che dare una parvenza di approvazione popolare ad un metodo di assegnazione degli scranni parlamentari risultato di una visione tutt’altro che democratica della gestione del voto del popolo e tutt’altro che ispirata ad un principio di sana competizione elettorale.

Ne è derivato un sistema elettorale proporzionale che limita il numero dei seggi che i partiti più grandi del Paese possano conseguire. Mentre poi al leader ex militare è stato consentito di transitare dalla dimensione militare a quella civile senza particolari intoppi, agli oppositori politici esistenti ed in fieri, è stato frapposto ogni tipo di ostacolo legale, formale o contenutistico.

In ogni caso, se il Palang Pracha-rath, il nuovo partito pro-militari e che ha nominato Prayuth Cha o-cha proprio leader non dovesse vincere sufficienti seggi tra i 500 Membri della Camera Bassa, ci si potrebbe ritrovare impantanati in trattative con filo-militari da una parte e tutti gli altri dall’altra che potrebbero durare all’infinito. Così Prayuth potrebbe ritrovarsi alla guida di un governo di minoranza con la prospettiva di finire in uno stallo continuato. E’ una ipotesi. Bisogna aspettare di vedere i numeri reali e finali.

Secondo Stithorn Thananithichot, esperto di politiche sociali presso il King Prajadhipok’s Institute, «Fino a quando il Parlamento si riunisce per selezionare un primo ministro, non si può formare un governo anche se si hanno 251 seggi a disposizione nella Camera Bassa». E poi ha aggiunto un avvertimento: «Se i colloqui si prolungano, si potrebbe persino arrivare fino alla fine dell’anno per poter scegliere un nome nel ruolo di Primo Ministro». Harrison Cheng, Direttore Associato del centro consulenze rischi globali Control Risk, afferma che se poi giungessero segnali forti di vittoria dell’ex partito di governo Pheu Thai Party tutto ciò potrebbe interferire ancor più pesantemente sulla formazione di un governo e quindi nella selezione di un prossimo potenziale Premier.

«Tutto ciò potrebbe prendere la forma determinata dalle decisioni assunte dalla Commissione Elettorale, la quale potrebbe invalidare la vittoria del Pheu Thai Party, mettere al bando i suoi candidati dalle politiche e portare ad un secondo voto», ha scritto l’esperto in una recente nota. «Anche se i militari accettassero la realtà di un Pheu Thai Party vincente con la sua coalizione, potrebbero essere tentati di rimandare la formazione di un nuovo governo».

Il Pheu Thai Party è diretta emanazione dell’ex Premier Thaksin Shinawatra, oggi esule all’estero per una condanna a due anni e mezzo per conflitto di interessi. Una figura politica molto ostracizzata da parte delle fazioni lealiste e vicine ai militari e nonostante tutto temuto, nonostante non viva più in Patria dal 2008.

Fin dal colpo di stato del 2014 che ha scalzato il Pheu Thai Party (in quel momento impersonificato dalla Premier Yingluch Shinawatra  sorella dell’ex Premier esule), sono state messe in atto tutte le trappole giuridiche e legali per impedire il ritorno dell’ex Premier in Thailandia. Si tratta di un fattore che è stato chiaramente visibile durante tutta la campagna politica che ha condotto al voto del 24 marzo 2019. Nonostante le alte temperature locali, alcuni candidati del Pheu Thai si sono preoccupati nel distribuire bottigliette d’acqua durante i loro comizi all’aperto nei villaggi, per il timore di essere accusati di volersi così ingraziare il voto col trucco del dare acqua agli assetati.

Il partito fratello del Pheu Thai Party, il Thai Raksa Chart, aveva arruolato la sorella del Re in carica nominandola leader del partito, la principessa Ubolratana Rajakanya, sorella maggiore di Re Maha Vajiralongkorn, indicandola come candidata Premier lo scorso 8 febbraio. La risposta della Corona è stata netta, decisa e dura, la Costituzione non ammette la candidatura di esponenti della Monarchia, una candidatura che non è stata ritenuta ammissibile nemmeno nel caso di Ubolratana Rajakanya che aveva rinunciato a tutti i suoi titoli onorifici in precedenza. Contestualmente è stato ordinato lo scioglimento dell’intera formazione politica che aveva presentato tale candidatura alla premiership. Da tutto questo è derivata la nascita della formazione più giovanile e progressista del Future Forward Party che si è subito distanziato da qualsiasi influenza da parte dei militari praticamente fin dal primo minuto della sua formazione.

Gli esperti della scena politica thailandese ritengono che i due partiti potrebbero stringere un patto. Tentativi dell’ora defunto Thai Raksa Chart di indirizzare i propri supporter verso partiti nuovi come il Future Forward sono stati considerati delle prove evidenti da parte della Commissione Elettorale. Organo non certo impeccabile in quanto a neutralità, come ritengono molti osservatori esperti locali. Nonostante tutto, il Future Forward è salito molto rapidamente negli apprezzamenti rilevati dai sondaggi di opinione, sorprendendo un po’ tutti, soprattutto gli scettici che ritenevano tali richiami avrebbero avuto eco tra i giovani dell’elettorato nazionale e non tra quelli delle periferie e delle campagne.

Il suo leader Thanatorn Juangroogruangkit aveva riferito alla testata The Sunday Times: «Siamo totalmente indipendenti. Abbiamo i nostri propri sogni. Abbiamo le nostre proprie ambizioni». Questo messaggio è sembrato miele per le orecchie dei giovani e tra coloro che avrebbero votato per la prima volta. Si tratta di grandi numeri, milioni di elettori, visto che l’ultima volta che si era andati a votare in libere elezioni è stato nel 2011. Elettori con prospettive totalmente nuove rispetto a chi aveva già votato in precedenza ed era già esperti nelle malizie elettorali e politiche.

Secondo Stithorn Thananithichot si tratta di elettori che «non sono affatto toccati da discorsi come amare Thaksin oppure odiare Thaksin». Per l’esperto: «Sono elettori aperti a ogni ideologia o persona se il partito può favorevolmente impressionarli in una direzione piuttosto che un’altra».

Ecco come il partito Future Forward ha rapidamente scalato le posizioni nella scena politica thailandese, superando persino le aspettative di formazioni già consolidate come Democrat e Bhumjaithai. Il 17 marzo due milioni di votanti si son messi in fila con infinita pazienza per poter partecipare ad una prima data del voto 2019 confermando che quella formazione avrebbe raggiunto un ottimo livello di apprezzamento nelle urne. Il sabato precedente alle elezioni, alla fine della campagna che si è conclusa alle 18, i partiti si sono raccolti per un ultimo accorato appello nelle strade e nelle piazze di Bangkok. Il leader Democrat Abhisit Vejjajiva  è fuoriuscito da uno Starbucks Cafè nella Siam Square ed è stato accostato da alcuni suoi fan a caccia di selfie.

Nelle zone più remote delle campagne thailandesi le urne sono state portate in elicottero. Alcuni candidati hanno fatto persino resuscitare antiche promesse per le classi agricole della Nazione come un salario minimo garantito e sostegni economici alle classi agricole pur di accaparrarsi qualche voto.

Viengrat Nethipo, esperta di Scienze Politiche della Chulangkorn University ha sottolineato il fatto che molti elettori, al giorno d’oggi, stanchi di queste vetuste promesse oggi sono in cerca di qualcosa di più pragmatico per essere convinti a votare. «Lo stato delle elezioni 2019 è differente. Molte persone sono realmente votando per cambiare la società. La politica non è la loro somma priorità dato che lo scopo principale è scalzare i militari dal potere”, ha affermato. “Non sarebbe stato questo il caso se ci fossimo trovati davanti a elezioni realmente libere e corrette».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore