venerdì, Febbraio 28

Thailandia, è guerra Un comitato di forze per riportare il paese all'ordine

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Dopo sei mesi di crisi politica e scontri di piazza che hanno causato 28 morti e oltre 800 feriti la situazione in Thailandia è definitivamente degenerata stamattina quando il Capo dell’Esercito, Prayut Chan-O-Cha, ha affermato in tv: «Per riportare rapidamente il Paese alla normalità, il Comitato nazionale di Peace Keeping comprendente l’Esercito, le Forze Armate, l’Aeronautica e la Polizia thailandese deve prendere il potere dalle ore 16,30». Senza eccessivi sensi di colpa l’esercito ha così annunciato il12esimo golpe dal 1932 a oggi. Le motivazioni paiono chiare: «ripristinare l’ordine e spingere per il raggiungimento di riforme politiche».  L’annuncio è arrivato al termine del secondo incontro con le principali parti politiche in un complesso militare della capitale, che è stato circondato dai soldati pochi minuti prima del proclama di Prayuth. Le tv di informazione straniere via satellite sono state oscurate. Messe fuori onda la Bbc, Cnn e Al Jazeera, insieme all’intero pacchetto di canali satellitari del provider thailandese True Vision. Tutte le emittenti via etere erano già state costrette a sospendere le trasmissioni e a trasmettere solo i bollettini dell’esercito. Due giorni fa l’esercito aveva proclamato la legge marziale (negando che si trattasse dell’ennesimo golpe nel Paese).

A due passi dalla Thailandia la situazioni non è sicuramente delle migliori dato che in una sola giornata due auto cariche di esplosivo sono state lanciate tra la folla nell’attentato avvenuto a Urumqi, capitale della regione musulmana del Xinjiang, nell’ovest della Cina.
Almeno 31 persone sono rimaste uccise.  Non solo, a poche ore dalla fine della visita del presidente cinese Xi Jinping nello Xinjiang, un esplosione e un attacco a colpi di coltello nella stazione di Urumqi provocano la morte di tre persone, tra cui due degli attentatori, e altri 79 feriti. Sabato scorso, durante un blitz della polizia di Urumqi, sono state arrestate sette persone in relazione all’attentato alla stazione. La settimana scorsa, il governo di Pechino aveva deciso di inviare una squadra di trenta agenti speciali per l’addestramento delle forze dell’ordine locali, sulle modalità di risposta agli attentati terroristici. Il Ministero della
Pubblica Sicurezza ha poi aumentato le misure nelle maggiori città: A Pechino, sono stati inviati 150 gruppi di agenti delle squadre anti-terrorismo, per un totale di 1300 agenti paramilitari con il compito di sorvegliare le aree di maggiore traffico. Il 6 maggio un uomo armato di un coltello aveva già ferito sei persone nella stazione di Canton, capoluogo della provincia sud-orientale cinese del Guangdong.

La Cina deve risolvere persino confrontarsi con l’Onu che la incolpa dei crimini impuniti in Siria insieme ai firmatari del più lungo accordo economico sul gas nel mondo (30 anni) siglato ieri a Shangay ossia la Russia. Con veto di impunità per Assad ma anche per gruppi terroristici:
«Purtroppo a causa di Russia e Cina in Siria continuano a essere commessi crimini che nonvengono puniti»: lo ha detto l’ambasciatrice  americana al Palazzo di Vetro, Samantha Power, dopo appunto il veto di Mosca e Pechino alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria.
«Questo veto garantisce l’impunità non solo per Assad, ma anche per i gruppi terroristici», ha aggiunto.

Il ministero degli esteri russo continua invece a confermare i suoi dubbi sulla legittimità delle elezioni presidenziali in ucraina di domenica prossima, dato che Vitkor Yanukovich non è stata deposto in maniera “legittima“. Il presidente, spodestato a febbraio dopo i mesi di violente proteste filo-occidentali, «non è stato allontanato utilizzando i mezzi legittimi a disposizione delle autorità ucraine» ha detto il portavoce della diplomazia russa Alexander Lukashevich. E’ un “caso giuridico” ha aggiunto. In una linea di incoerenza rispetto alle dichiarazioni sulle elezioni ucraine prosegue con le sue negoziazioni continuando a sfidare l’Occidente e in primis gli Usa facendo filtrare la notizia che potrebbe firmare un accordo con l’Iran già quest’anno per la costruzione di otto nuovi reattori nucleari nella Repubblica islamica. Il tutto mentre sono ancora in corso i negoziati di Teheran con i “5+1” sul controverso programma nucleare iraniano e si avvicina il 20 luglio. In quella data scadranno i 6 mesi di tempo dell’accordo che ha consentito l’alleggerimento delle sanzioni esistenti in cambio di un’intesa definitiva con Teheran.

La situazione russa non può che coinvolgere anche l’Ucraina che chiede la convocazione  urgente di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Come ha spiegato il premier facente funzione Yarseniy Yatsenyuk, Kiev è pronta a «presentare prove che dimostrano i tentativi della Russia di ostacolare le elezioni presienziali  attraverso una escalation del conflitto». In un agguato nella notte nella zona di Volnovakha, a una ventina di chilometri da  Donetsk, otto militari sono rimasti uccisi e altri 18 feriti mentre proseguono i  combattimenti con le forze separatiste sono in corso da questa mattina nella zona di Luhansk.

Dall’altra parte del mondo, in sud America – che dovrebbe far convogliare la sua attenzione sugli imminenti mondiali che si svolgeranno in Brasile – vede ancora pesanti disagi per il terzo giorno di sciopero degli autisti del trasporto pubblico, a San Paolo, città che fra tre settimane esatte ospiterà la gara inaugurale, tra Brasile e Croazia. La paralisi da stamane riguarda una dozzina di municipi dell’hinterland paulista. Dopo il caos registrato ieri – con decine di migliaia di pendolari fatti scendere dagli autobus e abbandonati al loro destino – la capitale economica del gigante sudamericano sta intanto cercando di tornare alla normalità.

 

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