lunedì, Aprile 6

Texas, l’irredentismo come ragione di vita

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Effettivamente, al Texas le risorse e un agguerrito spirito imprenditoriale non mancano di certo. Preso singolarmente, lo Stato della stella solitaria è in grado di esibire un fatturato che lo pone stabilmente tra le prime quindici nazioni al mondo, con la sua potente e ricca industria militare e Big Oil (che ha in Houston il suo centro operativo) che esercitano una funzione trainante per tutte le altre attività. Non stupisce quindi che il Texas sia uno dei pochissimi Stati federati ad aver realizzato una crescita ininterrotta a partire dal 2008, subendo minimamente gli effetti distruttivi della crisi economica che ha investito gli Stati Uniti. Austin, in altre parole, ha quindi tutto ciò che gli occorre per capitalizzare una totale autosufficienza. E viste anche le tendenze prevalenti in materia di fiscalità, non è difficile prevedere che Austin adotterebbe un regime di tassazione estremamente morbido che, se accompagnato a un alleggerimento sulle norme che disciplinano l’immigrazione, finirebbe per esercitare una forza attrattiva irresistibile per investitori, multinazionali e forza lavoro stranieri.

Sono questo genere di proiezioni ad alimentare la spinta indipendentista. Una spinta che, come in ogni altro Paese del mondo al cui interno si registrano tassi eccessivamente ineguali di crescita da regione a regione, tende ad acquisire ulteriore slancio per effetto dell’irritazione montante verso la prospettiva di accrescere i sovvenzionamenti agli Stati più poveri. Il fronte irredentista trae nuova linfa vitale da questo stato di cose, che vede nel Texas il naturale polo d’attrazione per i vicini Stati in cui è forte l’ostilità verso le autorità federali.

Per questa ragione l’Fbi tiene sotto stretta osservazione il Tnm e i suoi membri più attivi, mentre l’esercito Usa ha effettuato proprio lo scorso anno la complessa operazione militare Jade Helm 2015, eseguita simultaneamente in ben sette Stati federati classificati come particolarmente problematici. Texas, New Mexico, Arizona, California, Nevada, Utah e Colorado sono stati teatro dellesercitazione, che secondo alcuni osservatori costituirebbe una sorta di esperimento volto ad imporre a tempo debito il controllo militarizzato federale sul territorio. Il dispiegamento di truppe in tali Stati problematici è stato aspramente criticato dal governatore del Texas Greg Abbot, il quale ha ordinato alla Guardia Nazionale di sorvegliare le manovre previste da Jade Helm 2015 per assicurarsi che ottemperino alle leggi statali.

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