venerdì, Agosto 7

Texas: gli assalitori sono vicini all’Isis

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Elton Simpson, cittadino americano dell’Arizona, residente a Phoenix, già indagato per terrorismo, secondo quanto riferisce la Abc, e una condanna per un tentativo di arruolarsi tra le fila degli jihadisti in Africa, ma senza prove sufficienti per tenerlo in carcere: ecco l’identikit di uno dei due autori della sparatoria di questa notte (le 19 ora locale) a Garland in Texas, durante una mostra/concorso di opere raffiguranti la caricatura del profeta Maometto. Del secondo uomo ancora non sono chiare le generalità. I due assalitori, entrambi uccisi dalla polizia, hanno aperto il fuoco contro la sicurezza del Curtis Culwell Center, l’edificio nel sobborgo di Dallas dove era in corso l’esposizione organizzata dall’American Freedom Defence Iniziative, associazione presieduta da Pamela Geller, blogger conservatrice, che dirige anche l’organizzazione Stop Islamization of America, probabilmente era lei stessa ad essere uno degli obbiettivi dell’attacco.

Rita Katz, la direttrice di Site, il portale di monitoraggio delle attività dei jihadisti online, ha riferito che un combattente dell’Isis, il jihadista Abu Hussain alBritani, ha affermato con diversi tweet che gli attentatori di Dallas fossero simpatizzanti dello Stato Islamico. Una versione confermata anche dalla CNN, che citando fonti investigative ha reso noto che poche ore prima dell’attacco uno dei due uomini, quello non ancora identificato, avrebbe postato su diversi social il proprio “giuramento di fedeltà all’Isis”. Il movente del terrorismo sembra quindi essere a questo punto confermato: a quattro mesi dalla strage nella redazione di Charlie Hebdo, il copione si ripete, stavolta negli Stati Uniti, sempre con l’obiettivo di proibire la satira sul profeta Maometto. La strage questa volta però è stata evitata.

Un altro attentato, sferrato da un attentatore suicida questa volta a Kabul, contro un bus che trasportava membri della procura della città afghana, ha provocato due vittime civili e 20 feriti. L’attacco si inserisce nel quadro della nuova offensiva dei talebani afghani contro le istituzioni e avviene dopo i nuovi tentativi di dialogo in Qatar tra il governo e i Talebani. I colloqui in corso in Qatar, secondo i media locali riguarderebbero la possibilità di un cessate il fuoco, ma le trattative sarebbero ad un punto morto. Tra le condizioni poste dal gruppo etnico afghano per rilanciare il dialogo con il governo di Kabul ci sono l’allontanamento dei contingenti militari stranieri dall’Afghanistan, la revoca delle sanzioni Onu ai leader talebani e la revisione della Costituzione. Tutti presupposti per quello che viene definito “un accordo di pace permanente” dai guerriglieri, che hanno inoltre chiesto al Qatar di poter aprire un proprio ufficio nel Paese.

Ci sarà anche il Qatar oggi alla riunione del Consiglio di Cooperazione del Golfo, in cui i sei Stati membri discuteranno principalmente della crisi in Yemen, mentre continuano gli scontri e i raid aerei della coalizione saudita. Prenderà parte alla riunione anche il presidente francese François Hollande, che si trova in visita ufficiale in Arabia Saudita e Qatar. Proprio a ridosso del summit è arrivato l’annuncio della possibilità, da parte dell’Arabia Saudita di raggiungere l’accordo per una tregua temporanea nei duri raid aerei contro le postazioni degli sciiti Houthi per consentire la consegna di aiuti alla popolazione civile.

Nel summit dei Paesi arabi si è parlato anche delle principali sfide regionali come la crisi siriana e irachena. La Siria che si prepara alle nuove consultazioni separate che inizieranno domani a Ginevra sotto gli auspici del mediatore incaricato dall’Onu, Staffan De Mistura, è di nuovo sotto attacco dei ribelli e degli jihadisti. Scontri intensi sono in corso alla periferia nord-est di Damasco, tra le forze leali ad Assad e i miliziani ribelli nei dintorni di Midaa, un sobborgo nei pressi di Duma, oggetto di un bombardamento delle forze governative, mentre la periferia est di Damasco sembra sia controllata dai ribelli jihadisti. Proprio i miliziani di Al Nushra hanno rivendicato oggi l’attentato suicida nel centro di Damasco, diretto contro il generale Mohammed Eid, responsabile dei rifornimenti alimentari dell’esercito di Assad, che ha provocato diverse vittime e il ferimento del generale. Le consultazioni che prenderanno il via domani hanno l’obiettivo di rilanciare i negoziati, dureranno dalle 4 alle 6 settimane e saranno condotte dallo stesso De Mistura, che verificherà via via se le parti sono pronte a passare dalla fase delle consultazioni a quella dei negoziati veri e propri, che potranno prendere il via come “Ginevra III”. La novità più interessante è il coinvolgimento dell’Iran, escluso dai precedenti tavoli negoziali.

Al confine con la Siria, nel settore delle alture del Golan occupato da Israele, sono stati feriti due caschi blu dell’Undof, la missione Onu nel Golan, da colpi di mortaio provenienti dal territorio siriano, secondo quanto riferisce l’esercito israeliano. Netanyahu, che oggi deve fare i conti con lo strappo dell’ormai ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, leader del partito ultra-nazionalista Ysrael Beitenu, il quale ha annunciato oggi che non farà più parte del nuovo governo, ha incontrato i rappresentanti della comunità etiope presente in Israele, che era scesa in piazza a migliaia la scorsa domenica per denunciare le discriminazioni che subisce questa comunità, tra le più povere e meno integrate in Israele. Manifestazioni che erano terminate con proteste e scontri a Tel Aviv e Gerusalemme. Netanyahu ha assicurato oggi di aver incaricato una commissione di occuparsi di superare il razzismo e di gestire i problemi d’integrazione della comunità, che conta 135mila membri nel Paese.

In Ucraina si aprirà domani il nuovo incontro del gruppo di contatto trilaterale (Mosca-Kiev-Osce) per il Donbass. I rappresentanti dei tre attori incontreranno il giorno successivo anche i rappresentanti delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk. Mentre continua la tensione nel sud est del Paese, oggi su proposta tedesca, la Nato ha riattivato un filo diretto con i vertici della difesa russi. Non succedeva dalla crisi di Cuba del 1962, in piena Guerra Fredda. Una rievocazione, quella della cortina di ferro tra Washington e Mosca, che non piace al premier Renzi che oggi ha dichiarato che non si può pensare che l’Europa torni «a un clima simile a quello della Guerra Fredda nei rapporti con il nostro principale vicino», riferendosi ovviamente alla Russia. «Il punto chiave della discussione» ha proseguito Renzi davanti alla Borsa di Milano, «dovrebbe essere che tipo d’Europa costruiamo, che ragionamento strategico vogliamo avere con la Russia in una guerra globale con il terrorismo, e come affrontare la vera emergenza della crisi energetica ucraina e avere uno sguardo meno legato ad attualità e più legato alla strategia».

Intanto a Mosca, che si prepara ai festeggiamenti per il 9 Maggio, settantesimo anniversario della vittoria russa della seconda guerra mondiale, è arrivata la conferma della partecipazione di Kim Yong Nam, presidente del Parlamento nordcoreano e numero due del regime di Pyongyang alla parata militare, al posto del leader Kim Jong-Un che non lascerà invece il Paese, come si vociferava nelle scorse settimane.

A Pechino, oggi c’è stato un incontro tra il presidente cinese, Xi Jinping, e il presidente del Kuomintang, il Partito Nazionalista di Taiwan, Eric Chu, in visita in Cina, in cui si è discussa anche una eventuale futura  riunificazione tra Pechino e Taipei, con la proposta di diminuire le differenze tra i due lati dello Stretto sulla base del Consenso del 1992, che stabilisce il principio della “Unica Cina”. E oggi è iniziata anche la visita in Cina di Federica Mogherini che durerà per altri due giorni. Domani l’Alto rappresentante per la politica estera incontrerà il premier cinese, Li Keqiang e il consigliere di Stato Yang Jiechi.

Infine oggi sono state annunciate altre due candidature per Usa 2016. La prima è quella di Carly Fiorina, l’amministratore delegato di Hewlett-Packard, che ha annunciato via Facebook la propria candidatura fra i repubblicani. Fra le donne più ricche d’America, già punta ad un faccia a faccia con Hillary Clinton. Sempre tra le fila dei repubblicani ha annunciato ieri la sua candidatura per la corsa alla Casa Bianca il celebre ex chirurgo afroamericano Ben Carson. La candidatura di Carson è stata annunciata ieri durante un’intervista esclusiva ad un emittente locale della Florida, mentre l’annuncio ufficiale verrà fatto oggi a Detroit, città di cui Carson è originario.

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