domenica, Dicembre 15

Testimoni di Geova: quel sangue versato Perché i Testimoni di Geova rifiutano le trasfusioni di sangue? È una decisione personale o una precisa indicazione dei loro vertici? Che succede a un Testimone che accetta una trasfusione? Fino a che punto l’individuo ha libertà di scelta? Ne parliamo con qualche Testimone

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Settimana di sangue -quella appena trascorsa- è il caso di dirlo, nel doppio senso del termine, per i Testimoni di Geova.

A metà settimana si diffonde la notizia che una creatura di neanche dieci mesi rischia di morire a causa del rifiuto di una trasfusione di sangue.
Inizialmente le notizie sui giornali sembrano confuse, poi il quadro risulta via via più chiaro. I genitori della bambina si opponevano ad una trasfusione di sangue che avrebbe potuto rivelarsi necessaria durante l’intervento. I medici avevano dunque chiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine. I Carabinieri a loro volta avevano fatto intervenire la Procura dei Minorenni di Milano, la quale aveva disposto che i medici effettuasserose necessario, la trasfusione, sospendendo de facto temporaneamente la potestà genitoriale.

Ciò che suscita maggiore curiosità è il comunicato stampa della Congregazione Centrale dei Testimoni di Geova, in cui si sostiene che «la bambina non è mai stata in pericolo di vita» e che definiva «infondata la notizia che la Procura abbia ordinato la trasfusione».
Alla luce dei fatti, la dichiarazione appare tendenziosa, calcolata, subdola. Se la bambina non fosse stata in pericolo di vita perché mai i medici si sarebbero rivolti alla Procura? L’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Milano Ovest ha confermato l’intervento del giudice e l’autorizzazione alla trasfusione, con eventuale sospensione temporanea della potestà genitoriale riguardo alle cure mediche per la bambina. Il tutto è accaduto a Legnano, in provincia di Milano.

A fine settimana siamo un po’ più a Sud, in Campania. Nella pagina Facebook del dottor Gianfausto Iarrobino, Primario dell’UOC di Chirurgia Generale presso l’ospedale AGP di Piedimonte Matese, vi è un post è datato venerdì 27 settembre, ore 23:17: «Oggi sono triste e contemporaneamente incazzato nero. Una paziente è venuta meno nel mio reparto perché ha rifiutato una trasfusione di sangueEra testimone di Geova. L’avrei salvata al 100% ma ha rifiutato ed è morta. I figli ed i parenti solidali con lei. Ho fatto di tutto. Mi sono scontrato con tutti i familiari ma…nulla. Alla fine i figli si sono esaltati dicendo: “mamma sei stata grande, hai dato una lezione a tutti i medici ed a tutto il reparto”. Mi chiedo: 1) come può una religione ancora oggi permettere un suicidio 2) come è possibile che io, deputato per giuramento a salvare le vite umanesia stato costretto a presenziare e garantire un suicidio assistito? #eutanasiapiedimontechirurgia».
Dai commenti al post, insieme all’amarezza e allo sconcerto, emerge che era stato persino consultato un magistrato. Niente da fare, trasfusione non autorizzata contro la volontà della paziente. Morta per una gastrite sanguinanteDue sacche di sangue l’avrebbero salvata.

Un commento al post stordisce per la sua semplicità: «Nessun Dio toglie la vita».

Ci sono domande, altrettanto semplici, se non banali, da porsi. Perché i Testimoni di Geova rifiutano le trasfusioni di sangue? È una decisione personale o una precisa indicazione dei loro vertici? Fino a che punto l’individuo ha libertà di scelta?

La Watch Tower (società americana che fa capo alle attività dei Testimoni nel mondo) non ha mai comunicato dati ufficiali, eppure secondo diverse stime basate su calcoli statistici, in tutto il mondoun migliaio di Testimoni ogni anno muore a causa del rifiuto delle emotrasfusioni. Dato in linea con i risultati di numerosi studi che hanno confrontato la mortalità dei Testimoni in determinate situazioni patologiche con le medie generali.

La US National Library of Medicine National Institutes of Health (NCBIsostiene: «Le donne testimoni di Geova hanno un rischio sei volte maggiore di morte materna, un rischio 130 volte maggiore di morte materna a causa di emorragie ostetriche maggiori e un rischio 3,1 volte maggiore di grave morbilità materna a causa di emorragie ostetriche, rispetto al generale popolazione olandese».
Sempre secondo la NCBI, recita: «I pazienti gravemente anemici dei Testimoni di Geova (JW) che rifiutano la trasfusione di sangue per motivi religiosi hanno un’alta mortalità e morbilità«».

Se andiamo a ritroso nella storia di questo gruppo religioso, nato negli Stati Uniti d’America circa 150 anni fa, ci accorgiamo che le sue vedute sul sangue sono cambiate solo negli ultimi settant’anni.

Fino al 1945 i Testimoni potevano accettare sangue. Da allora fu introdotto il divieto. Per un certo periodo fu vietato qualunque uso del sangue: vietato trasfondere gli animali, vietati gli alimenti per animali domestici contenenti sangue, vietato il concime contenente parti di sangue.
Le motivazioni? I Testimoni fanno originare questa dottrina da un’interpretazione letterale del vecchio TestamentoNella Torah c’erano diversi riferimenti al sangue e al fatto che andasse versato al suolo prima di mangiare gli animali. Ovviamente in nessun punto si parlava di trasfusioni salvavita, non esistevano. Tanto è vero che persino gli ebrei ortodossi, depositari della Torah e della Legge di Mosè, non hanno mai interpretato quelle leggi come impedimento ad accettare trasfusioni di sangueIl divieto era relativo al nutrirsi di sangue. Questo concetto viene ribadito negli Atti degli Apostoli, sempre facendo riferimento ai precetti ebraici. Anche perché nell’ebraismo vige il principio del ‘pikuach nefesh’, secondo il quale la salvaguardia della vita umana supera qualsiasi altra considerazione religiosa. Il senso è che bisogna vivere per la Torah, non morire per essa.
La Watch Tower decide invece di estendere il divieto ebraico sul sangue ad ogni altro ambitoincluso quello sanitario.
La politica sul sangue si è leggermente ammorbidita negli anni, ma a tutt’oggi permane il divieto delle trasfusioni.

Che cosa succede a un Testimone di Geova se accetta una trasfusione di sangue? Per comprenderne le dinamiche è stato molto utile parlare con chi fa parte del movimento.

Parlando con i Testimoni di Geova, il primo aspetto folgorante è che ogni Testimone, ogni singolo Testimone, riceve il modulo ‘Disposizioni anticipate di trattamenti sanitari (DATe indicazioni del fiduciario’. Si tratta di una sorta di testamento biologico precompilato centralmente dalla societàche il fedele dovrà compilare con i propri dati anagrafici e la firma.

La parte precompilata, tra le altre cose, dice: «Sono Testimone di Geova, e dispongo che in NESSUN CASO MI SIANO PRATICATE TRASFUSIONI di sangue intero, di globuli rossi, di globuli bianchi, di piastrine o di plasma, neanche qualora gli operatori sanitari ritengano che siano necessarie per salvarmi la vita (Atti15:28,29). Rifiuto di depositare il mio sangue perché mi venga trasfuso in un secondo tempo» -il maiuscolo è originale.

A conferma del fatto che non si tratta di una dichiarazione scritta davvero dal fedele, a pagina 2 del modello, in basso, ricorre la sigla che contraddistingue tutti i moduli stampati centralmente dalla Watch Tower, in questo caso è ‘dpa-I It1/18’.

Gli anziani (così vengono chiamati i pastori spirituali delle comunità locali dei Testimoni) sollecitano i fedeli a compilare i moduli e li assistono, accertandosi periodicamente che lo abbiano fatto e che ne forniscano una copia al proprio medico di famiglia, agli anziani stessi (i quali hanno dunque i moduli di tutti gli adepti della comunità) e assicurandosi che la dichiarazione venga registrata presso il Comune o da un notaio.
C’è dunque un sistema interno di controllo, che viene definito ‘assistenza’ o ‘aiuto’.
A questo si affianca un’altra struttura, di cui veniamo a conoscenza: organi interni chiamati ‘comitati sanitari’. Si tratta di alcuni anziani scelti che svolgono una doppia attività: intrattengono relazioni periodiche con i medici, cercando la collaborazione ad operare senza sangue, e forniscono assistenza ai fedeli ricoverati. Ancora una volta, la cosiddetta ‘assistenza’ fornita consiste nell’accertarsi che le volontà esposte nel modulo DAT siano rispettate.
Tradotto: “controllano che non ti trasfondi”, ci dicono i Testimoni che, dietro garanzia di anonimato, ci hanno spiegato le procedure.

Il Testimone che si ricovera anche per motivi apparentemente banali è istruito a rivolgersi al comitato sanitario della sua zona (di solito ce n’è uno in ogni città).

Perché questo interesse nel sapere se un Testimone accetta o meno il sangue? Questa pare essere la questione dirimente. E nella risposta pare intravedersi la chiave di volta di tutta la vicenda. Per capirlo abbiamo avuto bisogno di visionare il ‘libro degli anziani’.
Gli anziani hanno un manuale riservato intitolato ‘Pascete il gregge di Dio’.
Il manuale è talmente riservato che nell’Introduzione è scritto «Questo libro è coperto da copyright, e il contenuto è riservato. Viene consegnato a ogni anziano. Se la nomina di un anziano viene cancellata per ragioni diverse dal trasferimento in un’altra congregazione con una raccomandazione favorevole, l’anziano dovrà consegnare il libro al comitato di servizio della congregazione perché sia distrutto. Inoltre tutte le copie digitali in suo possesso dovranno essere cancellate».
Che cosa contiene questo libro di tanto riservato?
Si tratta di un manuale che regola l’intera vita dei fedeli ed in particolare istruisce i pastori nel far rispettare l’insieme di regole diramate dai vertici.
Riguardo al sangue, il capitolo 18 dice: «Se qualcuno accetta volontariamente una trasfusione di sangue, magari perché sottoposto a fortissime pressioni, un comitato (non giudiziario) dovrà accertare i fatti e cercare di comprendere l’atteggiamento della persona. […] Se invece gli anziani del comitato stabiliscono che la persona non è pentitadovranno annunciarne la dissociazione».
Dunque, se un Testimone accetta una trasfusione di sangue, un gruppo di anziani forma un comitato che indaga per ‘accertare i fatti’ e per stabilire se la persona è pentita.
Provo a figurarmi la scena. Sono un padre di famiglia, ho due figlie di 8 e 10 anni. Sono ricoverato, grave incidente stradale. Ho perso una cisterna di sangue. I medici mi informano che la sola alternativa alla morte è un’emotrasfusioneAccettoSopravvivo. Posso rivedere mia moglie, le mie figlie, la luce del sole. Posso tornare a camminare. Mi ristabilisco. Ringrazio Dio del dono della vitaUna volta fuori dall’ospedale un gruppo di anziani viene a farmi visita e mi chiede se sono pentito di aver accettato la trasfusione. È qui che il mio cervello fa cortocircuito. Pentirsi di avere accettato la trasfusione implica pentirsi di aver adottato l’unica soluzione che in quel momento i medici mi prospettavano per continuare a vivere. Significa pentirsi di essere vivo, di non aver lasciato una donna senza l’uomo che ama e due bambine senza un padre. Non posso e non voglio pentirmi. C’è un ‘però’. Se dico che non sono pentito mi considereranno un dissociato, ovvero non più un Testimone di GeovaE qui cominciano i guai”, ci dice il Testimone.

La questione della ‘dissociazione’ meriterebbe un articolo a parte, ma cerchiamo di farne un sunto. Fino alla metà degli anni Novanta, chi accettava una trasfusione di sangue veniva disassociato da un processo interno fatto dagli anziani. Lo chiamano ‘comitato giudiziario’.
Quando un Testimone commette quello che per gli anziani è un ‘peccato grave’ viene fatto un comitato con cui ci si accerta dell’eventuale pentimento, pena la disassociazioneovvero l’esclusione totale dalla comunità.
Attenzione, con il termine ‘esclusione’ si deve intendere che tutti gli amici con cui sei cresciuto e persino i parenti Testimoni non ti invitano più a casa, non prendono più un caffè con te, non ti salutano se ti incontrano per strada. Esci dalla loro vita.

Quindi, dicevamo, fino al 1998 se prendevi un’emotrasfusione eri out. Poi accade che viene sollevata da parte della Bulgaria un’obiezione a questa pratica in quanto lesiva dei diritti umani. Il 9 marzo 1998 viene sottoscritto un accordo, ancora oggi presente sul sito della Corte Europea dei Diritti Umani.
Nell’
accordo si legge (Punto 2.1), riguardo alle emotrasfusioni, che spetta a ciascun Testimone «utilizzare il proprio libero arbitrio, senza alcun controllo e sanzione da parte del ricorrente».
Così, 
i vertici prendono l’impegno pubblico di non controllare e non sanzionare i fedeli che prendono un’emotrasfusione.
Pare un cambiamento significativo. In realtà, 
nella sostanza nulla cambia. Cambia soltanto la politica interna.
Da allora
 non viene più fatto un ‘comitato giudiziario’ formale, bensì si stabilisce che un comitato di anziani indaghi per accertare i fatti e per eliminare dalla comunità l’individuo trasfusoChi accetta la trasfusione senza pentimento viene considerato, quindi, non più “disassociato” ma ‘dissociato’, facendo ricadere su di lui la scelta di non essere più Testimone di Geova.
In sostanza, 
la narrazione interna è che l’individuo non è stato sanzionatose n’è andato lui. Ecco spiegato il senso di quanto si legge al capitolo 18 del manuale del quale abbiamo detto prima.

Ogni religione, setta o gruppo sociale ha il diritto di stabilire le proprie regole e procedure interne.
Ciascuno adotta la propria estremistica o semplicistica interpretazione dei testi sacri. E ogni persona è libera di abbracciare il credo che vuole. Ma in questo caso, ci sottolineano i Testimoni ascoltati, corre l’obbligo di segnalare il pesante ricatto che grava sull’individuo e che lo priva di buona parte della sua libertà di scelta in un campo così intimo ed inderogabile come quello della salute personale. “Un rapinatore mi punta alla tempia una mitraglietta intimandomi di consegnargli i miei soldi. La borsa o la vita! Vero, sta lasciando a me la scelta. Ma a che prezzo? È davvero una libera scelta?”.
I Testimoni sono davvero liberi di scegliere il proprio trattamento sanitario? La maggioranza vi risponderà di sì, ma mentre rispondono hanno una mitraglietta puntata alla tempia: la perdita di ogni contatto sociale con tutto il proprio mondo.
Un breve annuncio alle loro riunioni pubbliche dirà che ‘Nome e Cognome non è più Testimone di Geova’. Tradotto: ‘per noi non esiste più, non gli rivolgeremo più il saluto’.

Qui, dunque, il tema centrale non è quale trattamento sanitario scegliere, ma quanta libertà di scelta venga sottratta alla persona. ‘Un uomo che non può scegliere cessa di essere un uomo’, parola di Anthony Burgess.

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