giovedì, Luglio 2

Testimoni di Geova e Coronavirus: 3 domande sui fondi per ‘operazioni di soccorso’ Quanto ha donato la Congregazione per l’emergenza sanitaria? Si sa solo che i fondi raccolti per le ‘beneficenze’ sono stati usati per acquistare account di Zoom per proseguire l’indottrinamento

0

Si può essere più o meno d’accordo con le modalità e con gli annunci, ma è un fatto che dall’inizio dell’epidemia da coronavirus Covid-19 in Italia abbiamo assistito a innumerevoli iniziative di beneficenza e raccolte fondi a favore dell’emergenza sanitaria.

Anche gli enti religiosi hanno voluto fare la loro parte.
L’
Unione Buddhista Italiana ha donato 3 milioni di euro (metà alla Protezione Civile).
La
Chiesa Cattolica ha donato oltre 200 milioni di fondi dell’8×1000 più altri fondi di carità ‘ordinaria’.
Le
Chiese Valdesi hanno stanziato 8 milioni di euro.
La
Chiesa Battista ha donato il 25% del proprio 8×1000.
Le
associazioni islamiche hanno aperto collette e donato mascherine.
Ciascuno è libero di usare le donazioni come meglio crede e non vogliamo fare ‘i conti in tasca agli altri’. È però
singolare la posizione dei Testimoni di Geova (TdG) in merito.

Davanti allo Stato Italiano essi sono riconosciuti per mezzo dello Statuto della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Questo descrive così la natura dell’ente all’articolo 1: «La Congregazione è un ente di religione e di culto, di istruzione, assistenza e beneficenza, con essenziale fine di religione e di culto».
La stessa Congregazione afferma nel proprio Statuto ufficiale di essere un ente di «assistenza e beneficenza».
Nelle proprie pubblicazioni
ha spesso puntualizzato che parte delle donazioni dei fedeli viene destinata ad un fondo per operazioni di soccorso. In una di queste, il Ministero del Regno del luglio 2000, si diceva: «Se desiderate contribuire per finanziare l’invio di aiuti umanitari, potete inviare le vostre contribuzioni alla Congregazione Centrale che a questo riguardo tiene un apposito fondo soccorsi» -il grassetto è nostro.

In che modo viene usato questo fondo in un momento tragico come questo in cui c’è tanto bisogno di aiuti umanitari da più fronti?
Ad oggi
, nelle comunicazioni ufficiali sul sito dei Testimoni, Jw.org, non c’è traccia di alcuna iniziativa di beneficenza in relazione all’emergenza sanitaria da coronavirus, né in Italia né nel resto del mondo.
Ma il
3 aprile è giunta una comunicazione interna riservata ai pastori della comunità (https://docdro.id/fu1ZAAB)

La lettera inizia in questo modo:
«Molti corpi degli anziani hanno deciso di utilizzare Zoom per tenere le adunanze di congregazione durante la pandemia da COVID-19. Tenuto conto di questo l’organizzazione ha utilizzato fondi destinati alle operazioni di soccorso per acquistare diversi account di Zoom che le congregazioni potranno utilizzare in questo periodo critico a livello globale» -il grassetto è sempre nostro, e Zoom è un servizio di videoconferenza.

In sintesi, insomma, la lettera spiega che i fondi destinati alle operazioni di soccorso sono stati impiegati per acquistare degli account della piattaforma di videoconferenze Zoom, per permettere ai seguaci dei Testimoni di Geova di continuare a fare le proprie riunioni.

Non c’è accenno di donazioni alla Protezione Civile, ai reparti di terapia intensiva degli ospedali o di acquisti di ingenti quantità di dpi da inviare ai propri adepti.
Il solo provvedimento a tale riguardo, comunicato in via ancor più riservata ai sorveglianti viaggianti (una figura che nella gerarchia dei Testimoni corrisponde all’incirca a quella dei vescovi nella Chiesa), è l’eventuale invio, se proprio non fossero riusciti a procurarseli autonomamente, di mascherine e guanti a coloro che fossero risultati positivi al Covid-19 e messi in quarantena dall’AUSL.
Applicando la percentuale di contagio dello 0,2% (tale è ad oggi in Italia, secondo le fonti ufficiali della Protezione Civile), gli eventuali Testimoni di Geova coinvolti da questa iniziativa sarebbero appena 500 in tutta Italia.

Inoltre, la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, oltre a identificarsi davanti allo Stato quale «ente di assistenza e beneficenza», riceve da quest’ultimo anche il 5×1000.
L’ultimo rendiconto disponibile del 5×1000 su un sito ufficiale della stessa Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova è quello del 2016, al seguente link: https://www.cctg.it/docs/Statement-and-Illustrative-Report-Cinque-per-Mille-Financial-Year-2016.pdf

Il valore dell’importo percepito è di 1.226.254,95.
Nel 2015 l’importo percepito fu oltre 1.100.000 euro.

Di tutti questi fondi, chiediamo alla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova:

Quanti ne sono stati impiegati per l’emergenza sanitaria più grave della storia del nostro Paese?
Quanti di questi sono stati destinati a ospedali, macchinari medici o protezione civile?
– E aldilà dell’emergenza contingente, è etico impiegare i fondi di donazioni destinati ad operazioni di soccorso per l’acquisto di account di piattaforme di videoconferenza al solo fine di proseguire l’indottrinamento?

Perché alla fine sarà pur lecito chiedersi se sia sufficiente scrivere in uno statuto di essere un ente di ‘assistenza e beneficenza’ per ricevere milioni di euro dallo Stato e poi avere tutta la libertà di disattendere quanto dichiarato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore