domenica, Giugno 7

Terza via di Gentiloni? Nein! Whatever it takes Accettare di discutere le proposte mediatorie di Gentiloni significa accettare che l’Europa non c’è più. Far capire chiaramente che a quel gioco non ci stiamo, magari bluffando un giro di valzer con Donald Trump e con Xi Jinping

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Devo dire, con tutte le cautele del caso, che ciò che in questi giorni mi colpisce di più, è il totalescollamentoche vi è nel nostro Paese, tra il tutto (popolo e istituzioni) e la frazione (politicanti), e, a livello più ampio, nei nostri pregiudicati rapporti con la UE, su cui evidentemente le idee dei nostri e loro politici non sono molto chiare.

Partiamo dal punto più importante, l’Unione Europea.
Ci è stato detto a muso duro che di eurobond non se ne parla e di MES senza controlli nemmeno. Lo ha detto anche il ‘nostro’ Paolo Gentiloni. Che, per dimostrare di essere bravissimo, se ne è uscito con la solita terza via. Fumosamente descritta come finanziamento per obiettivi.

Mi permetto di rinviare ad un intervento, denso e chiarissimo, di Quadrio Curzio, nel contesto del quale ha mostrato che molto utili, se non decisivi, potrebbero essere la Banca europea per gli investimenti, della quale l’Italia è uno dei fondatori, e altri strumenti ad essa collegati. Sarà stato lui a dare l’idea a Gentiloni o viceversa, la cosa è quella: andarsi a cercare i soldi sul mercato, magari aiutati e garantiti dalla BCE, ma ognuno si cerca i denari che servono per investirli per la ripresa. Non sono danari presi a prestito dalla UE (il MES, insomma) e da restituire ognuno per sé.
Idea bella, giusta, geniale? No, pessima idea.
Pessima se vogliamo parlare di UE vera. È evidente, e ne va tutto il merito a Quadrio Curzio per averlo detto così chiaramente, che per quella via si può recuperare un po’ di denaro fresco, fare degli investimenti e, insomma, aggirare gli ostacoli che ci vengono posti da Olanda e Germania. Ma farlo significa fare una scelta politica chiara e netta: l’Europa non c’è più.
Se non si capisce che questo è un punto di passaggio decisivo, che qui o l’Europa dimostra di essere un’idea vincente, oppure di Europa sarà inutile parlare… È come se, il Governo federale degli USA, di fronte ad una crisi come quella attuale che mette New York e la California in ginocchio, rispondesse ‘andatevi a cercare i finanziamenti sul mercato’; pur sapendo benissimo che li troverebbero, come li troveremmo noi, sarebbe come dire gli USA non esistono. Ebbene perfino un uomo come Donald Trump stanzia 20 miliardi di dollari del Governo Federale, per tutti: non per solidarietà, figuriamoci, ma per salvare gli USA, non New York o la California, e non per fregarsi le mani pensando a quanto potrà poi cercare di dare addosso a quei due che dovranno restituire tanti crediti.

Ora, se si capisce che le cose stanno così, ma si accetta ugualmente di discutere sulla base dellepropostemediatorie di Gentiloni, e quindi di Angela Merkel, di Mark Rutte e Christine Lagarde (lo ripeto, la Lagarde è un avversario), delle due l’una: o si afferma, anzi, si conferma di volere continuare ad essere la ruota di scorta bucata dell’Europa, oppure si sta dicendo che l’Europa non c’è più per noi, o meglio resterà quella della Germania e Olanda (e, state tranquilli, Francia) e noi lentamente ce ne andremo, o meglio ce ne faranno andare, o, meglio ancora, ci imporranno una cura tipo Grecia e l’Italia non esisterà più come soggetto economico.

Questo è il momento di battere i deboli pugni sul tavolo, facendo capire chiaramente che a quel gioco non ci stiamo, e che siamo disposti a tutto per evitarlo, compresa la minaccia più estrema -verso una Unione Europea che non fa una piega di fronte al mezzo colpo di stato di Orbàn ignorando l’art. 7 del trattato UE-, magari tentando, bluffando, un giro di valzer con Donald Trump e con Xi Jinping, ma che in alternativa, se l’Europa fa l’Europa come Trump ha fatto il capo di una federazione, si è disposti, non minimamente e a chiacchiere, ma massimamente a fare nel nostro Paese, tutto il necessario: dalla riforma fiscale, alla riforma della burocrazia a quella della giustizia.

Se avessimo un Governo, questo dovrebbe essere l’oggetto delle scelte politiche dell’Italia, e questo dovrebbe essere l’oggetto di una conferenza stampa una volta tanto non gigionesca e balbettata, e di un confronto parlamentare vero, pubblico, chiaro e senza diplomazia: perché non sembra che si capisca da parte del Governo che ora la scelta spetta agli italiani e il Parlamento ne è la voce.

Parlamento. E qui veniamo alla seconda scena di ‘scollamento’, quello nostrano, in un momento nel quale, apparentemente, una volta tanto il Paese si è unito, sotto il vessillo della lotta al coronavirus COVID-19
Perché è così, difficile negarlo. Certamente, i fessi che fanno gli spiritosi e vanno in giro a farsi infettare e, peggio ancora ad infettare, non sono pochi, ma è difficile negare che larispostaalle richieste estremamente gravose del Governo e degli scienziati dietro i quali (male, malissimo) si nascondono i politic(ant)i, sia stata sostanzialmente corale e rispettosa.
Le città, lo si voglia o no, sono sostanzialmente deserte, i cani fanno sì molta pipì, ma meno del previsto; le code ai supermercati sono lunghe, ma composte; i controlli stradali ci sono, ce ne potrebbero essere di più, ma insomma ci sono; l’attività lavorativa è sostanzialmente sospesa; i sindacati, dopo qualche (eccessivo) strillo iniziale collaborano; perfino le aziende collaborano. Non dico che lo faccia anche la burocrazia, non si può pretendere tanto, diamine, ma insomma almeno non mette troppi bastoni fra le ruote ed è già tanto.
I vertici della politica italiana, ‘il vertice, mostra ancora di essere tra quelli che ha le idee più chiare. Il Papa, con una cerimonia mozzafiato, incompresa e incomprensibile alla nostra politica e non solo, ha spiegato cosa vuol dire solidarietà e comunità.
Tra i politic(ant)i non mi pare proprio che sia così.

I politic(ant)i lanciano messaggi strani, tipo quello di portare anche i bambini a fare pipì, che non dico per scherzo è la grande vittoria dei politicanti: proprio ieri si è deciso di permettere a un genitore di portare un po’ a spasso un bambino alla volta … a fare pipì? no ‘ad esercitare il proprio diritto alla primavera’ intorno all’isolato. Per gli anziani nulla, forse perché tanto portano i pannoloni!… scusate l’ironia, forse apparentemente cinica, ma io credo che certe cose sono ridicole e offensive per persone che fanno sacrifici ben più gravi.
Ma, poi, specialmente i politici affilano le armi anche perché (ulteriore elemento di sorprendente coesione) i sondaggi mostrano un sostanziale consenso col Governo, e quindi i predetti cercano di guadagnare visibilità in vista delle performance future quando questa storia finirà. Insomma, si sentono i clangori delle spade in via di affilamento. E quindi è tutto un coro di ‘non basta’ bisogna fare il reddito di esistenza, bisogna riaprire subito, senza dire cosa.

Oggi si è prodotto anche Vincenzo Boccia, l’industriale capo, che, naturalmente, spiega che bisogna aprire subito tutto e inondare di soldi a fondo perduto ogni industriale possibile: ormai siamo arrivati a sentire che servono 300 miliardi … tanto parlare non costa nulla. Perché con la situazione che si è creata a partire dal quindici maggio (non ho capito perché solo da quella data) ogni settimana si perde mezzo punto di PIL o altro.
A nessuno dei politicanti e industriali o sedicenti tali, viene in mente ciò che, pare, è venuto in mente di fare a molti cittadini italiani: rimboccarsi le maniche, fare, agire, insomma collaborare.

E lo dico sul serio. Se questa è, come ovviamente è, una crisi mostruosa, uno si aspetta dai politici ovviamente nulla, ma dagli industriali, dai burocrati, dai bancari, ecc, la voglia di lavorare, di impegnarsi, di mettersi in gioco, di … investire, perché a crisi finita o si riparte alla grande o si chiude.
In altre parole, mentre ora si è fermi, bisogna organizzare il futuro e non perdere un dipendente che sia uno. E invece, tutto si riduce a chiedere, non a fare. Anzi, a pretendere: bisogna aprire entro il … e se il virus è ancora lì che facciamo la conta dei morti? Anzi, no, perché anche la conta serale di Borrelli industriali e politicanti non la vorrebbero. E non solo loro, anche qualche ‘scienziato’ (sono inutili … mah!) e naturalmente quelli che ritengono questa poco più di una banale influenza. Quei dati saranno forse inutili per fare statistiche sofisticate, ma sono i dati disponibili; semmai, ci sarebbe da chiedersi perché gli ‘altri’ dati non si abbiano e di chi ne sia la colpa.
Siamo un Paese, una Nazione, un popolo, ma a metterci i soldi e la forza e la faccia, no. Anzi, qualcuno arriva perfino a dire che dobbiamo abituarci a convivere con questo virus, che, certo, fa qualche morto, ma tanto per lo più sono anziani.

Che poi, sarebbe interessante, anzi, sarebbe prova di civismo (cosa sconosciuta ai nostri politici e non solo a quanto pare) che ci dicessero con calma, con serenità, ma assumendosene la responsabilità, quanti di quei morti che Borrelli elenca ogni sera, e che non sono tutti i morti, come ci dicono gli ‘scienziati’, sono stati lasciati morire, con le migliori motivazioni del mondo forse, o addirittura probabilmente, ma perché non ce lo dicono? Nessuno? Ma allora perché ogni tanto scappa qualche intervista in cui si dice qualcosa del genere? Ma forse me lo immagino io.
Però sarebbe bello se una sera alle 18, qualcuno ci dicesse: ‘adesso sedetevi tutti un momento che vi diciamo quanti non abbiamo potuto assistere, quanti non siamo nemmeno riusciti ad arrivare ad assistere, quanti nemmeno sappiamo che dovevano essere assistiti e quanti non abbiamo voluto assistere’.
Ma no, sono io che sono mal pensante. Però, lo suggerisco ai vari parlanti serali, dal logorroico Giulio Gallera e al sinteticissimo Angelo Borrelli, sarebbe meglio farlo e farlo subito, perché dopo se a qualche Magistrato venisse il ghiribizzo di curiosare in giro, magari scoprirebbe cose che se le aveste dette prima forse era meglio, no?

Devo dire, anche gliscienziaticominciano a mostrare la corda, non sanno più che dire, cominciano forse a capire che il loro grande momento sta passando e, forse per questo, dicono cose strane.
Cito il prof Roberto Burioni, che tra tutti è sempre il più composto, chiaro e poco prolisso, che oggi dice che, a quarantena finita, dovremo uscire tutti con le mascherine. Ma scusi, prof., non ci avete spiegato fino alla nausea che chi non è infetto è inutile che porti la mascherina? Ma poi, prof. Burioni, ce le procura lei le mascherine? Non se ne trova a pagarle a peso d’oro, come faremo?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.