giovedì, Novembre 14

Terrorismo, scenari e raccomandazioni degli esperti a Washington

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Nella mattinata di ieri, a Washington, si è riunito il Comitato per gli Affari Internazionali del Senato degli Stati Uniti, guidato dal Senatore Bob Corker, per fare il punto della situazione sul terrorismo sullo scenario Medio Orientale, e su quali possono essere i nuovi e vecchi rischi per l’America e l’Europa in generale.  Di fronte ai membri del Comitato, hanno preso la parola, due dei massimi esperti di terrorismo: il professore Lorenzo Vidino, direttore del Programma sull’Estremismo della George Washington University, e il professore  della Università Georgetown alla Scuola per i Servizi Internazionali, Daniel Byman.

Vidino,  dopo aver esposto al Senatore Bob Corker le analisi sulle modalità di affiliazione di nuovi simpatizzanti jihadisti e le dinamiche degli attentati più recenti, ha terminato il suo intervento di ieri al Senato americano, presentando alcuni consigli alle Istituzioni occidentali.  In particolare, Vidino si è soffermato sulla questione dei foreign fighters, uomini e donne occidentali unitisi allo Stato Islamico (IS) in Siria ed Iraq, che, sentendosi braccati, ed essendo il Califfato in continua perdita di territori in questi due Paesi, sono pronti a far ritorno nei territori europei ed americani, passando dal Nord Africa. Anche se questa ipotesi sembra difficilmente realizzabile per l’America, risulta essere più probabile per le Nazioni europee.

«Anche se un rapporto appena rilasciato dal Programma sull’Estremismo della George Washington University, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Politici Internazionali e l’ICCT L’Aia, che ha esaminato i 51 attacchi di successo subiti in tutta Europa e Nord America dal 2014 fino a giugno 2017, ha dimostrato come i 65 attentatori responsabili degli attacchi non avessero in alcun modo collegamenti diretti con Daesh.  Solo il 18% di questi erano noti per aver combattuto con il gruppo in Iraq o in Siria, ed è necessario continuare a prestare attenzione al ritorno dei combattenti stranieri. Mentre le cifre variano»,  prosegue l’esperto, « le stime più affidabili suggeriscono che 6.000 residenti europei e nordamericani hanno aderito a Daesh in Iraq e Siria, mentre l’FBI afferma che circa 200/250 abbia viaggiato, o tentato di viaggiare, da o per gli Stati Uniti. Un numero significativo di questi 6.000 saranno stati uccisi, o catturati, in Siria o in Iraq, alcuni sono stati catturati durante il tentativo di lasciare uno di questi due Paesi, mentre altri sono stati arrestati nel tentativo di ingresso in Europa, o in Nord America»

Tuttavia, ha affermato il Direttore del Programma sull’Estremismo, non è detto che tutti abbiano incontrato una di queste sorti, alcuni avrebbero potuto raggiungere l’Occidente illegalmente, o presentandosi come rifugiati, come hanno rivelato le indagini sul cammino intrapreso dagli attentatori autori delle stragi di Parigi del novembre del 2015. La risposta più semplice, sostiene Vidino, sarebbe l’arresto immediato di questi elementi, tuttavia non sempre è possibile, per una questione giuridica, in quanto le legislazioni variano di Paese in Paese, e che anche se i giuristi lavorano ogni giorno per adattare i codici nel fronteggiare le nuove minacce, adattandoli come sempre accade, al contesto sociale, politico ed economico, non sempre questa soluzione è applicabile.
Una recente dichiarazione dell’Home Office ha reso noto, infatti, che dei quattrocento combattenti britannici che hanno fatto ritorno dalla Siria o dall’Iraq, solamente cinquantaquattro sono stati condannati per un reato. Sempre secondo Vidino, altre aree di preoccupazione sono la Russia, la regione del Caucaso e alcuni Paesi dell’Asia centrale, visti i numeri di combattenti stranieri che hanno fornito a Daesh e il ruolo prominente che hanno svolto sul campo di battaglia.

«A livello tattico, risultati più immediati possono essere ottenuti attraverso una combinazione degli sforzi internazionali e locali. Tra i vari voglio sottolinearne quattro: impedire ai combattenti stranieri di lasciare i territori di Siria e Iraq, attraverso tattiche militari aggressive che impediscano ai componenti di Daesh di fuggire dai campi di battaglia, la chiusura delle frontiere esterne dei due Paesi, e il ruolo fondamentale della Turchia in questo. Migliorare la condivisione delle informazioni, tra le agenzie di intelligence e le forze dell’ordine, a livello internazionale, ma anche all’interno di ciascuna Nazione, l’ideale sarebbe giungere alla creazione di un database globale di combattenti stranieri che ogni Paese aggiornerebbe in tempo reale; aumentare le risorse e i fondi destinati alle forze dell’ordine e alle agenzie di intelligence, che permetterebbe alle autorità di espandere il numero di estremisti noti, riuscendo anche a monitorarli maggiormente; implementare le iniziative contro le violenze dell’estremismo (CVE), campagne e attività di base, necessarie al completamento del normale lavoro contro il terrorismo». Sono stati questi i consigli che  Lorenzo Vidino ha elaborato per i Senatori del Comitato, frutto di indagini e studi su aspetti poco noti dell’universo Jihadista e delle più recenti indagini sugli attentati terroristici.

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