domenica, Agosto 25

Terrorismo, nuovi attentati in Bangladesh

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È avvenuta quest’oggi un’audizione al Senato sulla strage di Dacca tenuta dal responsabile degli esteri, Paolo Gentiloni. Il Ministro ha infatti elencato i nomi delle vittime, tra gli applausi dell’aula. «Quando uccidono nove connazionali, l’Italia risponde unita. È un messaggio che dobbiamo dare molto chiaro, deve essere una risposta decisa. Dobbiamo dire con fermezza che Daesh, il terrorismo fondamentalista, a maggior ragione dopo questa strage, non avrà tregua da parte nostra». Nessuna autocritica da parte del ministro ma la certezza di essere dei bersagli di gruppi islamisti non solo collegati all’Isis ma ai suoi vari satelliti. «Certo che siamo bersagli. Bersagli in quanto italiani, occidentali, in quanto difensori della nostra società. Ma è altrettanto certo che il terrorismo colpisce in modo discriminato e prende a bersaglio Paesi di valore islamico», ha riferito. Intanto arrivano i risultato degli esami autoptici che rivelano segni di torture nei corpi delle vittime rimaste uccise dal commando bengalese. I terroristi, secondo quanto riferito dall’equipe di medici legali guidati da Vincenzo Pascali e Antonio Oliva, avrebbero agito per mutilare e ferire gli ostaggi per non ucciderli subito ma per tenerli in vita. Una morte dolorosa e sofferta che si aggiunge alle vittime dell’ultima strage di Baghdad in cui a perdere la vita sono stati circa 250 iracheni. Nel giorno dei festeggiamenti dell’Aid al Faitr, sarebbero invece 4 le vittime di un altro attentato avvenuto sempre in Bangladesh in mattinata. La festa che celebra la fine del digiuno noto come Ramadan si è macchiata di sangue con la morte di due agenti di polizia, una donna e un sospetto terrorista, mentre almeno 12 persone sono rimaste ferite. Il commando ha sparato a Kishoreganj, nel Bangladesh centrale.

Torna a salire la tensione tra Italia ed Egitto sul caso Regeni, che sembra ancora molto lontano da una soluzione. Stavolta la Camera italiana ha bloccato i pezzi di ricambio per i caccia F16 destinati all’Egitto in quanto non ha ancora ottenuto risposte certe su cosa sia avvenuto veramente al ricercatore italiano. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, intervenendo al Question Time, è tornato a ripetere che Roma «pretende di sapere chi ha ucciso e torturato Giulio Regeni» per «la famiglia» e per «il popolo italiano che si sente oltraggiato da finte verità». La decisione ha suscitato l’immediata reazione del Cairo aprendo un forte dibattito in aula. La decisione è stata letta con grande stupore e rammarico dal Cairo a tal punto che, assicura in una nota del ministero degli Esteri, «non va di pari passo con il livello di cooperazione tra i due paesi». A discolpa, la nota della Farnesina egiziana ha sostenuto che  nelle ultime settimane ci sono stati intensi scambi tra gli investigatori e l’Egitto aveva fornito «centinaia di documenti» e «decine di registrazioni» delle indagini, in segno di «totale trasparenza». Il rammarico è invece dovuto al fatto che il voto del parlamento avrà inevitabilmente delle conseguenze sulla cooperazione tra i due Paesi. «Il voto del Parlamento italiano avrà degli impatti negativi in tutti i campi della cooperazione tra i due paesi: sul piano bilaterale, regionale ed internazionale», si legge nel comunicato. Nelle contromisure saranno infatti coinvolti temi caldi come «la lotta all’immigrazione clandestina nel Mediterraneo e in Libia» o ancora «la comune lotta al terrorismo».

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