giovedì, Dicembre 12

Terrorismo: accordo Usa-Iran

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Un ‘accordo quadroè stato firmato tra l’Iran e il gruppo dei 5+1. Alcuni esperti ritengono sia una conquista importante in tutti i sensi, soprattutto dopo una ‘faida’ tra Washington e Teheran durata più di tre decenni. Questo ‘grande passo’ influirà positivamente sulle relazioni future tra i due Paesi.

Tuttavia, l’accordo quadro è da considerarsi uno shock negativoper alcuni Paesi arabi, soprattutto quelli alleati degli USA, secondo i quali l’accordo potrebbe mettere fine aicontinui rapporti vitali‘ iniziati durante la seconda guerra mondiale e metterli faccia a faccia con l’Iran, che si oppone alle sanzioni internazionali e conserva la sua ‘forza’. Ciò indebolirà l’influenza che questi Paesi arabi esercitano nella regione a vantaggio di Teheran.

Per dimostrare il suo malcontento di fronte al riavvicinamento tra gli USA e l’Iran, l’Arabia Saudita ha rifiutato di diventare un membro permanente del Consiglio di Sicurezza e alcuni ‘conservatori sauditi’ hanno indetto una campagna contro il Presidente americano Barack Obama.

I rapporti tra gli USA e l’Arabia Saudita si sono incrinati con la rivoluzione egiziana del 2011, soprattutto a causa dell’appoggio che gli Stati Uniti hanno mostrato ai Fratelli Musulmani con le numerose visite al Cairo dei funzionari americani (l’ex vice Segretario di Stato, Jeffrey D. Feltman, e l’ex Segretario di Stato, Hillary Clinton).

Inoltre, Washington aveva un punto di vista diverso da quello dell’Arabia Saudita sulla rimozione dal potere dei Fratelli Musulmani e sulle elezioni presidenziali, che hanno portato alla vittoria del Generale Abdel Fattah al-Sisi. L’Arabia Saudita si è impegnata ad aiutare l’Egitto in molti settori, soprattutto in quello monetario, nel caso in cui gli USA interrompessero gli aiuti finanziari al Paese del Nilo.

Queste iniziative politiche hanno suscitato una risposta saudita che consiste nel considerare i Fratelli Musulmani un’organizzazione terroristica.

La tensione tra Riyadh e Washington è emersa anche nella crisi siriana, in cui gli USA non sono stati in grado né di rimuovere dal potere il Presidente Bashar Assad né di costringerlo a dimettersi. Si è poi ripresentata quando si è trattato di fornire il giusto appoggio all’opposizione siriana per ottenere un progresso militare notevole che potesse migliorare i negoziati di Ginevra II.

A gennaio 2012, il Presidente Barack Obama ha annunciato che gli Stati Uniti non sono più in grado di partecipare alle guerre nel mondo. Inoltre, il 3 settembre 2013, durante il suo discorso al Congresso, il Segretario di Stato, John Kerry, ha dichiarato che il Presidente Obama non aveva esortato il suo Paese a prendere parte al conflitto siriano.

Per evitare di incrinare ulteriormente i rapporti, il Presidente degli Stati Uniti ha fatto visita al Regno dell’Arabia Saudita e ha incontrato l’ex sovrano Abdullah bin Abdul Aziz. Alcuni funzionari sauditi non volevano incontrare Obama, come il Principe Bandar Bin Abd Al Aziz (ex capo dell’Intelligence saudita).

Durante la visita, Obama ha dichiarato che non verrà stipulato uncattivo accordo‘ con l’Iran. In altre parole, l’accordo è inevitabile.

Inoltre, i Paesi del Golfo sono pienamente consapevoli del fatto che gli USA diventeranno i primi esportatori di petrolio nel 2030 e ciò porterà a una ritirata completa dell’esercito americano dal Golfo. Il detto ‘Safe Exit, Go East’ (‘L’uscita di sicurezza è l’Oriente’) indica la nuova strategia che porterà gli Stati Uniti nella zona del Pacifico per affrontare la crescita economica cinese.

Dunque, in che modo la presenza dell’ISIS determinerà l’uscita di sicurezza degli americani e l’ingresso della NATO?

Quando l’ex Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, dichiarò guerra al terrorismo (dopo l’11 settembre 2011) e gli Stati Uniti divennero i ‘leader’ di tutte le coalizioni internazionali contro il terrorismo, attribuendosi il diritto di intervenire in qualsiasi regione senza consultare la Comunità internazionale, molti esperti si resero conto che la presenza dell’ISIS era dovuta a unaccordo sottobanco‘ stretto tra alcuni estremisti arabi e i neo conservatori statunitensi, perché i loro interessi (come la proprietà delle società petrolifere e delle industrie militari) sarebbero stati influenzati negativamente se l’amministrazione statunitense avesse insistito per la ritirata completa dalla regione del Golfo. Ciò è confermato dal fatto che l’amministrazione attuale non riesca a smettere di finanziare l’ISIS, nonostante la grande pressione che Obama sta cercando di esercitare sui Paesi e sugli individui. L’intenzione è di “costringere” gli Stati Uniti a prender parte alle azioni militari per assicurare la presenza militare statunitense.

D’altronde, l’attacco a Charlie Hebdo è stato sferrato e rivendicato dal braccio di al-Qaeda nello Yemen e in precedenza dall’ISIS. Le misure e le precauzioni adottate dai Paesi europei dopo l’attentato ci riportano alla mente gli attacchi di settembre 2011 negli Stati Uniti e il modo in cui i cittadini erano sollecitati a sostenere le forze militari americane per combattere il terrorismo ovunque esso si trovasse, inseguendo addirittura i terroristi fino ai loro covi.

Quello che sappiamo su quest’atto terroristico in Francia è che è stato la ‘reazione’ di fronte alla diffusione di immagini offensive del Profeta Maometto. Alcuni ritengono si tratti di un ‘segno di avvertimento’ per Parigi, affinché non interferisca con operazioni militari all’estero.

La Francia ha deciso di inviare la sua unica portaereiCharles de Gaulle‘ nella regione del Golfo per combattere il terrorismo. Bisogna ricordare che la Francia era a capo della campagna militare che nel 2011 fece capitolare il Colonnello Muammar Gheddafi in Libia.

Oltre alle misure francesi, molte iniziative sono state prese anche dai britannici in Medio Oriente. Una di queste è stata l’istituzione di un distaccamento del College militare ‘St. Hearst’ nella zona settentrionale della Giordania, vicino alla residenza del re giordano. L’altra è stata la ristrutturazione del Porto Salman, concordata nell’accordo bilaterale con il Bahrain, per istituire una base militare i cui costi di costruzione ammonterebbero a 15 milioni di sterline.

Il Ministro della Difesa britannico, Michael Fallon, ha affermato che questa nuova base porterà la flotta reale a espandersi ancora di più. Inoltre, permetterà al Regno Unito di inviare più navi per migliorare la stabilità del Golfo e consentirà alla flotta britannica di ristabilirsi in quella zona per un lungo periodo.

Per concludere, gli Stati Uniti hanno già deciso di andare a Oriente senza perdere i propri alleati nella regione. Pertanto, la ‘NATO europearimpiazzerà le loro forze militari affinché possano concentrarsi ad affrontare la crescita cinese a oriente.

Inoltre, alcuni fatti mostrano che gli Stati Uniti non hanno fretta di eliminare l’ISIS, sebbene sia considerata un’organizzazione terroristica. Facendo alcuni calcoli, possiamo notare che i raid della coalizione, dall’estate scorsa fino a oggi, non hanno superato i raid contro al-Qaeda in Afghanistan o contro il regime di Saddam Hussein in Iraq compiuti in una settimana. Ciò dimostra che gli Stati Uniti non sono intenzionati afinire il lavoro‘, soprattutto perché stanno ottenendo dei benefici mediante l’ISIS, che esercita pressione sui regimi iracheno, siriano e turco. Possono dunque lasciare questa missione nelle mani dei loro ‘alleati occidentali’, la cui ‘ricompensa’ sarà tanto maggiore quanto l’ISIS resterà operativo.

Tutti questi eventi spiegano il motivo per cui gli Stati Uniti non vogliono partecipare alle azioni militari in Medio Oriente, anche se in realtà c’è stato un coinvolgimento con l’ISIS in Iraq, ma l’esercito americano ovviamente nega. Obama vuole dunque raggiungere un accordo definitivo con l’Iran, soprattutto perché gli restano due anni di mandato presidenziale e ha bisogno di una ‘vittoria’, non essendo riuscito a ottenere grandi progressi nelle questioni nazionali.

Ecco perché Obama ha avvisato il Congresso, a maggioranza repubblicana, che userà ilVETO‘ su ogni decisione che possa comportare delle nuove sanzioni per l’Iran.

Pertanto, ci sono molte domande di cui vorremmo sapere la risposta. Nell’era di Obama, gli Stati Uniti riusciranno a ritirarsi dal Golfo persiano dirigendosi verso Oriente, come prevede la loro nuova strategia? O alcuni eventi posticiperanno questa ritirata costringendoli a restare?

di Alwan Amin Aldin, traduzione di Francesca Fiorenza

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