domenica, Novembre 17

Terrorismo, armi chimiche e biologiche: la nuova Jihad? La differenza tra attacchi chimici e biologici, il rischio di una nuova frontiera per il terrorismo internazionale spiegataci da Stefano Scaini, docente NATO, e Maria Rita Gismondo, direttore del laboratorio di riferimento nazionale per bioterrorismo, Sars e BSL

0

La scorsa settimana la polizia tedesca ha dichiarato di aver sventato un attentato terroristico con armi biologiche a Colonia, dopo che qualche giorno prima era stato arrestato un ragazzo tunisino nella cui abitazione erano stati rinvenuti prodotti per la preparazione di una ‘bomba biologica’. L’uomo arrestato si sarebbe dichiarato affiliato all’ISIS, alimentando lo spettro di nuovi attacchi terroristici da parte dello Stato Islamico in Europa dopo quelli condotti a Parigi e Bruxelles.

Dopo la sconfitta dello Stato Islamico con la riconquista, da parte delle forze siro – irachene, di Mosul in Iraq e di Raqqa in Siria, le due grandi roccaforte del gruppo guidato da Abu Bakr Al-Baghdadi, le armi chimiche e biologiche potrebbero diventare le nuove frontiere delle azioni jihadiste in Europa. La perdita del territorio in Siraq e quindi della possibilità di costituire un vero e proprio Stato Islamico ha portato il gruppo a riorganizzarsi, accentuando il suo carattere transnazionale.

Già nel 2015, l’Unione Europea aveva lanciato un allarme circa il rischio di attentati con armi biologiche. Un allarme che potrebbe presto concretizzarsi. La Germania si trova per la prima volta a dover fare i conti con dei concreti rischi di attentati chimici. L’Italia è stata fino ad ora uno dei pochi Stati europei scampati agli attacchi jihadisti. Tuttavia, la crescente instabilità dell’Unione e la crescente riorganizzazione e diffusione di gruppi terroristici potrebbe aprire nuovi scenari per le operazioni di stampo jihadiste in Italia.

Esiste molta confusione sulla diffusione delle armi biologiche”, commenta Stefano Scaini, docente permanente presso il NATO JCBRN COE, Centro NATO per la difesa dalle minacce di natura chimica, biologica, radiologica e nucleare. “Per esempio, negli ultimi mesi la ricina ha avuto un interesse mediatico molto forte. Ma quando parliamo di ricina dobbiamo specificare che non parliamo di attacchi biologici, ma di attacchi chimici. Le armi biologiche comprendono virus, batteri, come l’ebola per intenderci, piuttosto che il virus del vaiolo, microrganismi. Tendenzialmente si usa il termine armi biologiche quando ci si riferisce ad elementi che si trovano in natura e che non necessitano preparazioni. La ricina è un estratto del ricino, è frutto di una elaborazione, di una preparazione, non si tratta in questo caso di un agente biologico, ma di un agente chimico, non solamente dal punto di vista scientifico, ma anche dal punto di vista normativo. L’Opcw, l’organizzazione per il contrasto alla non diffusione, non proliferazione delle armi chimiche, riconosce la ricina come agente chimico, e non biologico”.

Quando parliamo di armi biologiche da un punto di vista semantico dovremmo parlare solo di batteri, virus, tossine o parassiti che derivano da questi”, afferma Maria Rita Gismondo, direttore del Laboratorio di Microbiologia Clinica del Polo Universitario Azienda Ospedaliera “L. Sacco” di Milano, laboratorio di riferimento nazionale per bioterrorismo, Sars e BSL.Il concetto comune di arma biologica si è allargato anche ad alcune tossine, ad alcuni prodotti velenosi che provengono anche dalla piante e questo è il caso della ricina. Qualsiasi arma chimica o biologica ha bisogno di un certo know-how di base, anche perchè il rischio è che nel manipolare il primo ad esserne colpito sia proprio colui che sta preparando l’arma”.

Il crescente rischio di armi biologiche o chimiche ha fatto nascere molte domande sulla complessità o meno nella costruzione di tali ordigni. “Innanzitutto, dobbiamo distinguere tra agenti chimici, biologici e radiologici, ovvero gli agenti CBRN”, continua Scaini. “C’è ne sono alcuni, specialmente nel settore radiologico, di ben difficile produzione. Per esempio la cosiddetta ‘bomba sporca’ caricata con un agente radiologico richiede competenze e un know-how specifici. È molto più facile rubare una fonte radioattiva, una cosiddetta sorgente orfana, e impiegarla per una contaminazione. Se invece andiamo sul chimico e biologico, ci sono prodotti difficili da creare da un punto di vista di laboratorio, però c’è ne sono alcuni di estrema semplicità”.

Sappiamo che molti prodotti sono già ampiamente disponibili e reperibili, una questione molto problematica riguardo al ‘doppio uso’ di tali prodotti. “In effetti, in chiave CBRN,  il ‘doppio uso’ è uno dei temi più scottanti”, continua Scaini. “Abbiamo a che fare con una serie di materiali e sostanze che nascono per un impiego positivo, ma il criminale o terrorista ne può fare un utilizzo deviato. Il cloro, l’ammoniaca e tutte queste sostanze chimiche non solo sono di libera vendite ma non sono neanche tracciabili. Sono di facile reperibilità, e in in chiave di aggressione, sono sostanze dal doppio uso altamente letali. Quando si parla di arma di distruzione di massa si pensa a un qualcosa che produca danni ingenti a livello di numero di persone; in realtà, la definizione NATO di arma di distruzione di massa è di un ordigno, esplosivo o meno,  che contenga un agente chimico, biologico o radioattivo”.

Quando si parla di disponibilità, un’altro punto fermo riguarda la relativa “facilità con cui possono essere trasportate le armi biologiche”, commenta Gismondo.“La spora del bacillo dell’antrace è l’esempio di come ne basti una punta di spillo per poter provocare una patologia, o addirittura la morte, ad un gran numero di persone. É facilissimo anche in aereo trasportare spore, perchè si confondono con una qualsiasi polvere. Un altro, non poco considerato mezzo per la diffusione è quello attraverso gli alimenti e gli animali. Si possono infettare gli animali e diffonderli in un territorio affinché possano infettare altri animali o addirittura entrare nella catena alimentare. Gli alimenti elemento rappresentano importanti elementi, e per certi versi neanche troppo difficili da utilizzare, per un attacco terroristico biologico”.

Stiamo parlando di agenti chimici che sono alla portata di tutti. Il cloro che una volta al mese viene nelle nostre piscine, nonostante il trasporto richieda sì un’autorizzazione, è di fatto alla mercè di chiunque”, sottolinea Scaini, e riguardo all’acquisizione di know-how da parte dei terroristi commenta:”è molto facile acquisire Il know-how attraverso i laboratori delle università; in Europa è un problema molto sentito. È chiaro che data la qualità dei centri di ricerca europei i laboratori universitari dispongano di determinati prodotti. Il guaio è che le università, come tante altre strutture, diventano soft target, ovvero bersagli che non oppongono tanta resistenza. Sono sia vittime dirette, che vittime indirette attraverso furti di materiali, e quindi anche di know-how. Si pensi soltanto i rifiuti nei grandi ospedali. Ci sono rifiuti ospedalieri lasciati senza alcun tipo di vigilanza e controllo in determinate ore del giorno, in determinati giorni, dove questi box di cartone, segnalati per motivi di sicurezza, rimangono alla mercé di chiunque li voglia prendere e questa è una cosa abbastanza agghiacciante. Se è un pensiero che può venire ad addetti del settore, non oso immaginare cosa possa fare qualcuno animato da determinati obiettivi. Se parliamo di doppio uso, in particolare chimico e biologico, involontariamente, il mondo d’oggi propone un’offerta molto ampia a chi è alla ricerca di questi prodotti”.

I rifiuti ospedalieri non sono un rischio, commenta invece Gismondo. “Tutti gli ospedali hanno una procedura per lo smaltimento. Non vengono lasciati né all’esterno dei padiglioni, né all’esterno degli ospedali. Esistono dei sistemi di raccolta all’interno del reparto dove, il materiale di rifiuto viene messo in particolari contenitori sigillati e tracciabili. Si sa quanto se ne produce e si sa quanto se ne consegna. Ovviamente è la ditta esterna che è deputata alla raccolta e allo smaltimento. Esiste tuttavia anche uno smaltimento illecito, al di fuori della normativa vigente”.

L’Italia è fino ad ora riuscita ad evitare attentati terroristici. A livello di intelligence e prevenzione, ci è riconosciuta una certa bravura e capacità sia in ambito NATO che europeo. Bisogna però anche essere fortunati”, dichiara Scaini. “Ci sono tanti motivi per i quali l’Italia non è ancora stata colpita e probabilmente non sarà colpita. Il rischio c’è già da qualche anno. Si sono fatte anche diverse simulazioni sull’effetto che una piccola quantità di mercurio abbandonata, versata all’interno dell’acquedotto possa avere su una città, e i danni sono inimmaginabili. Basti pensare che le prese di adduzione degli acquedotti non sono presidiate. In ottica di arma biologica, se è vero che il terrorista vuole produrre morti, feriti, e vuol far clamore, vuole creare danni fisici, i veri danni fisici vengono prodotti minando l’economia di una società, come abbiamo visto dopo l’11 settembre. Immaginiamo una città di 3 milioni di abitanti inchiodata ai servizi igienici per qualche giorno. Cosa vorrebbe dire in termini economico-finanziari avere l’80% per cento della popolazione impossibilitata a lavorare, la mancanza di servizi, ospedali, trasporti e pubblici esercizi funzionanti; sarebbe causato un danno mostruoso, molto più che far saltare una bomba al cloro nel centro di Roma”.

Il rischio di armi biologiche è stato associato principalmente ad un pericolo jihadista. “Sicuramente, da 4-5 anni a questa parte, i gruppi che sostengono queste minacce sono Al-Qaeda, l’Isis e i suoi affiliati. Questo tipo di minaccia si riconduce a loro. Ogni tanto, tuttavia,  si sente parlare dell’utilizzo di sarin, ovvero di agenti chimici per eliminare i target singoli, come nel caso dell’ex spia russa o il fratello del Presidente nordcoreano. Sono state vittime singole, è stata utilizzata un’arma selettiva per evitare di coinvolgere altre persone e sono stati usati degli agenti chimici, derivati gas nervini, utilizzati degli agenti chimici. Abbiamo quindi attori statali e non che operano in questo campo”, commenta Scaini. Un pericolo, tuttavia, che ha anche altre forme oltre all’azione di gruppi islamici radicali. “Vi sono dietro, a volte, anche degli scopi industriali”, afferma Gismondo, ”in alcuni casi sono stati diffusi parassiti in piantagioni perché si potessero acquistare degli antiparassitari”.

Riguardo a misure di prevenzione e alla possibilità di difenderci da tali attacchi, il ruolo primario spetta all’ “intelligence, alla quale spettano due compiti. Il primo legato alla reperibilità delle informazioni e, il secondo, alla verifica della correttezza di tali informazioni”, commenta Scaini. Tuttavia, “il pericolo è che dalle strette maglie di controllo dell’intelligence scappi qualcosa” precisa Gismondo. “I terroristi sono ormai diffusi in tutto il mondo e l’Italia non è esente dalla loro presenza. Il fatto che sino ad oggi non sia accaduto nulla è solo perchè il nostro sistema di intelligence ha funzionato molto bene ma, certamente, non si può puntare sull’infallibilità di questi sistemi”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore