martedì, Novembre 12

Terre rare: USA, Australia e Giappone si muovono L'azienda australiana Lynas e l'americana Blue Line costruiranno uno stabilimento di separazione delle terre rare negli Stati Uniti

0
Stati Uniti, Australia Giappone, si preparano a contendere alla Cina il monopolio della produzione di terre rare, circa 17 elementi fondamentali per la produzione dell’alta tecnologia. La domanda di terre rare dovrebbe crescere parallelamente al mercato dei prodotti high-tech. Secondo la società di ricerche Adams Intelligence tra il 2018 e il 2030 il valore della domanda quadruplicherà, trasformando le terre rare in un mercato di quasi 16 miliardi di dollari.

Lo scorso, 16 maggio, la Cina, attraverso il ‘Global Times’, il quotidiano che, in lingua inglese che esprime la voce del Governo e del partito comunista, in un servizio sulle rare earths, tra il resto affermava: «gli Stati Uniti devono fare affidamento su terre rare dalla Cina per fornire industrie di importanza strategica», «il monopolio cinese sulla produzione di terre rare aiuterà Pechino a controllare la linfa vitale del settore high-tech statunitense», avvertendo, infine, che la Cina probabilmente non arriverà a mettere in campo il  «divieto totale delle esportazioni per evitare un’eccessiva tensione con gli Stati Uniti, ma non ignorerà l’opportunità di salvaguardare e massimizzare i propri interessi».

La Cina non ha mancato occasione in questi mesi per sottolineare il suo impegno a sviluppare l’industria delle terre rare, Pechino è al lavoro per aggiornare l’industria delle terre rare e migliorare la gestione dell’esportazione di materiali di base, nonché combattere il mercato illegale di questi materiali. La possibilità che la Cina blocchi le forniture di terre rare agli Stati Uniti, per rispondere ai dazi imposti alle sue merci dagli Usa, preoccupa Washington, specie per i problemi legati alla difesa.

La ricerca di canali alternativi alla Cina ha spinto gli Stati Uniti muoversi. E’ di qualche giorno fa la notizia che la compagnia canadese Medallion Resources Ltd sta esaminando siti in tutto il Nord America per sviluppare un impianto di estrazione per terre rare  e sta cercando partner per  costruire una struttura che trasformi la monazite in terre rare da utilizzare in Nord America. Ma gli Usa sono pronti a cooperare con altri Paesi come l’Australia e il Giappone. Lynas è un’azienda australiana ed è il più grande produttore di terre rare (ne produce il 15%) fuori della Cina che aveva provato ad acquistarla nel 2009. Ha espanso la cooperazione con il Giappone: nel 2010 l’azienda australiana ha sopperito alle forniture cinesi di terre rare al Giappone, bloccate da Pechino a causa dell’atollo conteso delle Senkaku, nel Mar Cinese Orientale.
In questi giorni Lynas ha poi firmato un accordo con l’azienda del Texas, Blue Line per la realizzazione di uno stabilimento di separazione delle terre rare negli Usa. Nel dicembre 2018, le agenzie Us Geological Survey e Geoscience Australia hanno firmato un accordo preliminare per il sostegno alla ricerca e allo sfruttamento congiunto di questi minerali. Oggi Lynas estrae le terre rare in Australia, ma le lavora in Malesia, soprattutto per il timore delle scorie radioattive dei processi di depurazione.

La Malesia è uno dei Paesi che si prepara a trarre vantaggio dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, fornendo prodotti lavorati all’Occidente. La Malesia potrebbe attirare investimenti fino a 33 miliardi di dollari nel settore delle terre rare nei prossimi 10 anni, appena il Governo chiarirà come intende regolamentare il settore. Il problema dell’inquinamento causato dai processi di lavorazione ha molto preoccupato il Paese, ma secondo il Ministro dello sviluppo imprenditoriale della Malaysia, Mohd Redzuan Md Yusof, il Governo avrebbe già predisposto politiche per garantire che i rifiuti derivanti dalla lavorazione delle terre rare siano stati smaltiti correttamente, per proteggere la salute pubblica e l’ambiente.

Quale giorno fa un report -‘Rare Earth Elements: Market Issues and Outlook’ di Adamas Intelligence, una compagnia indipendente di ricerca e di consulenza, sostiene: «finché il resto del mondo non inizierà ad investire in catene del valore (alternative) di terre rare, e finché non sottoporrà le terre rare alle regole del mercato concorrenziale, gli acquirenti finali rimarranno sempre dipendenti (e vulnerabili) nei confronti del monopolio cinese- nonostante tutte le nuove miniere create nel mondo».

Lo stabilimento di Lynas e Blue Line che sorgerà nel Texas potrà separare il disprosio, essenziale per la produzione di batterie destinate alle automobili elettriche. Non sarà attivo prima del 2021: la Cina sarà ancora centrale e determinante per il futuro del settore.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore