mercoledì, Dicembre 11

Terre rare, la via della Cina verso l’egemonia globale Se usate correttamente, le REEs possono ‘spegnere’ la Difesa americana ed europea. Intervista esclusiva a James C. Kennedy, tra i massimi esperti internazionali di terre rare

0

La tensione che regna nei rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti non sembra attenuarsi, tutt’altro. Protagoniste di questo momento particolarmente conflittuale tra i due Paesi sono ancora le terre rare (REEs, Rare Earth Elements). I 17 elementi chimici, saliti nuovamente agli onori della cronaca durante le scorse settimane, si apprestano a diventare il terreno di scontro cruciale nel quale verrà consumata questa guerra economica e tecnologica e potrebbero essere lasso nella manica del Presidente cinese, Xi Jinping, al fine di far capitolare l’economia statunitense.

Ieri, l’agenzia di stampa governativa ‘Xinhua’, posta sotto il controllo diretto del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, ha pubblicato un articolo che dal titolo non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni: ‘U.S. risks losing rare earth supply in trade war’.

«Siamo felici di vedere che le risorse di terre rare e i materiali correlati possono essere utilizzati per realizzare tutti i tipi di prodotti avanzati che aiutano a soddisfare al meglio la domanda di vita prospera che arriva da persone provenienti da tutto il mondo», è quanto dichiarato da un funzionario cinese della Commissione dello Sviluppo Nazionale e delle Riforme, a Mu Xuequan, firma dell’articolo, che aggiunge «se qualcuno vuole usare terre rare importate contro la Cina, i cinesi non saranno daccordo».

A queste dichiarazioni fanno eco quelle di Xu Xijin, capo redattore del ‘Global Times’, importante quotidiano cinese in lingua inglese, che attraverso il suo profilo Twitter ha rilasciato questo commento: «per quello che so, la Cina sta seriamente considerando di restringere le esportazioni di terre rare verso gli USA. La Cina potrebbe anche prendere altre contromisure in futuro».

Tutto ciò segue la visita, del 22 maggio scorso, di Xi alla JL Mag Rare-Earth Co., Ltd, azienda leader a livello internazionale nei processi di produzione e sviluppo delle terre rare. Come diceva la scrittrice inglese Agatha Christie, «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno un prova».

Ricordiamo che la Cina possiede il 37% delle riserve mondiali di REEs e – secondo l’U.S. Geological Survey – tra il 2011 e il 2017, ha prodotto circa l84% delle terre rare presenti nel mondo. Di contro, gli Stati Uniti, tra il 2014 ed il 2017, hanno importato l80% dei suoi composti e metalli delle terre rare dalla Cina.

Pechino, dunque, sembra intenzionata a far leva sulla sua posizione di forza nel settore delle terre rare per mettere pressione all’Amministrazione americana, che dal 10 maggio scorso ha aumentato ulteriormente i dazi sulle importazioni cinesi. Le maggiorazioni dei dazi cinesi sulle importazioni statunitensi, invece, scatteranno dal primo giugno.

Per capire quanto la questione riguardante le terre rare possa incidere all’interno della guerra commerciale sino-americana e quali sono i rischi cui andrebbe incontro Washington, abbiamo intervistato James C. Kennedy, Consigliere del Governo degli Stati Uniti, sui problemi strategici dell’industria finanziaria, mineraria ed energetica relativi al torio e alle terre rare – di cui è uno dei maggiori esperti a livello internazionale – all’interno del contesto normativo statunitense, e Presidente della società di consulenza ThREEConsulting.

 

Se la Cina usasse l’arma delle terre rare nella guerra commerciale, Trump sarebbe costretto cedere praticamente su tutti i fronti?

In breve, sì, partendo dal presupposto che l’embargo dovrebbe essere gestito con rigide restrizioni, o riduzioni, alle esportazioni su tutti gli altri partner commerciali della Cina (per prevenire l’elusione degli USA). Se ciò dovesse accadere, l’UE e il resto del mondo dovrebbero aspettarsi forti riduzioni delle importazioni di terre rare.

Perché fino ad ora la Cina non ha usato quest’arma?

Non è un’arma ordinaria. Non credo che la Cina la userà – o la sprecherà – in una guerra commerciale. Se la Cina la ‘userà’ lo farà come per l’embargo del 2010 contro il Giappone che non è mai realmente accaduto – solo alcuni ritardi e molte incertezze. Questo, a proposito, è un’ottima strategia per la Cina perché i ritardi e le incertezze potrebbero costringere le aziende statunitensi, europee, giapponesi e coreane a spostare la produzione in Cina per eliminare questa minaccia (il più grande risultato non segnalato dell’embargo del 2010). Credo che la Cina le tenga per un futuro conflitto statunitense (presumibilmente non con la Cina). Se usate correttamente, sono molto più che un’arma nucleare. Descriverei il monopolio delle terre rare della Cina come l’inizio dell’egemonia cinese. Consideriamo lo scenario degli Stati Uniti che entrano in guerra con l’Iran, o contro chiunque altro. Se la Cina dispiega il suo embargo in quel momento, gli Stati Uniti non saranno in grado di produrre armi sostitutive, mentre l’economia domestica si bloccherà. Con gli Stati Uniti costretti a combattere il nemico a parità di condizioni, il numero dei danni aumenterà, provocando il caos politico in patria. Allo stesso tempo, la Cina inizierebbe a vendere apertamente titoli del tesoro americano, costringendo l’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo a riallinearsi con la Cina (l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo detengono la loro fortuna in titoli e tesori denominati in dollari USA) abbandonando il sistema del petrol-dollaro. L’UE e la maggior parte delle altre Nazioni seguiranno i Paesi del Golfo quando il dollaro americano collasserà, ponendo così fine allo stato di riserva mondiale del dollaro USA per sempre. Quest’arma, se usata correttamente, sconfiggerà gli Stati Uniti e darà alla Cina un’egemonia globale incontrastata, il tutto senza sparare un colpo. Se si dubita di ciò, bisognerebbe considerare gli investimenti e gli scambi commerciali che la Cina ha fatto con l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo. La Cina ha risolto i suoi dissapori con la Russia e ha stabilito sistemi collaborativi di scambi commercial per contrastare le sanzioni USA/Iran. La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran. La Cina sta conducendo scambi commerciali in tutto il mondo, con alleati e nemici degli Stati Uniti, offrendo condizioni migliori degli Stati Uniti. Il suo programma ‘one belt, one road’ sminuisce qualsiasi cosa fatta o immaginata dagli Stati Uniti. Il programma ‘Made in China 2025’ è strutturato sulle ceneri della leadership industriale e tecnologica statunitense e europea. Questa è l’arma più potente della Cina. Durante il periodo di pace viene utilizzata per costringere le aziende tecnologiche statunitensi, europee, giapponesi e coreane a spostare la produzione in Cina. Durante il periodo di guerra può bloccare la maggior parte dell’economia tecnologica mondiale e impedire agli eserciti stranieri di riarmare i loro sistemi militari più avanzati.

C’è un problema di sostenibilità ambientale legato alla produzione di terre rare in Cina. Potrebbe essere questo un fattore che rallenterebbe la produzione cinese? E se così fosse, non si innescherebbe un pericoloso rialzo dei prezzi?

No. La Cina, o qualsiasi altro Paese al mondo, può produrre questi materiali garantendo più alti standard ambientali. La questione, per gli Stati Uniti e gli altri Paesi, è che non sono riusciti ad identificare il vero problema e fornire una soluzione strutturata. Il problema è il torioStoricamente il 100% delle terre rare pesanti del mondo provenivano dal sottoprodotto di qualche altra materia (titanio, zircone, ferro, fosfati). Le terre rare erano separate dalla materia prima come parte della normale lavorazione dei minerali. La mineralizzazione più comune era la monazite, un minerale terrestre raro che contiene in genere oltre il 50% di terre rare. Tuttavia, la monazite in genere conteneva torio. Nel 1980, la U.S. NRC e l’IAEA regolamentarono l’estrazione dell’uranio, ponendo dei limiti sul ‘materiale di base’ (combustibile nucleare) per tutti i tipi di estrazione. Ciò ha portato tutte queste miniere di sottoprodotto ad interrompere la vendita di terre rare per evitare costi e oneri normativi. Invece, queste miniere hanno smaltito questo materiale nei loro flussi di rifiuti (come continuano a fare oggi). Questo cambiamento normativo è la ragione principale per cui le industrie delle terre rare del mondo sono passate alla Cina. Oggi l’industria mineraria statunitense dispone di un numero sufficiente di terre rare recuperabili per soddisfare l’85% della domanda globale. L’attuale Amministrazione ha una soluzione a questo problema nell’ufficio esecutivo della Casa Bianca e con il Segretario al Commercio da oltre due anni. La stessa soluzione è stata presentata al Pentagono più di 10 anni fa e nel 2014 è stata proposta come progetto di legge alla Camera e al Senato.

Cosa sta rischiando oggi la Difesa americana non essendo gli USA autosufficienti in produzione nazionale di terre rare?

La domanda riflette l’errata convinzione secondo cui gli Stati Uniti hanno compiuto qualche progresso o hanno raggiunto solo un certo grado di autosufficienza. Non è così. Gli Stati Uniti hanno una miniera operativa ora chiamata MP mine, in California. Questa era della defunta Molycorp Mt. Pass mine. La miniera produceva in passato ossidi di terre rare. Gli ossidi non hanno applicazioni dirette di tecnologia o difesa. Molycorp ha spedito i suoi ossidi in Cina per trasformali in forma utilizzabile. L’attuale mina MP sta ora trasportando i concentrati (terra sporca con alcune terre rare) in Cina perché siano convertiti in ossidi e, quindi, in qualcosa di utilizzabile (ad es. metalli, leghe, magneti o altri materiali post-ossido). Quindi, in breve, gli Stati Uniti dipendono al 100% dalla Cina per le forme utilizzabili di terre rare e non dispongono di strutture interne per convertire gli ossidi di terre rare nella loro forma utilizzabile. Va notato che un rapporto del Governo degli Stati Uniti del 2016 ha stimato che potrebbero essere necessari 15 anni affinché gli Stati Uniti sviluppino queste strutture.

Sappiamo che le terre rare sono fondamentali in molte produzioni industriali (dai pc ai cellulari ai frigo, per esempio). Quanto è a rischio la produzione industriale civile americana? e per quanta percentuale di PIL?

Non penso che qualcuno lo sappia per certo. La maggior parte delle grandi aziende e gli appaltatori/fornitori della difesa non hanno idea se, quanto o quale terre rare siano utilizzate nei loro prodotti finiti. Di sicuro, fermerebbe quasi tutte le linee di assemblaggio automobilistiche negli Stati Uniti (gas, diesel, ibridi ed Evs). Come può essere vero? Ogni automobile statunitense costruita oggi ha più componenti di terre rare (dispositivi di controllo dell’inquinamento, alzacristalli elettrici, specchi, sedili, motorini di avviamento, motore di controllo del tergicristallo, schermi a LED, ecc.). A causa delle dimensioni e delle riduzioni di peso rese possibili dall’uso di terre rare, i produttori di automobili non possono utilizzare i componenti vecchio stile perché sono molto più grandi e pesanti. La reingegnerizzazione richiederebbe molto tempo. Lo stesso vale per la maggior parte dei dispositivi elettronici avanzati e delle tecnologie verdi prodotte negli Stati Uniti. Naturalmente, poiché le forniture americane sono in stallo, la Cina riprenderà questo business. Le conseguenze a lungo termine di tale embargo sono impossibili da stimare.

Il problema della sicurezza (mi riferisco alla Difesa ma anche alla produzione industriale civile) a questo punto si pone anche per il resto dell’Occidente, a partire da Nato (guardando alla Difesa) fino al PIL della UE. È così? Ci spiega quali i rischi? Si possono quantificare?

La vendita delle armi per gli Stati Uniti e i nostri partner della NATO è interamente soggetta a un embargo cinese. Il settore commerciale dell’UE leggermente più in forma. Hanno fatto passi da gigante nel settore del riciclaggio, nonostante nessuno di questi materiali sia competitivo con i prezzi cinesi (e perché dovrebbero, dal momento che la Cina sta gestendo un monopolio sostenuto dallo Stato che accetta perdite, controlla le risorse, acquisisce tecnologia).

Ci può spiegare bene nei dettagli le motivazioni, legislative e industriali, per le quali gli Stati Uniti non hanno una loro produzione significativa di REEs?

L’abbondanza e la disponibilità delle risorse non sono i problemi. Le terre rare pesanti di alto valore sono abbondanti, disponibili e recuperabili. Queste risorse erano la spina dorsale del mercato globale delle terre rare prima che i regolamenti NRC/IAEA facessero ritirare queste risorse dalla catena di approvvigionamento. Fino alla metà degli anni ’60, i minerali di fosfato costituiti principalmente da monossido di torio/uranio (Th-U-REE-P), principalmente monazite, erano la principale fonte commerciale di terre rare. Dal 1965 al 1984, questi materiali Th-U-REE-P hanno fornito quasi la metà del fabbisogno di terre rare del mondo e quasi il 100% degli elementi di terre rare pesanti (REE) al mondo (Haxel et al., 2002). Il Th-U-REE-Ps è mineralogicamente superiore ai minerali a basso tenore di torio/uranio, come la bastnaesite, perché in genere contengono quantità recuperabili di tutte e 16 le REE (il promezio, il 17° REE, non esiste nella crosta terrestre). Questi materiali erano anche, tipicamente, un sottoprodotto a basso costo (senza costi) di qualche altro materiale come il titanio, lo zircone, il minerale di ferro o i fosfati. La Commissione per la Regolamentazione del Nucleare e le norme sulle sorgenti dei materiali dell’IAEA hanno infine eliminato le risorse di Th-U-REE-P dalla catena del valore per la maggior parte del mondo. Verso la metà degli anni ‘80, le raffinerie non cinesi smisero di accettare la monazite perché costituiva una sorgente ai sensi dei nuovi regolamenti. I produttori tradizionali di questi preziosi sottoprodotti Th-U-REE-P hanno iniziato a mescolare il minerale Th-U-REE-P nel giacimento di minerale esaurito a scaricarlo nei bacini di decantazione per evitare obblighi normativi e finanziari per i produttori di sorgenti. In breve, un regolamento US NRC e IAEA ha interrotto la produzione delle terre rare pesanti, spostando in Cina tutte le attività estrattive di terre rare, la raffinazione, la scienza metallurgica e avanzata dei materiali. Nota: la Molycorp non è mai stato un produttore di terre rare e non ha avuto capacità interne di ossido di carbonio, infatti la sua attività principale era la vendita dell’ossido di terre rare più abbondante e più basso, il antanio, allindustria petrolifera.

Perché le compagnie americane che hanno provato a produrre terre rare sono fallite?

La Cina gestisce un monopolio sponsorizzato dallo Stato ed è motivata a controllare questo spazio. Anche la Cina ottiene oltre il 50% delle sue terre rare come sottoprodotto di una singola miniera di ferro (il che vuol dire: nessun costo di estrazione diretto). Ciò si aggiunge al costo inferiore del lavoro, del capitale e dell’ambiente. Quindi, la domanda migliore è perché qualcuno dovrebbe credere che un’operazione di estrazione di terre rare degli Stati Uniti sarebbe economicamente competitiva con la Cina?

La Casa Bianca sta combattendo con la Cina una guerra per la leadership tecnologica, come è possibile che sul tavolo non vi siano le REEs? Se è vero che le terre rare sono alla base di tutta la produzione industriale moderna sia civile che militare, davvero crede che sul tema non si stia trattando?

Nessuno alla Casa Bianca, al Senato o al Pentagono si occupa di questo problema sulla base della realtà.  Ho presentato alcuni dati all’Amministrazione, al Congresso e al Pentagono, ma nessuno di loro li ha ritenuti preoccupanti. Se vuoi capire come questo può essere vero, considera quanto segue. Sfortunatamente, il Pentagono, l’America e la maggior parte del mondo sono intrappolati nella stessa distopia semantica. Quello che la maggior parte della gente chiama oggi ‘libero mercato’ e ‘capitalismo’ non è altro che l’invenzione dei globalisti che hanno dirottato il linguaggio degli economisti classici per deviare i redditi nazionali, le industrie off-shore e la vendita di beni pubblici per l’arricchimento di individui e corporazioni non nazionaliste. Il problema delle terre rare risale ad oltre due decenni fa. Durante questo intero periodo, le passate Amministrazioni, il Congresso e il Pentagono hanno dato per scontato che il ‘libero mercato’ avrebbe fornito una soluzione per conto proprio. Per contestualizzare, oltre 400 progetti di miniere di terre rare sono arrivati ​​sul mercato poco dopo il 2010 e tutti, tranne uno, sono in bancarotta. L’unico che non è fallito è Lynas. È stato salvato dalla bancarotta dalla generosità del governo giapponese, dai suoi creditori e dai suoi clienti. Oggi sta affrontando una responsabilità ambientale in Malesia che potrebbe mandarlo in bancarotta (la camera alta malese è controllata da cinesi).

La Casa Bianca e i Governi occidentali sono consapevoli del problema e del suo livello di gravità? E se sì, perché non si adoperano per risolverlo?

Ho trascorso 10 anni a suonare il campanello d’allarme. Ho incontrato le due Amministrazioni passate, il Comitato dei servizi armati del Senato e della Camera (e la maggior parte delle altre commissioni competenti), il Pentagono, il Servizio di ricerca del Congresso, il Government Accountability Office e il Dipartimento del Commercio. Questo è tutto riportato in un libro intitolato ‘SELLOUT’ di Victoria Bruce. Il Governo non ha risposto per il motivo sopra riportato (il ‘libero mercato risolverà tutto questo’).

Se si risolvessero le problematiche legislative, quanto tempo ci vorrebbe per ricostruire la catena di approvvigionamento delle terre rare negli USA?

Supponendo che il Presidente abbia promulgato l’Ordine esecutivo che è rimasto nella Casa Bianca per oltre due anni, la produzione di risorse potrebbe iniziare in meno di 12 mesi. La produzione di ossido potrebbe iniziare in meno di due anni (la produzione limitata potrebbe avvenire entro 12 mesi). La produzione post ossido, compresi metalli, leghe e metalli entro 3 anni.

Partendo dall’UE,  com’è la situazione negli altri Paesi?

Come affermato sopra, l’UE ha compiuto grandi progressi nel settore del riciclaggio (ma non è competitiva con la Cina) e ha limitate capacità post-ossido. Tutto sommato, sono solo pochi punti percentuali, ma molto più avanti degli Stati Uniti. Il Giappone ha speso più di un miliardo di dollari e ha ridotto la sua dipendenza da post-ossidi a meno del 3%. Tenendo presente che la produzione di risorse non è una delega per l’indipendenza cinese, il mondo intero condivide meno del 25% delle capacità mondiali post-ossido non cinesi, con il Giappone che possiede o controlla oltre il 95% di tale capacità.

Sappiamo che la sua compagnia ha fatto un’indagine a livello mondiale sul brevetti collegati alle terre rare. Potrebbe spiegarci il problema di fondo sui brevetti e cosa la tua indagine ha potuto rilevare?

La Cina ha superato il mondo intero in brevetti sulle terre rare e IP. La Cina sta scrivendo così tanti brevetti che sarà in grado di affrontare sfide per molti brevetti esistenti e impedire ad altri di ottenerne. Il mondo dovrebbe aspettarsi che la Cina inizi a mettere a dura prova i brevetti esistenti.

Ci sono delle lobby, a parte quella cinese, che stanno lavorando per frenare lo sviluppo delle REEs in Occidente? A chi fa gioco il deficit di terre rare dell’Occidente?

La Cina è il beneficiario del suo monopolio. Usa i prezzi di mercato e le variazioni nell’offerta per schiacciare nuovi concorrenti. A un certo punto la Cina accoglierà nuove miniere non cinesi, ma non permetterà a nessuna società indipendente di risalire la catena del valore verso materiali post ossido. Nota bene: i documenti pubblici del Governo cinese stimano che la produzione di terre rare in Cina sul mercato nero sia del 150% più grande delle sue cifre ufficiali di produzione. I cinesi spesso commentano le loro politiche interne riguardanti la produzione del mercato nero, ma questo è uno stratagemma. L’esistenza del produttore del mercato nero consente alla Cina di manipolare il prezzo su o giù come desidera.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore