martedì, Novembre 12

Terre rare: Difesa americana tra problemi e soluzioni Ecco cosa rischia la Difesa americana se la Cina dovesse ridurre le esportazioni di REEs, ne parliamo con Gareth Hatch, tra i massimi esperti di terre rare

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Le minacce da parte di Pechino di restringere le esportazioni di terre rare (REEs, Rare Earth Elements) verso gli Stati Uniti, sembrano aver smosso qualcosa dalle parti di Washington.

Nel bel mezzo della guerra commerciale tra i due Paesi, dopo gli ulteriori aumenti dei dazi alle importazioni scattati lo scorso 10 maggio negli USA e il primo giugno in Cina, questultima ha spostato lo scontro sui 17 elementi chimici, imprescindibili per la tecnologia moderna, nella cui produzione è leader incontrastata a livello globale.

Come riportato in esclusiva dall’agenzia stampa ‘Reuters’, il Dipartimento della Difesa (DoD) degli Stati Uniti ha presentato un rapporto al Congresso per cercare nuovi fondi federali che servano a sostenere la produzione interna di minerali di terre rare e ridurre così la dipendenza dalla Cina. Tra il 2014 ed il 2017, infatti, gli Stati Uniti hanno importato l80% dei suoi composti e metalli delle terre rare dalla Cina. E non potrebbe essere altrimenti dato che Pechino – secondo l’U.S. Geological Survey – possiede il 37% delle riserve mondiali di REEs e, tra il 2011 e il 2017, ha prodotto circa l84% delle terre rare presenti nel mondo.

«Il dipartimento continua a lavorare a stretto contatto con il Presidente, il Congresso e l’industria statunitense per migliorare la competitività degli Stati Uniti nel mercato dei minerali», ha riferito a ‘Reuters’ il tenente colonnello dell’aviazione Mike Andrews, portavoce del Pentagono.

Le terre rare, oltre ad essere utilizzate in prodotti di cui ci serviamo quotidianamente, come smartphone, luci a LED, pc e televisori, sono fondamentali in settori strategici come la difesa. Gli elementi delle terre rare, infatti, sono presenti allinterno di missili guidati,  bombe intelligenti, sistemi di puntamento laser, aerei da combattimento, droni, comunicazioni sicure, radar, sonar, occhiali per la visione notturna, dispositivi GPS. Le REEs, dunque, sono essenziali per il funzionamento delle apparecchiature militari.

Secondo un rapporto del Congressional Office Accountability Office, risalente al 2016, nel quale venivano riportate le stime del DoD, la domanda degli Stati Uniti di terre rare è pari a circa il 9% della domanda globale, mentre quella del Pentagono rappresenta circa l1%.

Un report del 2018, stilato direttamente dal Dipartimento della Difesa, evidenziava le terre rare come una criticità all’interno della base industriale statunitense.

Ma la costante richiesta di REEs da parte degli USA per le applicazioni militari, va di pari passo con il loro consumo. La campagna aerea contro l’ISIS in Iraq e Siria ha costretto gli Stati Uniti ad impiegare un ingente numero di bombe intelligenti. Durante l’Operazione Inherent Resolve contro il Califfato islamico, dall’agosto 2014 a metà del 2016, gli attacchi in Iraq sono stati più di 8.500 e circa 4000 in Siria. Solamente gli aerei da guerra e i droni americani hanno condotto 9.495 attacchi e più di 41.500 bombe sono state sganciate: numeri che fanno capire quanto il Pentagono utilizzi e abbia un immane bisogno di questi elementi.

Per comprendere meglio le mosse della Difesa americana circa le terre rare e rischi che correrebbe il settore della difesa in generale dalle eventuali restrizioni cinesi, abbiamo intervistato Gareth Hatch, uno dei maggiori esperti internazionali di terre rare, co-fondatore della Technology Metals Research (TMR) e della Innovation Metals Corp. (IMC), nonché Amministratore Delegato della Strategic Materials Advisors Ltd. (SMAL).

 

Ci può spiegare nei dettagli cosa sta rischiando oggi la Difesa americana non essendo autosufficiente in produzione nazionale di terre rare o, comunque, non avendo gli USA una significativa produzione di REEs?

Gli elementi delle terre rare possono essere considerati le ‘vitamine’ di una vasta gamma di materiali e componenti ad alta tecnologia, utilizzati in quantità relativamente piccole, ma essenziali, per la funzionalità dell’applicazione prevista. Molte piattaforme high-tech, comprese quelle usate dal Dipartimento della Difesa americano, utilizzano tali materiali e componenti. Tutto ciò che mette a repentaglio l’accesso tempestivo a questi componenti di materiali influisce sulla piena disponibilità e sulla capacità di operare con prestazioni ottimali. Probabilmente l’esempio più noto sarebbero i magneti permanenti REEs, che sono usati per produrre potenti campi magnetici per motori, sensori e altre applicazioni. Tali magneti si trovano in jet da combattimento, missili guidati, occhiali per la visione notturna e altre piattaforme. Anche se gli Stati Uniti avessero una catena di approvvigionamento delle terre rare pienamente funzionante, al momento non esiste un prodotto commerciale di tali calamite negli Stati Uniti: questa è un’ulteriore sfida per il Paese. Quindi, non si tratta solo dell’accesso alle REEs, ma anche delle varie fasi di elaborazione nella catena di approvvigionamento che portano ai componenti funzionali utilizzati nelle piattaforme di difesa.

Cosa stanno facendo gli USA oggi sul fronte della Difesa per far fronte al deficit e/o ad una eventuale crisi delle terre rare determinata da eventuali restrizioni cinesi?

Recentemente c’è stata molta attività in questo settore. Oltre ad accumulare piccole quantità di terre rare vitali, le agenzie e le unità all’interno del Dipartimento della Difesa stanno facendo passi avanti per incoraggiare lo sviluppo delle capacità di elaborazione necessarie per trasformare terre rare in componenti funzionali – quindi questo include la separazione e la purificazione delle REEs, la produzione di metalli e leghe e la produzione di forze magnetiche e componenti dei magneti, tutto negli Stati Uniti. Un certo numero di inviti a presentare proposte, ecc., sono stati emanati, sostenuti dagli sforzi compiuti dal Congresso per dare la priorità alle soluzioni al deficit della catena di approvvigionamento.

Le ha fatto parte di un progetto di ricerca dell’Esercito americano sulle terre rare, ci può spiegare che cosa è stato questo programma di ricerca e a cosa ha condotto?.

Ho guidato un progetto finanziato dall’US Army Research Laboratory, in cui diversi gruppi hanno esaminato metodi nuovi e migliori per la separazione e la purificazione delle REEs, nonché la produzione di leghe contenenti terre rare. Uno dei gruppi era la mia compagnia, Innovation Metals Corp., e il lavoro del progetto ha gettato i semi per un approccio più rapido nel processo di separazione delle terre rare che potrebbe, in teoria, ridurre significativamente il costo della costruzione delle strutture di separazione REEs e nella loro lavorazione – consentendo a tali strutture di competere testa a testa con i cinesi per quanto riguarda i costi.

Oltre questo, ci sono altri programmi di ricerca della Difesa americana in materia di terre rare?

Esistono numerosi programmi finanziati dal DoD in quest’area. Più recentemente tali programmi sono collegati agli obiettivi che ho citato sopra, sviluppando soluzioni pratiche alla sfida della catena di approvvigionamento. Dovrei, inoltre, far notare che anche il Dipartimento di Energia degli Stati Uniti sta finanziando il lavoro in questo settore, sia attraverso il Critical Materials Institute che altri progetti, che stanno cercando di estrarre gli elementi delle terre rare da fonti insolite come i giacimenti di carbone.

I rischi che sta correndo la Difesa americana, li sta correndo anche la NATO? E cosa la NATO sta facendo in fatto di REEs?

Faccio parte di un gruppo di ingegneri e scienziati che ha lavorato, negli ultimi anni, in un team all’interno della NATO Science and Technology Organization (STO) per sensibilizzare sulle questioni relative alle REEs e mettere in guardia sull’argomento le persone e i Paesi membri della NATO. Dato che l’approvvigionamento tende a essere gestito a livello di singolo Paese membro, l’accento è posto sul lavorare con persone appropriate. Questo processo di consapevolezza è attualmente in corso.

E il resto dei Governi occidentali, in termini di Difesa, cosa sta facendo?

Non c’è molta visibilità su questo fronte, rispetto alla difesa. Vi è, tuttavia, molta attività sullo sviluppo di capacità all’interno dell’Unione Europea per la produzione di REEs (certamente da potenziali siti minerari al di fuori dell’Europa) e prodotti contenenti terre rare. Gran parte di questo è finanziato dall’iniziativa di finanziamento Horizon 2020; alcuni Governi nazionali hanno programmi di finanziamento aggiuntivi. Vi è un deposito di REEs significativo in Svezia (Norra Kärr) ma, nonostante la sua attrattiva dal punto di vista della catena di approvvigionamento, vi è un’opposizione locale nel procedere oltre da parte dei gruppi ambientalisti.

I grandi giacimenti di REEs sono, escludendo la Cina, in Brasile, Russia, India, Australia, Groenlandia, i primi 3 Paesi (e quelli più ‘capaci’ in termini di detenzione delle Rare Earth) fanno parte, insieme alla Cina, del BRICS. Ritieni possibili che questi Paesi diventino fornitori USA in sostituzione della Cina o non c’è invece da pensare che, nella eventuale guerra delle terre rare, Brasile, Russia, India non facciano asse (asse militare strategico) con la Cina?

Non penso che funzioni davvero in questo modo: il mondo delle ‘junior mining’ è guidato da investitori e investimenti di tipo ‘alto rischio, alto potenziale di rendimento’. Per quanto riguarda la sicurezza delle forniture di REEs al di fuori degli Stati Uniti, saranno luoghi come l’Australia e il Canada ad essere di maggiore interesse. Lynas (un produttore australiano esistente) ha già annunciato l’intenzione di costruire la capacità di separazione delle REEs negli Stati Uniti, in collaborazione con Blue Line Corp, uno dei suoi clienti. Il maggior numero di depositi terre rare di livello mondiale si trova in Canada. Gli Stati Uniti e il Canada hanno una relazione molto stretta rispetto ad altri Paesi.

La Casa Bianca sta combattendo con la Cina una guerra per la leadership tecnologica, come è possibile che sul tavolo non vi siano le terre rare? se è vero come abbiamo visto che sono alla base di tutta la produzione industriale moderna sia civile che militare. Davvero credi che sul tema non si stia trattando?

Non è un segreto che gli Stati Uniti siano un’economia del tipo ‘lascia che sia il mercato a rifornire’: un intervento che va oltre i finanziamenti per la ricerca in fase iniziale e il lavoro di sviluppo sembra essere malvisto. Ma penso che stia lentamente cambiando, come alcune delle iniziative pubblicizzate dal DoD. Il Presidente degli Stati Uniti ha firmato degli Ordini Esecutivi che richiedono, ad esempio, venga sviluppata una ‘Lista dei Materiali Critici’, e l’attività che è stata generata da questa (in particolare dal Dipartimento della Difesa) è la più significativa che abbia visto in molti, molti anni.

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