giovedì, Aprile 2

Tensioni in Brasile per la nomina a ministro di Lula Disordini e proteste nella strade delle città brasiliane

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Al via quest’oggi il summit dei 28 a Bruxelles. In agenda la questione dei migranti e l’accordo con la Turchia. «Se tutto oggi va bene e la ragione prevale, sono piuttosto fiducioso sull’accordo con la Turchia» Così il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. Per risolvere la questione posta da Cipro, spiega Juncker «stiamo discutendo con i turchi, con i greci e con i ciprioti», i diretti interessati probabilmente sono gli unici che possono risolvere i loro problemi. La preoccupazione di tanti di alcuni dei presenti, tra cui il premier italiano Matteo Renzi, è che se si dovessero accontentare in toto le richieste della Turchia si creerebbe un precedente importante che dovrà garantire lo stesso trattamento con tutti i paesi coinvolti nell’emergenza, tra cui Macedonia, Serbia e così via.

Un’altra tratta dei migranti, quella libica potrebbe essere bloccata solo una volta raggiunto un accordo politico unico tra i 2 parlamenti. Il presidente del governo di unità nazionale designato, Fayez Sarraj dovrebbe «rispettare la legge» e «aspettare la fiducia del Parlamento e il giuramento prima di iniziare a lavorare» secondo Aguila Saleh, il presidente dell’Assemblea di Tobruk. Egli accusa infatti la comunità internazionale di aver «fatto sprofondare la Libia nel caos» e che l’esecutivo Sarraj «è imposto dall’esterno – motivo per cui – i libici non lo accetteranno mai». Il comunicato scrive duramente che Tripoli «non cederà i propri poteri» all’esecutivo di unità nazionale «svendendo la libertà ottenuta», prosegue il testo.

Nonostante gli errori commessi dall’Occidente dal colonialismo ad oggi in Medioriente, la comunità internazionale cerca ancora di salvarsi in corner in alcuni dei contesti maggiormente disintegrati e in cui a farne le spese sono tutt’ora i civili. L’Afghanistan, dove la guerra è iniziata il 7 ottobre del 2001, si trova oggi ad aver rinnovato di un altro anno la missione UNAMA dell’ONU che resterà in compagnia dei talebani fino al 2017. Metà del paese è infatti ancora controllato dagli “studenti del corano”, 15 anni di guerra non sono riusciti a cambiare la situazione, è anzi aumentata la percentuale di esportazione di oppio dal sud del paese, specialmente dalla provincia di Helmand. In un intervento davanti al Consiglio, il responsabile dell’UNAMA, Nicholas Haysom, ha sottolineato che «nel 2016, come è stato nel 2015, l’Afghanistan sarà sottoposto a una dura prova dovendo gestire le difficoltà della sua transizione, con sfide interconnesse di carattere politico, economico e di sicurezza dovute ad una intensificazione delle attività dell’insorgenza». Per le Nazioni Unite si tratta di una nuova grande ambiziosa sfida.

 

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