domenica, Dicembre 8

Tensione crescente tra Turchia e Paesi Bassi

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Lo scontro tra Turchia ed Olanda si inasprisce e la tensione continua a salire.
Dopo che l’11 marzo il Governo olandese ha impedito al Ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, di tenere a Rotterdam un comizio per il Sì al referendum costituzionale di aprile, il Governo turco ha inviato delle note di protesta. A questo, come da prassi, sono seguite le pesanti parole del Presidente Recep Tayyip Erdoğan che ha accusato gli olandesi di essere “residui di nazismo”.
L’episodio si inserisce nell’ambito della campagna elettorale per il prossimo referendum costituzionale turco che amplierà i poteri di Erdoğan. I sondaggi danno il Presidente in vantaggio, ma il margine è talmente stretto che i voti degli emigrati in Europa risultano fondamentali. Per questo il Governo di Ankara si è prodigato in comizi rivolti ai turchi residenti in vari Paesi europei. La cosa aveva già creato non pochi problemi con Germania ed Austria: ora è il turno dell’Olanda. Nella notte del 12, ad Amsterdam, alcuni manifestanti turchi si sono staccati dal corteo pacifico e hanno attaccato le forze dell’ordine accendendo una breve guerriglia urbana: ci sono stati sei arresti e la tensione tra i due Paesi è ulteriormente aumentata.
I Paesi Bassi hanno ricevuto la solidarietà della Germania, che già era entrata in contrasto con il Governo turco sulla questione dei comizi: da Monaco di Baviera, la Cancelliera Angela Merkel ha affermato che le accuse di nazismo rivolte agli olandesi sono inaccettabili.
La Turchia sa di avere degli strumenti di pressione nei confronti dei Paesi dell’Unione Europea: il Governo ha dichiarato che l’atteggiamento dei Paesi UE mette a rischio l’accordo sui migranti che, allo stato attuale, trattiene sulle coste turche migliaia di profughi dalla Siria e dall’Iraq.
Il Primo Ministro olandese Mark Rutte ha dichiarato che non possono esserci trattative sotto le minacce di Ankara. Dalle istituzioni comunitarie sono arrivate risposte di solidarietà, a partire dal Presidente Jean-Claude Junker alla Rappresentante per la Politica Comunitaria Federica Mogherini: è interesse dell’Unione che l’accordo sui migranti resti in piedi, ma le parole utilizzate dal Governo turco sono inaccettabili. Tutti si augurano, nelle istituzioni Europee, che si torni a discutere con toni più pacati.
Perfino il portavoce del Governo russo, Dmitrij Peskov, ha invitato i contendenti ad abandonare lo scontro diretto e ad adottare un atteggiamento più costruttivo. A questo si aggiunge l’appello del Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg il quale ha affermato: “Il dibattito robusto è il cuore delle nostre democrazie, e lo è anche il reciproco rispetto”.
Dall’Italia arrivano parole di speranza per il futuro: il Vice-Direttore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), Nathalie Tocci, sostiene che l’inasprimento dei toni da parte di Erdoğan è funzionale ad una strategia di brevissimo respiro e che tutto potrebbe cambiare dopo il referendum di aprile. Ne è una prova il rapido cambio di atteggiamento tra Turchia e Russia che c’è stato in brevissimo tempo: Erdoğan non ha problemi a cambiare radicalmente le sue posizioni da un momento all’altro a seconda della convenienza del caso. Secondo Tocci, inoltre, la presidenza di Erdoğan ha allontanato la Turchia dall’Unione Europea, ma non si più escludere, passata questa fase politica, che si torni a parlare di integrazione.
I Paesi Bassi, inoltre, sono alla vigilia di importanti elezioni e c’è il forte timore che giovedì 16 marzo il partito di estrema destra di Geert Wilders possa risultare il più votato. È improbabile che riesca a raggiungere la maggioranza assoluta o a formare una coalizione necessaria per governare, ma questa eventualità spaventa molto le istituzioni europee: l’attuale Primo Ministro Rutte ha invitato i suoi concittadini a fermare l’avanzata del populismo. Anche per questo, sta tenendo una posizione ferma nello scontro con la Turchia: spera, in questo modo, di privare Wilders di una sua potente arma, l’accusa di debolezza nei confronti del mondo islamico lanciata contro i partiti europeisti.
Non solo brutte notizie vengono dalla Turchia: nella provincia di Izmir, è stato arrestato un cittadino tedesco di origini giordane sospettato di essere un sostenitore di Daesh, nonché la mente degli attentati al mercatino di natale di Berlino del 19 dicembre scorso che costò la vita a dodici persone. L’arresto è stato effettuato il 24 dicembre, ma le autorità turche lo hanno reso noto solo ora.

Sul fronte della Brexit, dopo gli emendamenti approvati dalla Camera dei Lord al provvedimento sulla richiesta di separazione dalUnione, la parola passa alla Camera dei Comuni.
È probabile che gli emendamenti verranno annullati: in tal caso, si dovrà vedere se la Camera alta accetterà l’esito della votazione o se, al contrario, avvierà un lungo processo di trattative: in tal caso i tempi si allungherebbero. Gli emendamenti riguardano la possibilità, per il Parlamento, di esprimere il veto finale sul documento e le garanzie per i cittadini comunitari residenti nel Regno Unito. Non è certo, però, che una Camera non elettiva voglia scontrarsi con una espressa dal voto della popolazione.
Le difficoltà, per Londra, non finiscono qui.
Il Primo Ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha annunciato che la prossima settimana il suo partito, lo Scottish National Party (SNP), avvierà la procedura per richiedere un nuovo referendum sull’indipendenza dal Regno Unito tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Secondo la Sturgeon, i risultati del referendum sulla Brexit (62% degli scozzesi favorevoli a restare nell’Unione Europea) garantisce allo SNP il diritto di richiedere un nuovo referendum.
Il Primo Ministro inglese, Theresa May, ha accusato la Sturgeon di giocare con l’unità del Regno e ha affermato che una divisione, in questo momento, provocherebbe forte divisione e incertezza.
Per la Sturgeon, però, la vera causa del referendum è l’intransigenza del Governo di Londra nel battere la via della cosiddetta Hard Brexit ha rendere necessario un referendum che dia agli scozzesi il diritto di scegliere tra il Regno Unito, l’Unione Europea o l’indipendenza.
Nel campo laburista, il leader Jeremy Corbyn ha dichiarato che, seppur contrario alla secessione scozzese, il Labour Party non si opporrà allo svolgimento del referendum.

Situazione differente ma questione simile in Spagna, dove la Corte Superiore di Giustizia della Catalogna ha condannato l’ex-Governatore della Regione, Artur Mas (due anni di interdizione dai pubblici uffici), l’ex-Vicepresidente Joana Ortega (ventuno mesi di interdizione) e il Ministro Irene Rigau (diciotto mesi). Questo per aver sostenuto, nel 2014, il referendum per l’indipendenza della Catalogna nonostante la Corte Costituzionale Spagnola lo avesse proibito.

Un altro scontro interno all’Unione Europea è quello che si è venuto a creare con la Polonia dopo la riconferma di Donald Tusk a Presidente della Commissione.
L’attuale Governo di Varsavia, guidato dal movimento ultra-conservatore Prawo i Sprawiedliwość (PiS: Diritto e Giustizia), ha sempre osteggiato Tusk, Primo Ministro della Polonia dal 2007 al 2014, ed aveva espresso la candidatura di un altro esponente del Partito Popolare Europeo (PPE) alla Presidenza della Commissione. La riconferma di Tusk ha inasprito i rapporti ed ora è arrivata la convocazione: i giudici di Varsavia vogliono interrogare Tusk come testimone sull’ipotesi di un presunto complotto, avvenuto quando lui era Primo Ministro, nel quale dirigenti dei servizi segreti polacchi (SKW) avrebbero stretto accordi con i loro omologhi russi (FSB) per uccidere l’allora Presidente della Repubblica Lech Kaczyński (effettivamente morto in un incidente aereo nel 2010). la questione ha dei risvolti personali in quanto il leader del Pis è Jarosław Kaczyński, fratello gemello del defunto Presidente.
L’udienza è fissata per mercoledì 15 marzo ma, in ogni caso, un portavoce di Tusk ha fatto sapere che, a causa di precedenti impegni all’Assemblea Plenaria a Strasburgo, il Presidente non potrà testimoniare quel giorno e troverò un’altra data.

Guai giudiziari anche per il candidato conservatore francese François Fillon.
Il 15 marzo dovrà comparire davanti ai giudici nell’ambito dell’inchiesta su presunti impieghi fittizi affidati a suoi familiari e pagati con denaro pubblico. È probabile, a detta dello stesso Fillon, che in quell’occasione verrà accusato ufficialmente. Nonostante ciò, a causa della strumentalizzazione che, a suo avviso, viene fatta della vicenda, ha affermato di voler continuare la corsa all’Eliseo.
Nuovi problemi lo affliggono, però.
Prima di tutto c’è un nuovo scandalo riguardante abiti costosissimi (decine di migliaia di euro) che gli sarebbero stati regalati e che, secondo i suoi detrattori, sarebbero una forma di pagamento mascherato: Fillon ha dichiarato che l’attenzione che i giornalisti pongono su tutto ciò che lo riguarda e che fa parte della sua vita privata non ha nulla a che fare con la politica.
Poi c’è il caso di una vignetta riguardante il candidato ex-socialista, ora candidato del movimento indipendente En Marche!, Emmauel Macron. La vignetta, uscita su un giornale vicino al partito di Fillon, ritraeva Macron con i tratti tipici della propaganda antisemita. Il giornale ha ritirato rapidamente la vignetta e Fillon ha informato che verrà aperta un’inchiesta interna, ma i vertici di En Marche! hanno presentato un esposto.
Dall’altra parte dello schieramento politico, il candidato socialista Benoît Hamon, in forte crisi nei sondaggi (14% circa), tenta di frenare l’emorragia di voti del Partito Socialista. Per farlo tenta di rivedere in chiave più moderata il suo programma. Allo stato attuale, però, è molto improbabile che possa ambire a raggiungere il secondo turno. La candidata nazionalista Marine Le Pan è data in crescita ed ora è favorita anche al secondo turno.

In Francia c’è anche un altro processo che fa discutere.
Si è riaperto, a Parigi, il processo a Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos lo Sciacallo. Terrorista rosso legato alla causa palestinese è responsabile di numerosi attentati e molti morti. L’attuale processo riguarda un attentato avvenuto nel 1974 nel Quartiere Latino di Parigi: Carlos, che sta già scontando una condanna a due ergastoli, è accusato di aver lanciato una granata in un bar causando la morte di due persone e il ferimento di molte altre. Il suo avvocato ha definito il processo una perdita di tempo e denaro, ma i rappresentanti delle famiglie delle vittime hanno ribadito la loro pretesa di giustizia.

In Ungheria, intanto, János Áder è stato rieletto Presidente della Repubblica. Vicino al Primo Ministro Viktor Orbán, potra continuare a garantire il suo sostegno alle sue politiche xenofobe ed anti-europeiste.

In Romania, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la corruzione e contro il piano del Governo che vorrebbe proporre un’amnistia e depenalizzare l’abuso d’ufficio.

Negli Stati Uniti, il Presidente Donald Trump si appresta ad incontrare Angela Merkel (14 marzo) e il Segretaria del Partito Comunista Cinese Xi Jinping (6 e 7 aprile): nonostante le aspirazioni a stabilire rapporti più distesi e salde alleanze economiche, la tendenza al protezionismo di Trump resterà l’ostacolo da superare durante i colloqui.
Il Presidente non rinuncia però al suo solito stile aggressivo. Ha dichiarato che la riforma sanitaria del suo predecessore, la cosiddetta Obamacare, è sul punto di implodere e ha continuato a lanciare accuse sulla precedente amministrazione. Questa volta per bocca del suo portavoce Kellyanne Conway che ha parlato di fantomatiche telecamere nascoste nei forni a micro-onde per spiare l’allora candidato Trump.
Queste accuse non riscuotono molto successo nemmeno in campo repubblicano. Il Senatore John McCain ha detto che l’attuale Presidente dovrebbe fornire le prove delle sue accuse contro Barak Obama o ritrattare.

La battaglia contro il califfato continua sia sul fronte iracheno, dove le truppe governative hanno occupato altri due quartieri di Mosul completando l’accerchiamento dei miliziani, sia sul fronte siriano.
Un rallentamento della soluzione è però previsto ai colloqui di Astana a cui, questa volta, non parteciperanno i rappresentanti dell’opposizione siriana in quanto, sostengono, il Governo di Damasco non avrebbe rispettato gli accordi sul cessate il fuoco.

Il fronte islamista però non demorde: oggi si sono registrati due attentati in Somalia, a Mogadiscio e a Wadajir; il bilancio è di dieci morti e tredici feriti.
Un altro attentato, con una vittima si è avuto nella zona di Taimani, in Afghanistan.

Dall’Egitto arriva invece la notizia secondo cui, nei prossimi giorni, verrà rilasciato l’ex-dittatore Hosni Mubarak, attualmente detenuto in un ospedale militare.

In Corea del Sud, il Presidente Park Geun-Hye ha lasciato il palazzo presidenziale dopo che la Corte Suprema la aveva dichiarata decaduta in seguito ad uno scandalo. Nel discorso di commiato Park ha chiesto scusa ai cittadini coreani e si è augurata che in futuro la verità possa essere stabilita del tutto.
Adesso dovranno tenersi nuove elezione e il candidato favorito è il democratico Moon Jae-In.

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