martedì, Agosto 4

Temer nell’occhio del ciclone, e il Brasile rischia il downgrade

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A minacciare il traballante Governo tecnico di Michel Temer non solo gli scioperi, non sono solo i tumulti sociali e i sindacati, e non è solo l’economia che ancora non vede la rinascita della sofferente classe media. L’ultimo colpo al Governo è un ennesimo scandalo che rivelerebbe il coinvolgimento di Temer in una preoccupante storia di tangenti. A incastrare Temer sarebbe una registrazione audio che mostrerebbe il Presidente condonare una tangente pagata a un ex-legislatore in prigione. Lo scopo sarebbe stato quello di bloccare o dirottare le indagini del ‘Car Wash l’enorme scandalo che rivela una fitta rete di rapporti e corruzione tra la politica e il mondo degli affari brasiliano e tiene impegnata da tempo la giustizia del Paese.

«Le prove mostrano la possibilità di un caso di ostruzione di giustizia», ha affermato il Procuratore Generale Rodrigo Janot. La Corte Suprema che indaga sulla faccenda deciderà questa settimana se interrompere le indagini, vista la possibilità, avanzata da Temer, che il materiale sia contraffatto e montato con il solo scopo di compromettere l’Esecutivo.

Come riporta ‘Reuters’, Ricardo Molina, esperto dipendente da Temer e incaricato di valutare la bontà della registrazione, ha affermato di aver «trovato almeno 70 irregolarità nella registrazione da 38 minuti, come momenti in cui l’audio viene tagliato, o la voce di Temer è incomprensibile».

In ogni caso, il Presidente ha affermato di non volersi dimettere: «se mi facessi da parte ammetterei la mia colpa», ha detto Temer. Eppure a scricchiolare non è solo la reputazione del controverso Presidente – già contestato per le modalità in cui ha ottenuto il poterere, proprio ‘grazie’ a un altro scandalo che riguardava delle irregolarità nella legge di bilancio approvata dall’ex-Presidente Dilma Rousseffma l’intero Governo: potrebbe venir meno l’appoggio all’Esecutivo da parte del Partito Social Democratico del Brasile (PSDB), che «ha annullato il meeting di domenica per decidere se continuare a supportare il Presidente», e «intende aspettare fino a che la Corte Suprema deciderà se continuare le indagini».

È un duro colpo per un Governo che mai è stato veramente popolare in Brasile. Le circostanze in cui Temer ha ottenuto la carica, precedentemente nelle mani della Rousseff, avevano fatto parlare di ‘colpo di stato’ e di dittatura illegittima. Le accuse erano quelle di aver ottenuto il potere per imporre un’agenda economica pro-business ma sicuramente diversa da quella per cui la maggioranza dei brasiliani aveva votato nel 2010: ad alimentare questa retorica erano state le incaute affermazioni dello stesso Temer, che aveva ammesso di aver «rilasciato un documento chiamato ‘Un ponte per il Futuro’ perchè sapevamo che sarebbe stato impossibile per il governo [della Rousseff]continuare su quel corso. Suggerimmo che il Governo adottasse le politiche presentate in quel documento. Ma, non avendo funzionato, il piano non è stato adottato ed è iniziato il processo culminato con me piazzato alla Presidenza della Repubblica».

Altre voci, supportate peraltro da documenti e che ora aquistano più credibilità con la registrazione che incrimina Temer, suggerivano che il ‘complotto’ contro Dilma Rousseff facesse appunto parte di una messinscena atta a distogliere l’attenzione o addirittura bloccare l’azione di giudici e media concentrati sugli sviluppi del ‘Car Wash’– di dimensioni ben maggiori della questione che ha portato all’impeachment di Dilma: più di 200 persone accusate, e ‘bustarelle’ per due miliardi di dollari – che coinvolgeva il Ministro Romero Juca e l’imprenditore Sergio Machado. Nelle parole dello stesso Juca, l’accusa alla Rousseff doveva «finire la pressione che i media e altri settori esercitavano per continuare le indagini». Juca non ha mai rinnegato le sue parole, difendendosi però affermando che le frasi incriminate sarebbero state considerate ignorando il loro contesto, quello della crisi economica da cui il Paese doveva uscire.

Ad ogni modo, i consensi per Temer non sono mai stati brillanti: addirittura L’avvocato Mariel Marley Marra si era immediatamente rivolto alla Corte Suprema chiedendo che anche Temer fosse sottoposto al processo di impeachement, avendo firmato gli stessi decreti della Rousseff: «Questo è un reato. Il vice presidente, nell’esercizio delle funzioni di presidente, è responsabile degli atti che firma», ha dichiarato Mariel. A giugno, inoltre, stando a  un sondaggio pubblicato da ‘telesurtv’ – generalmente lontana da pozioni ‘mercatiste’ – la popolarità di Temer era estremamente bassa: “tre quarti dei brasiliani [il sondaggio parla del 70% del campione intervistato]rifiutano la Presidenza – decretata dal Senato – di Michel Temer, mentre la disapprovazione per Dilma Rousseff sarebbe ora a livelli inferiori di quelli del periodo precedente all’impeachment”.

Nelle ultime settimane il clima politico per Temer è peggiorato ulteriormente, e quest’ultimo scandalo potrebbe essere la proverbiale ‘goccia’ che fa traboccare il vaso: Marcos Casarin, capo del ‘Latin America macro researchha affermato per ‘CNBC‘ che «c’è il 100% di possibilità che Temer lascerà l’ufficio prima della fine del suo mandato». L’incertezza politica non aiuta l’economia del Paese, che già ha raggiunto risultati piuttosto ambigui: l’agenzia di rating Standard&Poors ha avvertito ieri il Governo brasiliano che, se non dovesse procedere abbastanza celermente con le riforme, il Paese rischierebbe un downgrade nei prossimi tre mesi, rischiando di vanificare i modesti e costosi risultati ottenuti dall’Esecutivo di Temer in questo tempo.

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