giovedì, Ottobre 22

Teatro, un luogo di pensiero field_506ffb1d3dbe2

0

PaolaDonati-ok

 

La Fondazione Teatro Due di Parma  si distingue nel contesto del panorama nazionale ed internazionale  per l’attività di prosa, musica, teatro e danza.  Attraverso  produzioni e co-produzioni italiane ed europee che fanno riferimento al cosiddetto Festival Internazionale essa promuove la ricerca e la sperimentazione. L’impegno è volto a valorizzare il teatro classico e con esso l’eredita artistica del passato e a creare opere che siano interdisciplinari in un’accezione moderna.
L’originale esperienza del percorso storico ed artistico di questa Fondazione cittadina votata al pubblico interesse e l’impegno di un’istituzione culturale al servizio del cittadino sono al centro del nostro colloquio con il Direttore  Paola Donati.

 

Teatro Due e l’esperienza del passato. Quali sono gli elementi distintivi della vostra realtà culturale ?
Teatro Due è espressione d’un progetto lungo quarant’anni. Esso è stato concepito dal niente. O meglio da una forte necessità artistica. Un gruppo di attori, riuniti sotto un comune intendimento e organizzati nell’ambito d’una cooperativa, ha deciso di insediarsi nella propria città e in tal maniera di darsi una casa. Dietro questo momento precedente di fondazione vi erano grandi idee ed un forte legame artistico con le realtà europee ed internazionali. Le autorità comunali hanno sostenuto fortemente questi obiettivi iniziali ed hanno consentito alla neonata realtà di crescere. Ad oggi l’attività si compie negli spazi d’uno storico complesso cittadino ed è volta alla creazione artistica su più livelli. L’ensemble stabile e permanente -composto da  12 attori, lavora 7/8 mesi l’anno in continuum ed insieme ad altri professionisti della scena internazionale. L’impianto di lavoro è così ordinato. Esso prevede ogni anno un repertorio con nuove produzioni e la ripresa nel tempo di alcuni spettacoli. Un esempio a proposito è costituito dall’Istruttoria di Peter Weiss, un’opera di oltre 30 anni fa riproposta ogni anno con lo stesso gruppo di attori. Veniamo agli elementi distintivi del Teatro Due. Ebbene ad oggi esso è l’unico stabile in Italia che ospita in permanenza oltre allo storico ensemble di attori,  l’Orchestra Europa Galante, diretta da Fabio Biondi ed il corpo di Balletto Civile diretto da Michela Lucenti. Secondo elemento distintivo è costituito dal fatto che il Teatro pone  in assoluta centralità la produzione ed il repertorio di riferimento. La cosa potrebbe sembrare ovvia. Eppure non sempre tale vocazione è esplicita o essenziale. A mio avviso questa centralità della creazione artistica e della produzione  è in prima istanza imprescindibile.

Quali sono i luoghi della creazione? Considerazioni sul vostro operato artistico.
Al Teatro Due abbiamo quattro grandi spazi a disposizione. Ciascuno di essi ha una propria configurazione architettonica, ed è per questo unico rispetto agli altri. La varietà degli spazi consente di poter rappresentare in diversi modi una medesima produzione. Di giocare con i luoghi.  II nostro teatro si configura come un grande  spazio aperto, un’agorà  in cui il dialogo è fortemente sollecitato. Rispetto al nostro operato, noi  ci impegniamo a produrre anche a livello quantitativo. Consci del fatto che  la qualità possa essere sinonimo di qualità e che sia essenziale diversificare il più possibile l’offerta. Nella scorsa stagione 2011/2012 abbiamo prodotto ad esempio 16 allestimenti ( con 9 nuovi titoli e 7 riprese) ed abbiamo potuto conteggiare un totale di 285 ‘ alzate di sipario’ per 70.000 presenze circa. Per il resto è essenziale  beneficiare di una certa dose di follia. Occorre, mi sembra opportuno dirlo,  essere un po’ scriteriati. Se si fa una buona selezione e c’è confronto, vi è conseguentemente maggior lavoro. La non sufficiente produzione di molti teatri stabili italiani si contrappone ad una più viva e ricca produzione, la stessa che noi tendiamo a privilegiare. Come si cresce a livello professionale con due titoli a cadenza annua ? Ecco cosa mi chiedo. Come può il teatro essere invero un luogo di formazione e scambio culturale se gli spettacoli sono sempre meno e la loro qualità è dubbia ? Come si può altresì ignorare e non personalizzare un vivo rapporto con lo spettatore ? A livello pratico tutto si svolge con estrema cura, in una dimensione d’équipe. Dalla Direzione alla maschera vi è un’idea condivisa. Non vi sono esecutori puri. Ma tra noi intercorrono dialettiche fortissime. Ogni cosa è patrimonio di tutti. Altrimenti ciascuno fa il suo e basta. Così si finisce per delegare ad altri il proprio ambito d’intervento …

Quali sono le funzioni del teatro Due, quali le responsabilità del Teatro oggi ?
In un momento storico di spaesamento, ove brutti segnali giungono da ogni dove e si rivolgono alle istituzioni, lo spazio teatrale recupera un’importante dimensione cittadina e comunitaria. Esso diviene un luogo necessario in cui esercitare un pensiero. A Teatro, così come in altre istituzioni culturali ed agenzie educative dell’uomo. Con una differenza. L’irripetibilità del momento e dell’esecuzione teatrale. A mio avviso il teatro si incarica -oggi-  di creare ciò che manca alla società civile. Esso privilegia esperienze di ‘gioco alto’  e sollecita la riflessione nella comunità cittadina. Il Teatro è luogo di resistenza attiva.  Esso ha una funzione insostituibile. Se la barbarie esiste ed è in atto, esso è il luogo che continuamente ricerca e sperimenta. Che dovrebbe inventarsi continuamente … Il teatro  suggerisce, spettacolo dopo spettacolo le domande da porsi e invita sia il pubblico che le generazioni d’artisti alla riflessione. Per quanto concerne il nostro Teatro Due possiamo dire di avere un’ottima affluenza di giovani. E questo è un dato estremamente positivo. A teatro le generazioni possono integrarsi e godere di un momento condiviso di formazione democratica.

In che modo si esplica il vostro intervento teatrale?
Il Teatro Due è casa degli artisti e tramite con la comunità ed i singoli spettatori. L’evento a teatro non deve essere inteso come straordinario. Nel senso che esso è ordinario e non per forza raro. Come è bello ed opportuno intendere il fatto di partecipare ad uno spettacolo in un’accezione comune e normale per un cittadino che è parte attiva della creazione teatrale …

In che modo è possibile realizzare questo? 
Ricordando che il rapporto artistico teatrale si fa in due. Si compie tra spettatore ed interprete della produzione drammaturgica. E’ in tal senso essenziale porre lo spettatore in una posizione privilegiata e centrale e così formarlo in maniera opportuna. Tale formazione si compie a diversi livelli. Nella nostra realtà ci impegniamo con il lavoro con le classi e le università, promuovendo collaterali iniziative di scambio e dialogo. Affrontiamo così le istanze e le urgenze del presente, i temi della contemporaneità. Proviamo a inquadrare la complessa realtà in cui viviamo oggi. Nel concreto e nella nostra casa per artisti  proponiamo un totale di 250 giornate circa ponendo in essere conferenze, mostre d’arte, approfondimenti … Anche così scopriamo di essere necessari in città.

 Cos’altro è prioritario secondo il vostro sentire?
Una funzione eccellente del teatro è quella di mantenere i codici del passato e così promuovere quelli della contemporaneità. Di creare – attraverso l’arte – una struttura che possa essere di riferimento per tutti. A questa condizione può avere senso la sperimentazione. E’ basilare interrogarsi. Ed il teatro identifica i perché della propria epoca, avendo in sé le proprie ragioni. Così è inevitabile a livello artistico chiedersi: “ Cosa mi arriva di quello che vedo? Cosa io percepisco in quello che faccio?”. E questo lo si fa del presente, per rinvenire le ragioni essenziali d’un momento storico, ma lo si fa anche con il passato. Si interrogano i classici e si restituisce qualcosa di questo patrimonio in una forma giocosa ed attuale. In fondo è essenziale farlo, perché i classici sono tali in quanto continuano a parlarci e far riflettere dopo molti anni, anche 2500 …

Nella vostra esperienza non vi è distinzione netta tra le arti.
Le arti non sono mai distinte, tanto meno secondo una classificazione piramidale. E’ bene che esse  possano esprimersi liberamente alimentando, ciascuna con il proprio linguaggio, la sostanza della creazione. La prosa, la musica e la danza devono poter convivere nello stesso luogo. Occorre – e questo si realizza nel contesto d’un teatro aperto – tenere insieme e in dialogo gli artisti, e promuovere così la ricerca, e la creazione, la stessa che avviene per desiderio, affinità e prossimità. La stessa che si nutre di linguaggi tra loro in apparenza lontani e distinguibili.  

Considerazioni in merito alla natura politica del Teatro.
Il Teatro, secondo la significativa definizione di Bernard Dort è per sua natura politico. E se politico è il teatro non politici sono i suoi spettacoli …

Torniamo alla situazione italiana di oggi.
La nostra civiltà occidentale e italiana deve aver considerato certe alcune idee e possibilità. E’ come se avessimo creduto che tali prerogative e acquisite nel corso degli anni potessero essere immutabili, pressoché eterne. E dinanzi a questa sicurezza ecco che tutto è precario. In Italia abbiamo degli obiettivi problemi in relazione al riconoscimento della cultura e dei protagonisti della stessa. Senza contare l’ingerenza politica in questo ambito. La burocrazia stessa interviene sin nei minimi dettagli dell’inquadramento Siae … Ci si muove in rigide e spesso limitanti costrizioni.  Ritengo di poter dire che la politica e la burocrazia sottraggono molto alle possibilità dell’espressione artistica. E se vi è un finanziamento pubblico questo stesso pare costringere gli artisti ad una vera e propria questua e può condurre persino ad una corruzione intellettuale più o meno difficile da decodificare. In Italia vi è inoltre un sensibile ripiegamento su sé stessi. Le esperienze creative si limitano a vivere in ambito locale senza che si possano arricchire di opportuni scambi, nell’epoca dell’interconnessione pressoché totale. I contenuti delle esperienze appaiono come relegati nei confini geografici. E questa è ahimè una specificità italiana.

 Quali possibilità di intervento in difesa d’una libera cultura?
Occorre entrare nelle istituzioni. Nel profondo della gestione impiegatizia e locale. Lì dove vi sono capi del personale non illuminati. E’ lì che occorre riformare le istituzioni ed apporre le necessarie leggi. Ristabilire la funzione è cosa urgente ai tempi nostri. E all’artista è chiesto di prendere a carico le proprie responsabilità, lavorando con coerenza e nel rispetto dei patti prestabiliti. Ma con più libertà.  Maggiore è l’interlocuzione tra istituzioni culturali e più grandi saranno i benefici. Credo si debba leggere chiaramente il bilancio sociale. E capire che i soldi investiti nel contesto d’una vita civile tornano indietro. Ciascuno ha così modo di attingere al bene prezioso della cultura con facilità d’accesso.

L’augurio è dunque quello di un’indipendenza dalla politica ?
Occorre che vi sia rispetto per la società degli artisti. In tal senso non è opportuno che un Ministro della Cultura possa orientare le decisioni dei Consigli d’Amministrazione delle realtà culturali. La totale indipendenza degli artisti dovrebbe essere preservata. Similmente la direzione artistica dovrebbe essere fatta secondo i precetti di libertà sanciti dalle direttive europee. Vi è ad oggi un malinteso nel rapporto tra Arte e Politica.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore